Chiuderà il prossimo dicembre la sede storica dell’Hara Museum of Contemporary a Tokyo

Scrigno dell’identità giapponese, ma aperto anche all’arte straniera, l’Hara Museum of Contemporary Art chiuderà i battenti della sua sede principale il prossimo dicembre. L’annuncio ufficiale viene da Toshio Hara, nipote ed erede di Rokuro Hara, nonché fondatore del museo e attuale presidente della Fondazione Arc-en-Ciel, l’ente che conserva la collezione. Al momento la destinazione della storica dimora è ancora ignota

Una veduta dell’Hara Museuma Kita Shinagawa
Una veduta dell’Hara Museuma Kita Shinagawa

L’edificio dell’Hara Museum of Contemporary, che risale alla fine degli anni Trenta ed è fra i primi esempi in Giappone di architettura modernista, pone oggi troppo costosi problemi di manutenzione e adeguamenti strutturali per poter ancora essere aperto al pubblico rispettando tutti gli standard di sicurezza. Analogamente troppo costoso costruire un nuovo edificio al posto del vecchio, per cui l’unica soluzione praticabile per mantenere in vita il museo è quella di trasferire la collezione nella sede distaccata dell’Hara Museum ARC, nella prefettura di Gunma, un grande edificio in legno progettato da Arata Isozakialla fine degli anni Ottanta, organizzato su tre gallerie per l’arte contemporanea e un padiglione appositamente progettato per la raccolta di arte storica giapponese e cinese appartenuta a Rokuro Hara. Il museo è principalmente noto per le circa mille opere d’arte contemporanea di artisti da tutto il mondo – dipinti, fotografie, sculture, video e installazioni-, che spaziano dall’Espressionismo Astratto alla Pop Art, fino alle tendenze del XXI secolo. Con un po’ di rammarico per la prossima chiusura, Junko Watanabe– da 25 anni direttore della programmazione internazionale del museo – ha ricordato il ruolo svolto sulla scena artistica del Paese, avendo contribuito a far conoscere tanti artisti stranieri, fra cui l’hawaiano Jason Teraoka

Izumi Kato, Like a rolling snowball, installation views at Hara Museum of Contemporary Art, Tokyo, 2019. Courtesy of the artist and Hara Museum. Photo Yusuke Sato 
Izumi Kato, Like a rolling snowball, installation views at Hara Museum of Contemporary Art, Tokyo, 2019. Courtesy of the artist and Hara Museum. Photo Yusuke Sato

LA STORIA DELL’HARA MUSEUM OF CONTEMPORARY DI TOKYO

Il museo (ormai quasi ex) sorge a Gotenyama, una delle cinque aree collinari di Kita-Shinagawa, prestigioso sobborgo residenziale a sud di Tokyo. Oltre che per la collezione d’arte che ha ospitato in questi quarant’anni, il museo è famoso anche per la sua storia: fu progettato secondo i canoni del Bauhaus dall’architetto Jin Watanabe(1887-1973), che realizzò anche l’Hotel New Grand a Yokohama, e l’edificio della compagnia di assicurazioni Daiichi Seimei nel quartiere Marunouchi di Tokyo. Edificato nel 1938, l’Hara Museum fu in origine la residenza privata del magnate dell’industria Kunizo Hara. Requisito nel ’45, fu utilizzato come residenza per gli ufficiali statunitensi del contingente d’occupazione, e successivamente divenne sede dell’ambasciata filippina prima e dello Sri Lanka poi. Rientrato nella disponibilità della famiglia, nel 1979, per volontà di Rokuro Hara,industriale e collezionista, fu convertito in museo d’arte contemporanea, e ha ospitato sia la collezione permanente sia mostre temporanee.  Tuttavia, pur chiudendosi un capitolo storico, il museo proseguirà l’attività nella sede distaccata, e al momento si lavora alacremente per riorganizzare le opere nei nuovi spazi, nonché l’attività futura. 

Niccolò Lucarelli

haramuseum.or.jp/en/ 

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.