Ha da poco aperto i battenti la più ampia retrospettiva dedicata a Laura Grisi, scomparsa nel 2017. Dalle fotografie inedite alle installazioni ambientali, il Muzeum Susch si concentra su un’artista unica, con la curatela di Marco Scotini.

Lavorare sulla riscoperta delle artiste donne dimenticate è una delle mission del Muzeum Susch, in Svizzera. Così dopo Evelyne Axell, Carolee Schneemann ed Emma Kunz, compare, per la prima volta, il nome di una donna artista italiana: Laura Grisi.
Già presente nella prima mostra temporanea A Woman Looking at Men Looking at Women, il lavoro di Grisi viene qui analizzato accuratamente, in omaggio al processo stesso dell’artista. Difatti la sua produzione, vasta e modulare, è caratterizzata da una ricerca puntuale, volta alla riscoperta della natura impercettibile.

LAURA GRISI E LA FOTOGRAFIA

Nata a Rodi, in Grecia, nel 1939 da genitori italiani, Laura Grisi frequenta attivamente gli ambienti romani, newyorchesi e parigini. La relazione con il popolare filmmaker di documentari Folco Quilici, che sposerà nel 1957, sarà motivo di continui viaggi. Un anno intero trascorso in Argentina, per seguire il lavoro del marito, a cui fanno eco i lunghi periodi passati in Africa e in Polinesia; la vita di Grisi è costellata di incontri stimolanti e decisivi per la propria pratica artistica.
Le numerose esperienze fuori porta le permettono infatti non solo di rapportarsi con culture non occidentali, ma anche di sperimentare la fotografia e soprattutto mettere in crisi il suo utilizzo. L’artista, che gira con una Rolleiflex e una Hasselblad, diviene lentamente consapevole di come la macchina fotografica sia un mezzo di cattura. Decide quindi di superare l’attitudine coloniale, abbandonando il mezzo fotografico a favore della pittura. Nascono così, nel 1964, le prime tele, in cui i segni testimoniano dell’artificialità del medium.
Decostruire la lente attraverso i caratteri sulla tela è probabilmente metafora del suo rapporto conflittuale verso l’attività del marito, da cui si separerà negli anni successivi. Eppure la fotografia e i viaggi resteranno comunque un punto fermo nella sua variegata produzione.

Laura Grisi, Untitled, 1966. Courtesy the Estate & P420, Bologna. Photo Carlo Favero
Laura Grisi, Untitled, 1966. Courtesy the Estate & P420, Bologna. Photo Carlo Favero

DALLA PITTURA AL NEON

Una sorta di climax caratterizza la pratica di Grisi. Dalla pittura si dedica poi alla realizzazione di pannelli scorrevoli, combinati e combinanti. Nuovamente la critica alla fotografia, all’immagine statica, unica e possibile, è chiave di comprensione. Lo spettro di possibilità di combinazione è limitato, ma non limitante. Laura Grisi permette ad altri di trasformare la visione del paesaggio nei Geometric Landscape (1966): attraverso il movimento dei pannelli, l’artista scompone per giungere a nuovi immaginari.
Subito dopo l’aggiunta del neon. Tra le iniziatrici della sperimentazione di questo materiale vergine, se ne serve per creare nuove atmosfere. Il movimento spaziale viene esaltato dalla profondità virtuale data dalla luce. Le molteplici stratificazioni fungono da lenti che mantengono e tolgono la messa a fuoco. Una rappresentazione non-realistica sviluppata grazie all’ausilio di materiali freddi, visibile in Subway (1967).

