Anish Kapoor dona un’opera per sostenere la Guggenheim di Venezia dopo il lockdown

Il noto artista anglo-indiano donerà 100 esemplari di una sua incisione ad altrettanti sostenitori del museo veneziano che, durante il lockdown, ha subito perdite superiori a 2 milioni di euro

Anche Anish Kapoor (Bombay, 1954) partecipa alla campagna Insieme per la PGC, iniziativa lanciata dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia per raccogliere fondi destinati al sostegno del celebre museo che, dopo i tre mesi di chiusura a causa del lockdown, aveva subito perdite superiori a 2 milioni di euro. Il fundraising è stato lanciato lo scorso 8 luglio, e grazie alle donazioni dei primi sostenitori, il museo è riuscito a riaprire le porte al pubblico dal 2 settembre. La campagna è ancora il corso, e a dare il proprio contributo è l’artistar anglo-indiano che, per l’occasione, ha realizzato una fotoincisione su carta da matrice polimerica in edizione limitata. I 100 esemplari di Blood and Earth, è questo il titolo dell’opera, saranno donati ad altrettanti sostenitori che contribuiranno alla campagna Insieme per la PGC con una donazione pari o superiore a 5 mila euro.

ANISH KAPOOR SOSTIENE LA PEGGY GUGGENHEIM COLLECTION

“Sono felice di poter sostenere con il mio lavoro un’istituzione come la Collezione Peggy Guggenheim, anche alla luce del mio legame con il museo e con una città unica al mondo come Venezia”, ha dichiarato Kapoor. “Il lungo periodo di lockdown causato dalla pandemia del Covid-19 ha causato enormi danni a chiunque, anche al mondo della cultura, ed è nostro dovere oggi aiutare le istituzioni culturali a risollevarsi per far sì che tornino a rendere nuovamente accessibile a tutti il patrimonio artistico in esse custodito”. Considerato tra gli artisti più influenti al mondo e noto per le sue sculture pubbliche a scala monumentale, come la celebre Cloud Gate realizzata nel 2004 per il Millennium Park di Chicago, Kapoor è presente alla Peggy Guggenheim Collection con due opere installate nel giardino: la scultura in pietra arenaria Senza titolo, 1993, parte della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, e il granito nero Senza titolo, 2007, prestito a lungo termine negli spazi museali. “Siamo onorati ed estremamente grati ad Anish Kapoor per questo suo gesto di grande generosità nei confronti del nostro museo”, spiega la direttrice del museo Karole P. B. Vail. “Stiamo portando avanti con tenacia la campagna a sostegno della PGC affinché la Collezione possa tornare a garantire non solo oggi ma in futuro l’apertura quotidiana, il suo ricco programma di mostre e la gratuità delle tante attività che da sempre rivolge al pubblico. Ringraziamo chi, finora, ha creduto e sostenuto questa raccolta fondi. È anche grazie a questi primi incoraggianti risultati che oggi il museo è tornato a essere aperto 6 giorni la settimana. La strada per raggiungere l’obiettivo è ancora lunga, ma l’entusiasmo non ci manca, alimentato anche da gesti come quello di Anish, e confidando nel supporto di chi ama l’arte, perché sostenendo il museo si aiuta se stessi e gli altri nel costruire un mondo civile, inclusivo e accessibile”.

LA MOSTRA DI ANISH KAPOOR ALLE GALLERIE DELL’ACCADEMIA DURANTE LA PROSSIMA BIENNALE DI VENEZIA

Risale ai mesi scorsi la notizia di una grande mostra che Kapoor presenterà a Venezia in occasione della prossima Biennale d’Arte (prima che questa venisse posticipata al 2022, la personale dello scultore indiano era in programma nel 2021). Protagoniste dell’esposizione saranno le nuove sculture al Vantablack, lo speciale pigmento nero di cui Kapoor ha acquisito i diritti esclusivi non senza alimentare polemiche nel mondo dell’arte internazionale.  Il motivo? L’aver monopolizzato un materiale di cui tutti gli artisti avrebbero avuto il diritto di usufruire. Nel 2019 addirittura l’artista britannico Stuart Semple ha lanciato su Kickstarter  un crowdfunding per realizzare un nuovo pigmento nero più nero del Vantablack, utilizzabile da tutti gli artisti del mondo tranne Anish Kapoor. Ritornando alla prossima mostra a Venezia, le nuove opere di Kapoor sono complesse non solo dal punto di vista creativo ma anche logistico proprio a causa della particolarità del pigmento: sarà molto problematico trasportarle fino a Venezia, dato che non possono essere toccate dalle mani umane. Oltre alle sculture “nere”, la mostra in Laguna includerà le sculture “vuote” blu e rosse che nel 1991 fecero vincere a Kapoor il Turner Prize, oltre a essere state esposte al Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale di Venezia del 1990.

– Desirée Maida

www.guggenheim-venice.it

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Desirée Maida

Desirée Maida

Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi…

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