Fino al 25 ottobre 2020 la Fondazione Prada di Milano rende omaggio a Franz Kafka con una triplice installazione. Protagonisti Martin Kippenberger, Orson Welles e i Tangerine Dream.

Si parte da un echeggiare di ‘K’, quelle di Kafka e Kippenberger, uniti per volere della curatela di Kittelman. Completano il mix artistico Orson Welles e i Tangerine Dream ‒ malgrado l’assenza di K nel nome – per una triplice visione che si basa sul vero trait d’union dell’esposizione: la solitudine.

UNA PREMESSA KAFKIANA

Concepita dal curatore come una trilogia coesistente, la mostra si ispira a tre romanzi incompiuti: America, Il processo e Il castello ‒ che, secondo l’esecutore testamentario dello scrittore Max Brod, biografo e amico di Kafka, rappresentano una Trilogia della solitudine.
K si traduce come un invito a sperimentare e mira a enfatizzare il legame simmetrico e ambivalente che esiste tra vari linguaggi d’arte. Tre possibili incontri creativi per un’interpretazione d’insieme dell’opera di Kafka attraverso la presentazione simultanea di un’installazione, di un film e di una produzione musicale. Le tre parti ‒ rispettivamente nel Podium, nel Cinema e nella Cisterna della Fondazione Prada ‒ possono essere lette insieme come un’allegoria della vita o, come sosteneva lo scrittore: “Tutte queste parabole si prefiggono davvero di dire semplicemente che l’incomprensibile è incomprensibile, e lo sappiamo già”.

Tangerine Dream, Franz Kafka the Castle, 2013. Distribuito da Eastgate Music & Arts, Berlino. Photo Andrea Rossetti
Tangerine Dream, Franz Kafka the Castle, 2013. Distribuito da Eastgate Music & Arts, Berlino. Photo Andrea Rossetti

KAFKA, KIPPENBERGER E TANGERINE DREAM

Il percorso parte dall’opera (inedita in Italia) di Martin Kippenberger, The Happy End of Franz Kafka’s “Amerika” (1994).  Basata su America (1927), l’opera reinterpreta la sequenza in cui il protagonista Karl Rossman, dopo aver viaggiato nel Paese, si propone per un’occupazione al “teatro più grande del mondo”. L’artista esplora l’utopia immaginaria del mondo del lavoro, trasponendo in una vasta installazione l’immagine letteraria dei colloqui collettivi del romanzo. Si tratta di una sorta di ufficio abbandonato, dal pavimento disegnato come un campo da calcio, con notevoli pezzi di design (come la sedia sospesa di Bonacina), circondato da gradinate su cui soffermarsi per immaginare dialoghi e atmosfere.
C’è una sinestesia alienante: avvicinandosi a una scrivania si possono sentire delle voci mentre poco distante viene trasmessa Funkytown dei Lipps.
Nella sala cinematografica, la proiezione de Il processo di Orson Welles ci lascia immergere nei fotogrammi in bianco e nero i cui contrasti esaltano la crudezza narrativa. La pellicola è del ‘62 ma anticipa magistralmente l’allucinazione postmoderna (come l’assiale claustrofobico delle scrivanie nell’open space).
Completa il trittico l’album dei Tangerine Dream che contiene brevi “descrizioni immaginarie”, tratte dal diario di Kafka, a corredare ciascun brano. The Castle (2013) è diffuso in loop all’interno della Cisterna, dove ci si può sedere su dei pouf immersi in luci malva volutamente oniriche.

Lucia Antista

Evento correlato
Nome eventoK - Fondazione Prada
Vernissage21/02/2020
Duratadal 21/02/2020 al 25/10/2020
CuratoreUdo Kittelmann
Generearte contemporanea
Spazio espositivoFONDAZIONE PRADA
IndirizzoLargo Isarco 2 20139 - Milano - Lombardia
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Lucia Antista
Laureata in Filologia moderna, vive a Milano, occupandosi di arte, fotografia e teatro per Libreriamo. Giornalista pubblicista, al limite della grafomania, collabora con varie testate e quando può scrive sul suo blog Luce fu.