DAI SEGNI ALLE FORZE NATURALI

L’indagine verso quell’ordine impercettibile continua. Nel 1968, invitata al Teatro delle mostre, propone una stanza completamente buia. Solo un ventilatore con 40 nodi di velocità investe lo spettatore. Ecco la riproduzione del vento. Un anno dopo, nel 1969, alla Galleria Marlborough di Roma, gli Antinebbia: colonne totemiche polimateriche, che grazie all’uso di un neon freddo permettono la riproduzione della nebbia artificiale, vero oggetto dell’installazione. Lo stesso anno, a Caorle, Volume d’aria, una stanza a volume cubico totalmente bianca. Nessuna assenza, bensì un pulviscolo biancastro permea l’ambiente, creando una polvere lattiginosa, che descrive il peso dell’aria.
L’aria diventa così elemento della femminilizzazione dello spazio. Difatti, sebbene l’artista italiana non abbia mai aderito attivamente al movimento femminista, condivide la necessità di rappresentare quel vuoto, che è tutto. Come nell’Oblio dell’aria di Luce Irigaray, anche la dimenticata artista italiana individua nell’aria un elemento di conoscenza.

Laura Grisi. The Measuring of Time. Exhibition view at Muzeum Sussch, Susch 2021. Courtesy Claudio von Planta & Muzeum Susch Art Stations Foundation CH
Laura Grisi. The Measuring of Time. Exhibition view at Muzeum Sussch, Susch 2021. Courtesy Claudio von Planta & Muzeum Susch Art Stations Foundation CH

LA MOSTRA DI GRISI IN SVIZZERA

Come l’aria che abita ogni spazio, Laura Grisi vivifica ogni elemento. Impossibile non cedere alla bellezza delle sue infinite azioni, volte alla riscoperta dell’impercettibile. La fedele attenzione verso la natura rende il Muzeum Susch complice ideale di questa ampia retrospettiva. A curarla, Marco Scotini, che ammette: “Recuperare Laura significa recuperare un grande personaggio”.
The Measuring of Time, questo il titolo della mostra, è ripreso dall’omonimo film (1969), proiettato al secondo piano del museo. Seduta nella spiaggia di Ostia, l’artista esamina, granello per granello, la sabbia che la circonda. Un’impresa impossibile, che affronta la temporalità limitata, come a indicare che non basterebbe una vita intera per comprendere l’incommensurabile.
L’attenzione verso il micro-cosmo è solo uno dei capitoli della mostra, che assume le sembianze di un viaggio nelle prime due decadi dell’attività artistica della Grisi. Così le venti fotografie, inedite, esposte qui per la prima volta, sono punto di snodo della rassegna. Il display riprende, non a caso, il progetto epico e sacrale di The family of man. L’intera mostra ruota attorno alla ricerca e al riconoscimento del mistero che questa grande donna porta con sé. Il rifiuto del medium si traduce poi in un’approssimazione asintotica. Ecco che allora assistiamo alla scrittura verbale, a cui è dedicata un’intera sala; la scrittura matematica, presente in Drawing for Pebbles (1973); i principi naturali; le possibilità di selezione, combinazione e permutazione.
In una densa nebbia colorata dalla luce fredda dei neon, appaiono, dopo molto tempo, gli Antinebbia (1968). Ecco l’omaggio a uno degli elementi naturali, studiati attentamente dall’artista, a cui fa eco il vento e l’acqua. Possibile quindi una rilettura di Laura Grisi in rapporto alle questioni ambientali. Eppure non basterebbe.
Come Whirpool (1969), video-proiettato a terra all’entrata del percorso, la mostra è un vortice: entrarci ci avvicina sempre di più al centro, impossibile comunque da raggiungere. “Laura Grisi è un soggetto nomade, apolide al femminile”, dichiara il curatore. Un soggetto sempre in fuga, che elude i limiti della comprensione umana. Ecco che allora le molteplici letture a cui la mostra si affida ‒ non solo rispetto alla critica dell’ideologia modernista, ma anche in rapporto alle tematiche femministe, le questioni di genere e di interculturalità – sono forse un modo per inserire Laura Grisi in una storia da cui è sempre stata esclusa.

Vittoria Mascellaro

Susch // fino a dicembre 2021
Laura Grisi. The Measuring of Time
MUZEUM SUSCH
Surpunt 78
https://muzeumsusch.ch/en

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AutoreLaura Grisi
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