Un museo sulla catena dell’Himalaya vuole salvare l’Everest dai rifiuti. Grazie all’arte

Il Museo dell’Himalaya sta lavorando per creare un centro artistico e un centro di riciclaggio per dare nuova vita ai rifiuti lasciati sulla montagna dagli scalatori

A Nepalese sherpa on Himalaya. AFP PHOTO/Namgyal SHERPA (Photo credit should read NAMGYAL SHERPA/AFP/Getty Images)
A Nepalese sherpa on Himalaya. AFP PHOTO/Namgyal SHERPA (Photo credit should read NAMGYAL SHERPA/AFP/Getty Images)

L’Everest: la montagna più alta della terra, che con i suoi 8849 metri attira sessantamila scalatori, curiosi e guide ogni anno. Quando questi lasciano il Nepal, però, restano al loro posto decine di migliaia di chili di spazzatura. Per aiutare il Nepal a ripulire la montagna, il Museo dell’Himalaya e il Parco Sostenibile hanno organizzato un’iniziativa chiamata Sagarmatha Next, incentrata sulla conversione del rifiuto in arte e ricchezza per il Paese. Per prima cosa è stato creato a Syangboche il Sagarmatha Next Center, punto informazioni per i visitatori e struttura per il riciclaggio dei rifiuti (per cui è stata prevista una apertura graduale per evitare affollamento durante la pandemia). “Vogliamo mostrare come trasformare i rifiuti solidi in preziose opere d’arte in grado di generare occupazione e reddito”, ha spiegato a Reuters il direttore del progetto Tommy Gustafsson.

Himalaya
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CONTAMINAZIONE SEMPRE PIÙ REALE

Nel 2019, il governo del Nepal aveva annunciato che durante un progetto di pulizia durato oltre un mese erano stati portati giù dall’Everest diecimila chili di immondizia, tra cui bombole di ossigeno vuote, attrezzature strappate, bottigliette, scatole di cibo, batterie e rifiuti umani. Un danno ambientale di proporzioni catastrofiche, per non parlare dell’impatto ambientale creato dagli alpinisti che hanno deciso di bruciare i propri rifiuti in fosse aperte per non doverli ri-trasportare a valle. La situazione sull’Everest e su tutta l’Himalaya è drammatica: secondo un rapporto pubblicato sulla rivista One Earth, i campioni di neve provenienti da undici aree di altitudine variabile contenevano tutti microplastiche, e tre degli otto campioni di acqua riportati erano contaminati.

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PROGETTO PER UN FUTURO SOSTENIBILE, GRAZIE ALL’ARTE

Ora artisti stranieri e locali saranno impegnati nella creazione di opere d’arte dai materiali di scarto e i nativi dell’area saranno guidati nella trasformazione degli scarti in risorsa: “Speriamo di cambiare la percezione della gente sulla spazzatura e di gestirla”, ha sottolineato Gustafsson. I prodotti e le opere d’arte del Sagarmatha Next Center, posto sul sentiero principale per il campo base dell’Everest, saranno esposti per aumentare la consapevolezza ambientale o venduti come souvenir per destinarne i proventi alla conservazione della regione. E questo è solo l’inizio: una seconda parte dell’iniziativa consisterà poi nel chiedere agli alpinisti di partecipare a un programma di responsabilità nei confronti della propria presenza sulla montagna, portando ciascuno un piccolo sacco di spazzatura all’aeroporto di Lukla. Da qui la spazzatura verrà gestita e separata da un gruppo ambientalista locale, il Comitato per il controllo dell’inquinamento di Sagarmatha, per poi essere trasportata in aereo a Kathmandu.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.