Vaste Programme. Il trio artistico emergente trionfa al Concorso della Giovane Fotografia Italiana

A Reggio Emilia, nell’ambito del festival Fotografia Europea, si sono sfidati sette progetti di artisti e fotografi promettenti – tutti da tenere d’occhio

Giovane Fotografia Italiana: vincono i Vaste Programme
Giovane Fotografia Italiana: vincono i Vaste Programme

Grandi nomi, a Reggio Emilia, ma anche spazio agli emergenti con il Concorso della Giovane Fotografia Italiana. La competizione, giunta alla sua ottava edizione, ha portato 7 giovani donne e uomini under 35 a condividere all’interno dei chiostri di San Domenico il proprio sguardo sulla modernità, i suoi stimoli e la propria visione su di essa, sulle tracce del tema RECONSTRUCTION. C’è l’opera di Elena Zottola, che con The creation of the world is an ordinary day connette la cosmogonia estone con le esperienze delle persone che decidono di prendere parte alla sua rappresentazione artistica, seguita da quella, autobiografica e semiletteraria, di Martina Zanin con I made them run away, che esplora il difficile rapporto con la madre e i suoi molti, forse troppi compagni, la cui fuga è stata imputata alla figlia e artista, e da Liquido di Domenico Camarda, che analizza senza giudizio una visione dell’identità fluida moderna a partire dai propri affetti.

IL TEMA E GLI ARTISTI

E ancora, si spazia dall’opera di Alisa Martynova, che con la sua Nowhere Near si accosta alle esperienze di uomini e donne migranti che recuperano il proprio senso del sé tramite sogni e aspirazioni, a quella di Francesca Pili, che con il suo progetto nato su Instagram #Abruxaus denuncia la svalutazione di una regione, quella sarda, e del fatto che per spingere sul turismo vengano ignorati i frequenti roghi dolosi, passando, passando per Three thousand tigers di Irene Fenara, che ha realizzato degli arazzi a partire dalle fotografie delle tigri esistenti, montate insieme da un algoritmo – talmente poche da non essere intellegibili come animale, per concludere con il collettivo Vaste Programme, che ripercorre attraverso dei pinpoint su Google Maps un ipotetico itinerario siberiano in The long way home of Ivan Putnik, truck driver. È stato proprio questo il progetto vincitore: la decisione, annunciata la giuria composta dai curatori italiani Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, da Diane Dufour, direttrice di Le Bal, Parigi, e co-direttrice di Fotografia Europea , da Arianna Rinaldo, photo editor e direttrice artistica di Cortona On The Move, e da Carlo Sala, curatore della Fondazione Francesco Fabbri, vi ha riconosciuto infatti “un lavoro tra realtà e finzione, dove il display coinvolge lo spettatore in un viaggio ludico ma anche sociale e geopolitico che invitano il fruitore in un viaggio di scoperta continua”. L’opera, hanno concluso, permette di attribuire un senso a quella metafora che è la nostra esistenza quotidiana, caotica e spesso di difficile comprensione.

Giovane Fotografia Italiana: vincono i Vaste Programme
Giovane Fotografia Italiana: vincono i Vaste Programme

LA PAROLA AI VINCITORI: VASTE PROGRAMME

Ma chi sono i Vaste Programme? Si tratta di un trio artistico composto da Giulia Vigna (classe ’92), Leonardo Magrelli (’89) e Alessandro Tini (’88), nati nel 2017. “Questo lavoro è nato per caso”, racconta Alessandro ad Artribune, “stavamo curiosando su internet e ci siamo accorti che non c’era Google Street View ma solo foto degli utenti a 360 gradi: meravigliati dall’eterogeneità visiva abbiamo cominciato a collezionare migliaia di screenshot tratti da queste foto sferiche, abbiamo fatto l’editing ed è nato un libro”. In display c’è infatti un volumetto, omonimo dell’opera e sua principale rappresentazione, che, come un libro di cartoline, ripercorre le tappe di questo viaggio immaginario. Sì, perché non esiste alcun Ivan Putnik, una scelta narrativa che contribuisce anche a creare cautela nei confronti delle immagini, spinge a non fidarsi ciecamente della prima didascalia: “Abbiamo scelto di inventare un personaggio fittizio, che attraversa il territorio siberiano in un ipotetico ritorno a casa. La narrazione è un collante che unisce le foto sollevando questioni artistiche e semantiche ma anche geopolitiche e ambientali”. Da queste fotografie appaiono infatti grandi complessi industriali, miniere e fabbriche che alterano il paesaggio in modo indelebile. È Leonardo, poi, a spiegarci perché tutto è iniziato in Siberia: “Per il lavoro di un altro artista, Darren Almond, che voleva raccontare l’inquinamento della città siberiana di Dudinka: noi siamo andati a vedere dove stava Dudinka, scoprendo queste fotografie raccolte e dagli utenti – anche le loro sono curiose, chi va a farsi un selfie con la GoPro in un cimitero?”. Per quanto riguarda i progetti futuri, hanno già due idee in cantiere, spiega Giulia: “Sono due progetti molto diversi: uno riguarda il fenomeno della black box, che gira attorno al fatto che, quando diamo delle informazioni a un’intelligenza artificiale perché le processi, non sappiamo come produca le sue risposte – noi abbiamo accostato questo concetto al mito. L’altro progetto, completamente su un’altra linea, ragiona su eventi e sensazioni che proviamo come giovane generazione italiana – ma non c’è criticismo, solo ironia, anche attraverso il riuso delle immagini: noi registriamo questi fenomeni senza giudicarli”.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.