Il programma 2020 della galleria ar/ge kunst di Bolzano. Parla Emanuele Guidi

Due mostre personali dedicate agli artisti Mohamed Bourouissa e Jessika Khazrik e un programma di residenza che porta l’austriaca Katrin Hornek nei luoghi di Mussolini. Emanuele Guidi racconta il programma di ar/ge kunst

Emanuele Guidi
Emanuele Guidi

Continua la survey di Artribune sul futuro dei musei italiani. Torniamo a Bolzano per incontrare Emanuele Guidi che ci racconta, in questa intervista, come saranno i prossimi mesi per lo spazio di cui è direttore ar/ge kunst. Quali le attività e quali le nuove sfide?

Come saranno i prossimi mesi per il tuo museo?
Si susseguono due mostre personali di Mohamed Bourouissa e Jessika Khazrik, il lancio di Hostile Environments – Designing Hostility, Building Refugia un simposio espanso e la sua corrispondente piattaforma online che porta avanti la ricerca di Lorenzo Pezzani , l’inizio del nostro programma di residenza/fellowship One Year-Long Research Project con l’artista Katrin Hornek (in collaborazione con BAU) e un public program di pratico e teorico sempre a cura di BAU che espande contenuti e materiali delle mostre.

Cosa ti preoccupa di più?
Ovviamente la chiusura totale dello spazio che annullerebbe qualsiasi possibilità di contatto diretto con le mostre e le attività anche in numeri contingentati. Altra preoccupazione sono i progetti futuri che non saranno facili, penso al progetto Silver Rights di Elena Mazzi con cui abbiamo vinto l’Italian Council e che ha la produzione in Sud America.

Che attività hai in programma?
Da sempre operiamo come spazio di commissione e produzione, e la sfida è portare avanti un programma che segua una logica di continuità e risonanza mantenendo una diversità nelle pratiche. L’idea di environment – come ambiente naturale, costruito, legale, finanziario, psicologico e linguistico – attraversa tutti i progetti dell’autunno/inverno. Come detto la mostra di Bourouissa che continuerà fino a metà Novembre, ruota intorno a Frantz Fanon e più in genere sul modo in cui la storia coloniale tra Algeria e Francia si riflette nel vissuto dell’artista. Seguirà la personale di Jessika Khazrik (1991, Beirut) che parte dall’indagine sul traffico di rifiuti tossici tra Italia e Libano negli anni ’80, per arrivare ai più recenti sviluppi della storia del paese. Lanciamo poi la quinta edizione dell’ One Year-Long Research Project con l’artista austriaca Katrin Hornek, che anche parte dalla storia di Sinigo, vicino Merano, dove Mussolini instaurò la seconda fabbrica di Ammonia più grande d’Europa negli anni ‘30. Anche in questo caso l’intenzione è quella di partire dalle circostanze che il contesto ci offre per affrontare questioni di rilevanza planetaria: l’ammonia è il “materiale” usato come fertilizzante nell’industria agricola in tutto il mondo.

Quali pensi che saranno le sfide che i musei dovranno affrontare nel prossimo futuro?
Convincere la politica che la nostra attività non deve esser valutata “alla biglietteria” e che siamo parte integrante di una visione strutturale per il paese; ovviamente mi riferisco all’impatto che la crisi potrebbe avere sulle nostre economie in futuro. Siamo un bene rifugio e le nostre attività hanno una dimensione terapeutica oltre che pedagogica.

Diamo i numeri: come è andata dalla riapertura in termini di pubblico?
I numeri non sono un nostro metodo di valutazione, essendo tutte le nostre attività completamente gratuite. Posso dire che la mostra di Mohamed Bourouissa che abbiamo aperto a settembre sta andando molto bene, e spero che la modalità in cui affrontiamo l’urgenza di certe questioni, sia il motivo e permetta di continuare in questa direzione. Anche il primo workshop organizzato da BAU con il Museo di Scienze Naturali e l’Eurac intorno alla classificazione delle piante e gli erbari ed ispirato all’opera Incomplete Herbarium di Bourouissa, era completamente pieno.

Quale è stata la cosa più bella da quando hai riaperto?
Una giovane studentessa di Brera, originaria di Bolzano, si è presentata all’inaugurazione di Mohamed Bourouissa, felicissima di trovare la mostra di uno degli artisti che vuole approfondire nella sua tesi di laurea. Non aveva mai visto il suo lavoro dal vivo e ora sono in contatto.

Cosa chiedi alla politica in questo momento comunque difficile?
Mi affido al lavoro fatto dal Forum dell’arte contemporanea Italiana con la campagna #arteculturabenicomuni con tutte le richieste più strutturate. Credo che la politica dovrebbe almeno ascoltare istanze collettive di questa portata.

Consigliaci un libro.
Due libri: E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana di Esperance Hakuzwimana Ripanti (People) e Morestalgia di Riccardo Benassi (Nero).

Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.