Apre Casa Mutina: l’azienda di ceramica sbarca a Milano con un progetto di Studio Urquiola

Un ambiente accogliente e familiare in una cornice elegante: a Brera nasce la nuova vetrina milanese della famosa azienda modenese, destinata a diventare un luogo di incontro per professionisti e appassionati del settore arte e design

Casa Mutina - De Pasquale+Maffini
Casa Mutina - De Pasquale+Maffini

La missione che da anni l’azienda modenese Mutina porta avanti con determinazione è quella di promuovere la ceramica nelle sue molteplici declinazioni tra arte e design. Una scelta che l’ha portata nel tempo ad avvicinarsi al mondo della creatività realizzando mostre nello spazio espositivo MUT di Modena, istituendo il premio This is not a prize e avviando il progetto Mutina for Art, curato dall’ex direttrice di Artissima oggi alla guida della Quadriennale Sarah Cosulich. Ora il brand d’eccellenza compie un altro importante passo, ovvero l’istituzione di Casa Mutina, nuova sede che sorge nel cuore di Brera a Milano: l’intento è quello di dar vita a un luogo accogliente, intimo, che possa diventare un punto di riferimento e incontro per architetti, professionisti del settore e appassionati, grazie anche al programma di incontri ed eventi speciali che ne animeranno prossimamente gli spazi. Intanto, l’inaugurazione è avvenuta virtualmente, coinvolgendo il curatore e scrittore Gianluigi Ricuperati,che ha raccontato l’azienda e la nuova sede in una conversazione con la designer Patricia Urquiola e con il CEO di Mutina Massimo Orsini. Nello stesso video, disponibile fino al 13 luglio 2020 a questo link, è presente anche una breve film fiction ambientata negli spazi di Casa Mutina.

Casa Mutina - De Pasquale+Maffini
Casa Mutina – De Pasquale+Maffini

CASA MUTINA A MILANO: IL PROGETTO

Casa Mutina sorge al primo civico di via Cernaia, nell’affascinante Brera: un quartiere tradizionalmente centro nevralgico per l’arte e per il design milanese. Allo spazio è stata data una nuova identità grazie al progetto affidato in toto allo Studio Urquiola, che l’ha ridisegnato secondo dei criteri di pulizia, chiarezza e ordine, in cui il prodotto esposto potesse essere protagonista. Uno degli elementi più caratteristici dell’intervento architettonico è la boiserie – il rivestimento che ricopre pavimento e parte delle pareti – presente in ognuno degli ambienti domestici: ingresso, studio, bagno, cucina e sala. A terra, una passerella lignea guida il visitatore in modo naturale nei diversi ambienti che si susseguono uno dopo l’altro. Ogni stanza è definita da una texture che delimita e definisce la funzione dell’ambiente; tutti gli spazi sono accomunati da un senso di familiarità con cui si vuole accogliere il visitatore, facendolo sentire come all’interno di un ambiente domestico, come a casa. “È un progetto modulare, molto versatile e mai uguale a sé stesso e credo che in questo mi rispecchi”, spiega Patricia Urquiola, legata a Mutina da una lunga e intensa collaborazione. “Anch’io, come questa casa, non perseguo mai una certa cifra stilistica, ma un dialogo vivo di scambi empatici sempre nuovi. Il progetto si avvale di un sistema modulare facilmente sostituibile specialmente nelle boiserie e nelle pannellature, ma che, allo stesso tempo, non si sente. Un sistema che ha una grande capacità di adattamento, accogliendo gli ospiti sempre con l’atmosfera di casa. Per una Mutina mutante”. 

CASA MUTINA A MILANO: GLI ARTISTI ESPOSTI

La prima mostra di Casa Mutina si chiama CON–TENERE ed è stata curata da Sarah Cosulich. Il fil rouge che accomuna i cinque artisti esposti è la capacità, intrinseca nelle loro opere, di confrontarsi con l’idea di spazio, di racchiuderlo, lasciando comunque campo alle proiezioni dell’immaginazione. È il caso di Flirt, Liebe usw, la sezione di tubo di Fischli /Weiss posta all’ingresso, “contenitore che non contiene, elevazione aulica del quotidiano, controsenso che si trasforma in una riflessione sulla capacità dell’arte di racchiudere stati d’animo”, spiega la curatrice. Spazio anche alla fotografia: l’opera esposta di Hiroshi Sugimoto ritrae con una veduta panoramica un cinema degli anni Venti, le immagini sfocate negli ambienti domestici di Franco Vimercati diventano un modo per riflettere sulla fotografia stessa, Francesco Gennari indaga la propria figura attraverso il mezzo fotografico. Presente anche Luigi Ghirri, in un’opera realizzata con carta da regalo a stelle per riflettere sul cielo reale e quello metaforico.

– Giulia Ronchi 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.