Burri e la poesia. Ad Alba dialogo tra l’artista e i poeti suoi contemporanei

A cura di Bruno Corà, la mostra alla Fondazione Ferrero di Alba racconta un aspetto poco battuto dell’attività artistica di Burri, ovvero il rapporto tra la sua poetica e la poesia a lui contemporanea. Tra tutti, quella di Giuseppe Ungaretti

Ritratto Alberto Burri, foto di Aurelio Amendola
Ritratto Alberto Burri, foto di Aurelio Amendola

“Amo Burri perché non è solo il pittore maggiore d’oggi ma è anche la principale causa d’invidia per me: è d’oggi il primo poeta”. Con queste parole il poeta e scrittore Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 1888 – Milano, 1970) descriveva l’arte e la ricerca di Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995), tra i maggiori interpreti dell’Informale italiano e autore dell’opera di Land Art più grande al mondo, il Cretto di Gibellina, l’estesa colata di cemento bianco con cui l’artista nel 1981 ha ricoperto le macerie della cittadina siciliana colpita nel 1968 dal terremoto, una sorta di grande sudario dal fortissimo impatto emotivo. Una poetica, quella di Burri, che non è soltanto ricerca formale e cifra stilistica, ma ha uno strettissimo rapporto con la poesia a lui contemporanea. Questo singolare rapporto è al cuore di Burri. La poesia della materia, mostra a cura di Bruno Corà che inaugurerà il 9 ottobre 2021 ad Alba, negli spazi della Fondazione Ferrero che promuove, insieme alla Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri il progetto. Oltre a questa esposizione, il 9 ottobre sarà inaugurata, presso il Palazzo Banca d’Alba, la mostra Burri. Il Cretto di Gibellina, a cura di Bruno Corà, Tiziano Sarteanesi e Stefano Valeri, completando così l’indagine e la riflessione attorno alla figura dell’artista.

Grande Cretto di Gibellina, 1985-2015
Grande Cretto di Gibellina, 1985-2015

ALBERTO BURRI E LA POESIA. LA MOSTRA AD ALBA

Sono 45 le opere proposte in mostra, per un percorso che attraversa l’intera carriera dell’artista, dai primi Catrami (1948) fino alle ultime opere Oro e nero (1993), realizzate due anni prima della scomparsa dell’artista, passando per i cicli delle “muffe”, dei “sacchi”, delle “combustioni”, dei “legni”, dei “ferri”, delle “plastiche”, dei “cretti” e dei “cellotex”: una ricerca, quella dell’artista, votata alla sperimentazione e alla fusione di  materie naturali e artificiali, e all’osservazione dei fenomeni di degradazione e combustione. La poetica di Burri quindi come si lega alla temperie letteraria a lui coeva e in che modo l’artista, come diceva Ungaretti, era il pittore maggiore dei suoi tempi? “Burri è stato un artista consapevole della forza dirompente del suo pronunciamento estetico, etico e poetico”, risponde ad Artribune Bruno Corà. “La sua pittura è un atto esplicito: mosso da una radicalità senza pari, fatta salva l’azione di Fontana con cui ebbe momenti dialettici, era del tutto determinato nel voler portare un mutamento nella concezione dell’arte in Occidente. La sua è una lingua pittorica nuova che solo un poeta era in grado di immaginare ed esercitare. Basta peraltro considerare le sue frequentazioni e le sue letture: se in gioventù si era nutrito dei versi dei lirici greci e dei poeti latini e italiani – da Saffo a Orazio a Leopardi –, più avanti con gli anni ha espresso attenzione per il D’Annunzio delle epifanie di cui, egli come Joyce, fu dichiaratamente ammiratore”.

IL RAPPORTO TRA BURRI E LA POESIA SPIEGATO DA BRUNO CORÀ 

Del resto Burri fu un grande appassionato di poesia e amico di poeti, come sottolinea Corà: “nella sua biblioteca e nelle conversazioni avute con Burri, posso testimoniare personalmente, ricorrevano i nomi degli ermetici tra cui il grande Ungaretti che pure frequentò. Burri amò inoltre la poesia di Pound e ammirò la scrittura oracolare di Emilio Villa con cui la sua opera più volte si accompagnò in avventure editoriali tanto originali quanto insuperate. Non vorrei fare torto a qualcuno dimenticandolo, ma egli accolse con interesse la poesia di De Libero, di Sinisgalli, di Brandi, De Mandiargues, Mendes, Read, Zeichen e altri”. Come si traduce quindi, nel fare artistico, la poesia di Burri? “Fare di materia pittura e spazio è stato fare poesia muta senza parole, ma con forme e colori. La poesia non è un primato esclusivo delle parole”, conclude Corà.Burri è stato e resta il poeta della materia. La mostra di Burri ordinata ad Alba presso la Fondazione Ferrero è strutturalmente poetica, dal primo dipinto all’ultimo”.

– Desirée Maida

Alba // dal 9 ottobre al 30 gennaio 2022
Burri. La poesia della materia
a cura di Bruno Corà
Fondazione Ferrero
Strada di mezzo, 44

Burri. Il Cretto di Gibellina
a cura di Bruno Corà, Tiziano Sarteanesi e Stefano Valeri
Palazzo Banca d’Alba
Via Cavour 4

www.fondazioneferrero.it
www.fondazioneburri.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.