Blue Check Homes. Le case “verificate” di Danielle Baskin

Un’artista e designer di San Francisco ha lanciato online un finto servizio: la vendita di placche in gesso dipinto con il simbolo della spunta blu di verifica che normalmente si trova sui profili social delle persone influenti. Tanti hanno riso, ma c’è anche chi ci ha creduto. E ha ordinato la propria “placca del prestigio”.

Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin
Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin

La famosa “spunta blu” è un oggetto molto ambito sui social network. Non solo certifica l’identità di chi gestisce il profilo, ma negli anni è diventata uno status symbol, uno stemma digitale di popolarità e prestigio. Introdotta per la prima volta oltre dieci anni fa da Twitter per arginare il fenomeno del “celebrity impersonation”, ossia il proliferare di profili fake attribuiti a personaggi famosi, politici e figure pubbliche di ogni genere, oggi è disponibile a una gran parte degli utenti; basta avere un buon numero di follower e seguire un protocollo burocratico.

LE CASE VERIFICATE CON LA SPUNTA BLU

Prendendo spunto dal forte valore simbolico di questo bollino celeste, l’artista e designer americana Danielle Baskin (abbiamo già parlato di lei per il progetto delle mascherine personalizzate e della chat telefonica per solitari in quarantena) ha messo online un sito chiamato Blue Check Homes. La pagina web simula molto credibilmente l’esistenza di un servizio che porta le “spunte blu” nel mondo fisico, trasformandole in eleganti placche da affiggere sulla facciata della propria casa. “Il bagde blu della verifica sulla vostra casa permette alle persone che sono all’esterno di sapere che siete un vero personaggio pubblico. Se c’è lo stemma della spunta blu, ci deve vivere qualcuno davvero importante e attivo pubblicamente in questa casa”, recita la presentazione appena si atterra sulla home.

Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin
Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin

OLTRE 500 RICHIESTE E MILIONI DI VISUALIZZAZIONI

Questo particolare servizio, destinato ai residenti della Bay Area, intorno a San Francisco, è diventato virale a poche ore dal lancio su Twitter, innescando reazioni di ogni genere, dall’entusiasta all’indignato, e totalizzando comprensibilmente milioni di like, retweet e visualizzazioni. Quello che l’artista davvero non immaginava però, è che avrebbe ricevuto anche tantissime richieste – ben 500 – da parte di persone convinte della genuinità del servizio e pronte a pagare l’incredibile cifra di 2,999.99 dollari per avere il proprio esclusivo stemma blu. Baskin ha dichiarato di essersi ispirata agli stemmi familiari che si possono trovare sulle facciate delle abitazioni di epoca vittoriana nella zona dove abita, anch’esse simbolo di prestigio, ricchezza e importanza, oggetti che ci parlano della stessa debolezza umana, seppur provenienti da un’altra epoca. Dopo aver postato una foto di queste decorazioni sul suo account di Twitter, ha ricevuto una risposta che ha acceso la sua immaginazione, spingendola a mettere online il sito Blue Check Homes. “Tante case di San Francisco hanno questi stemmi in gesso. Sono puramente ornamentali o hanno qualche significato particolare?”, chiedeva in un tweet del 30 gennaio. La prima risposta ricevuta, firmata del tecnologo Adam Scheuring, è quella decisiva: “sono la spunta blu prima che arrivasse Twitter”.

Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin
Blue Check Homes Courtesy of Danielle Baskin

TRA REALTÀ E FINZIONE

Visitando il sito ora, si può notare che Danielle Baskin ha aggiunto un disclaimer in fondo alla pagina: “Questa cosa è vera, quindi? È un po’ a metà tra realtà e finzione. Chiunque può fabbricare un oggetto in gesso. Chiunque può chiedere la verifica sui social. Chiunque può mettere online una pagina web. Esiste davvero un’azienda, e questo è un servizio che verrà lanciato nella Bay Area? No. Se pensavi che questo fosse un vero servizio, per piacere fai delle ricerche sulle cose che trovi su Internet!

– Valentina Tanni

https://bluecheckhomes.com 

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).