Contro la violenza di genere. La mostra di Renata Rampazzi a Roma

Seguita nella curatela da Claudio Strinati, Renata Rampazzi espone, al Museo Carlo Bilotti di Roma, 14 dipinti, 46 studi preparatori, un’installazione esperienziale e un video. Ripercorrendo la lotta intrapresa contro la violenza di genere.

Renata Rampazzi. CRUOR. Exhibition view at Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, Roma 2020. Photo Eleonora Cerri Pecorella
Renata Rampazzi. CRUOR. Exhibition view at Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, Roma 2020. Photo Eleonora Cerri Pecorella

L’idea della Rampazzi è stata quella di creare un percorso che non tanto illustri quanto evochi, in una alta tensione morale e intellettuale, il tremendo fenomeno della violenza sulle donne e le tragedie conseguenti”. Questo è solo un piccolo estratto del testo critico firmato dal curatore Claudio Strinati che introduce il lavoro rosso sangue di Renata Rampazzi (Torino, 1948).
Le pennellate sono piene e dense, passando dalle tonalità più tenui a quelle più vivide, cariche sia nel gesto che nel significato. I segni astratti che si susseguono non esibiscono la violenza, bensì la desolazione postuma. Composizioni, Ferite, Sospensioni Rosse, Lacerazioni sono opere che spaziano dal 1977 al 2020, per concludersi poi nell’installazione immersiva   Cruor   (datata 2018), realizzata in collaborazione con la scenografa Leila   Fteita ‒ esposta per la prima volta nella sede della Fondazione Cini di Venezia ‒, che concentra visivamente e in modalità esperienziale le altre.

CRUOR: UN CAMMINO EMOTIVO

Approfondire una tematica delicata come la violenza di genere è possibile grazie alle pratiche dell’arte, e lo sa bene Renata Rampazzi. L’installazione Cruor (sangue in latino), infatti, intende aprire un vero e proprio varco allo spettatore per entrare in quel “limbo ovattato” di sofferenza e privazione che ogni vittima subisce da parte del proprio carnefice. Un’atmosfera surreale e sospesa racchiusa nel perimetro di una stanza, dove un susseguirsi di lunghi drappi dipinti e sfalsati scendono morbidi dal soffitto avvolgendo il pubblico e coinvolgendolo sia empaticamente che fisicamente, grazie anche alla componente melodica creata da Minassian, Ligeti e Gerbarec. “L’autrice ha mutuato da una tradizione antichissima ribaltandola in prepotente modernità”, scrive il curatore. “L’idea di una specie di cammino marcato nello spazio da una serie di pannelli, fatti di garze e teli, che sembrano evocare una vera e propria processione, una sfilata di dolenti che accompagnano il visitatore nel tragitto della mostra ma sono la mostra stessa, oggetti di osservazione e segnali nello spazio del cammino”.

Renata Rampazzi
Renata Rampazzi

PAROLA AL CURATORE CLAUDIO STRINATI

La subordinazione e la violenza femminile è un fenomeno contro cui la cultura risponde con tutta la sua potenza mediatica. L’arte, dal canto suo, la combatte nelle sue diverse forme espressive ed esperienziali, cercando di sensibilizzare ed educare un mondo che sembra aver perso la bussola. “L’uomo esprime la sua gelosia e il suo amore con la violenza e questo per molti di noi ha costituito un motivo di orrore, per me certamente!”, così commenta il curatore Claudio Strinati. “Per cui, quando è iniziato il fenomeno del femminicidio e della violenza sulle donne, ho avuto desiderio di esprimere il mio punto di vista, e poter accompagnare un’artista donna che tratta queste tematiche per me è stato non solo naturale, ma un vero e proprio privilegio! (…) Io vedo questi episodi come l’esternazione di menti criminali. Sono criminali e basta!
La mostra è accompagnata da un catalogo (Edizioni Sabinae, in italiano e inglese) con testi di Dacia Maraini, Maria Vittoria Marini Clarelli e Claudio Strinati insieme a una testimonianza dell’artista, e parte del ricavato delle vendite sarà devoluto proprio all’Associazione Differenza Donna.

Valentina Muzi

Evento correlato
Nome eventoRenata Rampazzi - Cruor
Vernissage17/09/2020 su invito
Duratadal 17/09/2020 al 10/01/2021
AutoreRenata Rampazzi
CuratoreClaudio Strinati
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE
IndirizzoViale Fiorello La Guardia - 00197 - Roma - Lazio
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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.