È morto a 90 anni Aldo Tambellini, leggenda della videoarte statunitense

L’artista italo americano è stato filmmaker sperimentale, videoartista, pittore, scultore, fotografo e poeta, esponente di spicco della scena artistica underground statunitense a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta

Aldo Tambellini
Aldo Tambellini

Il nostro amato Aldo è tornato nel grande spazio nero dell’universo. All’inizio tutto era nero”: così la Aldo Tambellini Art Foundation saluta il pioniere italo americano della videoarte, spentosi il 12 novembre 2020 a 90 anni. Aldo Tambellini, nato il 29 aprile 1930 a Syracuse (New York) da padre brasiliano e madre italiana, ha vissuto la prima parte della sua vita a Lucca, dove è stato profondamente scosso dai drammi della Seconda Guerra mondiale. Tornato negli Stati Uniti per completare la sua formazione come artista, Tambellini ha esordito sulla scena del Lower East Side a New York, dove ha creato il gruppo di contro cultura Group Center, organizzando performance e eventi di arte pubblica e mettendosi al centro della scena artistica sperimentale newyorkese a partire dagli anni ’60.

MORTO ALDO TAMBELLINI, PIONIERE DELL’ELECTROMEDIA ART

Nel 1967, con l’artista Otto Piene, ha fondato il Black Gate Theatre, uno spazio destinato a ospitare la cosiddetta “electromedia art”, ovvero l’insieme delle pratiche artistiche sperimentali che includevano l’applicazione delle tecnologie dell’epoca sull’immagine in movimento. Profondamente influenzato dagli scritti del teorico dei media Marshall McLuhan, ha dato il via alle sue performance multimediali, le Electromedia Performances, in cui pittura, film, video, poesia, luci, danza, suoni e musica dal vivo si fondono in un ambiente totale. Al Black Gate Theatre si sono svolte anche le performance di grandi artisti storicizzati, al tempo emergenti, come Nam June Paik e Yayoi Kusama. Il nero è stato il cardine della ricerca di Tambellini, declinato nei temi di una dimensione cosmologica-spaziale, dell’assenza di luce e dell’appartenenza della classe sociale più marginalizzata degli Stati Uniti, ovvero gli afroamericani. In questo senso, la sua voce fu quella di un attivista e un pacifista, alternando nelle sue opere l’elemento di puro astrattismo con le immagini di denuncia sociale rispetto alle ingiustizie della storia. “Il nero è l’espansione della coscienza in tutte le direzioni“, affermava nel 1967. “Credo fermamente nella parola ‘potere nero’ come messaggio potente, perché distrugge la vecchia nozione dell’uomo occidentale. Distruggendo quella nozione distrugge anche la tradizione del concetto di arte“. I suoi Black Film, infatti, sono un alternarsi di sequenze codificabili della realtà con immagini astratte ottenute dall’intervento pittorico direttamente sulla pellicola.

IL SUCCESSO DI ALDO TAMBELLINI

Aldo Tambellini ha scritto poesie fin dall’età di 17 anni; nell’ultima parte della sua carriera si è concentrato più intensamente su questa attività, presentando i suoi componimenti nel corso retrospettive delle sue opere visive. Nello spesso periodo, una rilettura critica della sua produzione è stata realizzata in Italia grazie al duo di artisti e curatori italiani Pia Bolognesi e Giulio Bursi di Atelier Impopulaire. Otre ai numerosi riconoscimenti, Il suo lavoro è stato presentato dalle massime istituzioni internazionali, con mostre alla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York, al Centre Pompidou di Parigi e alla Biennale di Venezia.

L’UOMO GALLEGGIANTE SECONDO ALDO TAMBELLINI

Sognare strutture in grado di trasformarsi, strutture in uno stato di flusso, strutture per galleggiare, per cambiare continuamente rapporto, che come gli organismi viventi cresceranno e si trasformeranno e reagiranno all’ambiente”, scriveva Aldo Tambellini, con voce più che profetica, in una nota riportata sul sito dell’omonima fondazione. “Più velocemente l’uomo si espande nello spazio, più espande i sensi, più difficile diventa per lui trattenere e preservare il suo senso di permanenza. Il futuro si occuperà di energia. I concetti diventeranno istantanei, non eterni ma in continua evoluzione. L’uomo si adatterà ad essi, rimodellerà il suo ambiente, il suo modello sociale, muterà. Man mano che penetrerà più a fondo nella natura nera là fuori, abbandonerà le sue paure e tutto il suo concetto di stabilità. Ci muoveremo nello spazio come nomadi del cielo. Ieri abbiamo strisciato su quattro; oggi camminiamo su due, domani galleggeremo. E il domani è qui”.

-Giulia Ronchi

http://aldotambellini.org/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.