I lupi di Liu Ruowang a Firenze: cosa c’è da ridere?

Importanti figure della cultura e della politica si sono divertite a immortalarsi a cavalcioni dei lupi di Liu Ruowang, protagonisti della nuova installazione pubblica in Piazza Pitti e Piazza Santissima Annunziata a Firenze. Le foto, postate sui social, hanno generato ilarità e forse anche indignazione.

Dario Nardella, Luigi De Magistris e Liu Ruowang con i lupi di Firenze
Dario Nardella, Luigi De Magistris e Liu Ruowang con i lupi di Firenze

“Si guarda ma non si tocca!”, si diceva una volta ai bambini nei musei. Un mantra non più così valido nell’era delle mostre immersive e delle opere interattive. Oggi, addirittura, sulle statue ci salgono sopra pure a cavalcioni i direttori di importanti istituzioni culturali. È quello che è successo con i lupi di Liu Ruowang, prima in piazza del Plebiscito a Napoli e recentemente sbarcati in Piazza Pitti e Piazza Santissima Annunziata a Firenze. All’inaugurazione dell’installazione pubblica c’erano proprio tutti: il sindaco della città Dario Nardella, quello di Napoli Luigi de Magistris (l’installazione da lì proveniva), il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi e lo stesso artista. Un evento che ha avuto un esito meno istituzionale del solito, finito con delle divertenti foto di gruppo in cui i personaggi sopracitati, a turno, si sono fotografati accanto ai minacciosi (?) lupi in ferro, abbracciandoli, salendovi addirittura in groppa. Un momento di spensieratezza che anche le alte cariche istituzionali possono concedere, un guilty pleasure che diventa meno “guilty” con il beneplacito dell’artista, presente sul posto e ben consapevole della natura identità pubblica delle sue opere.

Dario Nardella, Eike Schmidt, Luigi de Magistris con i lupi di Firenze
Dario Nardella, Eike Schmidt, Luigi de Magistris con i lupi di Firenze

I LUPI A FIRENZE: UNA RIPARTENZA INCERTA

Se le immagini non possono scandalizzare, però, permettono di condurre qualche riflessione sul momento storico che ha attraversato e in cui è ancora implicata Firenze, una città che è stata tra le prime in Italia ad avvertire il peso delle conseguenze lasciate dalla crisi. Come dichiarava lo stesso sindaco Nardella nella prima metà di maggio, nel momento in cui si faceva capolino nella Fase 2, la città è stata messa in ginocchio dalla repentina sparizione del turismo, un ingente flusso di visitatori provenienti dall’estero che lasciava ogni anno milioni di euro nelle casse comunali, senza il quale si minacciava addirittura di interrompere l’illuminazione pubblica. Il modello del turismo di massa è stato parte integrante di Firenze per lunghi anni, portando di certo benefici economici ma facendo sentire l’assenza di un “piano b”, votato alla sostenibilità. Ricordiamo che il rapporto tra Firenze e il contemporaneo, intensificatosi negli ultimi anni proprio grazie al sindaco Nardella, ha portato negli spazi pubblici della città artisti del calibro di Jeff Koons, Urs Fisher, Ai Weiwei e, recentemente, Tomàs Saraceno.

Eike Schmidt sopra un lupo di Ruowang
Eike Schmidt sopra un lupo di Ruowang

A questo punto resta da chiedersi, la pandemia ha davvero portato consiglio? Come questa operazione gestita da Gallerie degli Uffizi, Comune di Firenze e il gallerista Matteo Lorenzelli, può inserirsi in un contesto di rilancio, in un piano programmato, soprattutto ora che le frotte di turisti non potranno fruirne? Certo, volendo passare sul piano interpretativo, l’installazione di Liu Ruowang “che ci fa riflettere sull’atteggiamento predatorio dell’uomo nei confronti della natura” porta con sé un messaggio valido e universale, anche nei confronti della futura gestione di pandemie a catastrofi ambientali. E allora delle due l’una: o si tratta di una installazione maledettamente seria che parla delle condizioni in cui si trova il pianeta, delle minacce cui è sottoposto, delle centinaia di migliaia di morti causa pandemia di questi mesi e che dunque va inaugurata col contegno necessario; oppure si tratta di una operazione piuttosto commerciale, con un artista non all’altezza della città, non all’altezza degli Uffizi ne di Palazzo Pitti, non all’altezza degli altri grandi artisti che hanno esposto a Firenze. In entrambi i casi, tuttavia, c’è poco da ridere…

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.