Artist-run space. Il futuro degli spazi indipendenti diretti da artisti

Gli artist-run space suscitano fascino e curiosità all’interno di un sistema dell’arte standardizzato. Sperimentazione, contaminazione e libertà sono le parole chiave che contraddistinguono queste realtà, guardando alla ricerca come slancio per ripartire.

Tra gallerie, fondazioni e musei, a partecipare attivamente nel variegato mondo dell’arte c’è anche il grande settore degli spazi indipendenti diretti da artisti. L’arresto forzato ha travolto inevitabilmente anche queste realtà vivaci e creative, fucine di idee e progetti pronti a trovare un confronto diretto sia con il pubblico che con gli addetti ai lavori.
In questi precisi contesti, però, gli artisti rivestono un doppio ruolo: quello professionale e quello direttivo, sviluppando continui scambi con il territorio e con l’estero. Ma, dopo la pandemia, quale sarà lo scenario che si prospetta? Quali saranno le future strategie e programmazioni? La ricerca portata avanti dallo spazio cambierà? Ecco cosa ci hanno risposto.

Valentina Muzi

1. SPAZIO IN SITU – ROMA ‒ CHRISTOPHE CONSTANTIN

SPAZIO IN SITU. Quando cade la magia rimane la disinvoltura, exhibition view

Abbiamo deciso di riaprire a settembre poiché è rimasto un mese prima della fine della stagione e non ci sono ancora direttive chiare sulle misure necessarie per un’eventuale riapertura. Tuttavia, useremo questo tempo prezioso per riorganizzare la nostra programmazione. Data la struttura organizzativa di Spazio In Situ, non abbiamo sofferto tanto della chiusura, è stata una sorta di pausa estiva anticipata, a soffrirne invece sono stati gli artisti che non hanno potuto avere accesso ai loro studi, ma sono sicuro che torneranno carichi di entusiasmo e di idee. Abbiamo approfittato di questo lockdown per elaborare nuovi progetti al fine di promuovere l’arte contemporanea e gli artisti emergenti, ci saranno infatti collaborazioni con altri spazi indipendenti di Roma, di alcune città italiane e anche straniere; inoltre approfondiremo le mediazioni e il dialogo con le accademie e le istituzioni. L’obiettivo rimane quello di portare avanti la nostra concezione che, ormai, manteniamo con tenacia da anni, condividere cioè l’arte ed essere motore di sperimentazione. Siamo sopravvissuti mantenendo la nostra identità nel corso del tempo, e lo abbiamo fatto in modo totalmente autonomo, e così continueremo ad andare avanti, cercando di essere sempre più attivi in futuro. La forma di Spazio In Situ quindi resterà la stessa ma arricchita di nuovi progetti che verranno presentati a breve sotto forma di bandi, i quali amplieranno, come appendici, lo spazio espositivo già esistente. In definitiva, questo periodo d’isolamento ci è servito per concentrarci su ciò che succederà dopo, e su ciò che possiamo offrire agli artisti, in termini di opportunità e di nuove proposte.

www.spazioinsitu.it

2. SPAZIO Y – ROMA ‒ PAOLO ASSENZA, GERMANO SERAFINI, ILARIA GOGLIA, SILVIA MARSANO

SpazioY

L’indipendenza supera i confini spazio-temporali e talvolta anche le definizioni. Continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto, con determinazione e cura, sia fra noi di Spazio Y, sia con le realtà a noi affini. La ripartenza non sarà facile, ma la fortuna è che il nostro spazio è una vetrina su strada, crediamo quindi di sfruttare per le mostre future le sue caratteristiche strutturali. Le soluzioni spesso si trovano osservando meglio ciò che si ha. Il collettivo è composto da professionisti che da anni lavorano nell’ambito, mettendo a frutto le competenze acquisite senza alcun profitto economico e credendo fortemente nel valore della sperimentazione. Le prossime collaborazioni nasceranno con lo stesso intento, fare ricerca liberi dalle logiche di mercato. Riteniamo insostituibile il dialogo e lo scambio personale, tuttavia la tecnologia offre nuove occasioni progettuali, come la possibilità di concepire iniziative non necessariamente legate a uno spazio fisico reale. In futuro continueremo a promuovere le nuove frontiere della pratica artistica ma anche a sondare nuovi modelli collaborativi. Il momento che stiamo attraversando ha indubbiamente favorito la possibilità di focalizzarsi su ciò che è importante, contiamo dunque su una sperimentazione che non sia esercizio di stile ma analisi sostanziale del presente. Stiamo lavorando a un nuovo progetto, PRIMA NECESSITÀ / BASIC NECESSITIES, nato da un’idea di ABC Art Collective in collaborazione con Nation 2.0 ed Editions Mincione, che vedrà coinvolti molti artisti, anche internazionali, in una riflessione corale sul concetto di prima necessità, utilizzando sia gli spazi fisici attualmente accessibili sia quelli virtuali. Le prossime mostre invece ci vedranno lavorare con Luca Grimaldi, Andrea Papi, Fanni Futterknecht e il collettivo DAMP.

spazioy.com

3. ULTRASTUDIO – PESCARA/LOS ANGELES/TOKYO ‒ GIOIA DI GIROLAMO, IVAN DIVANTO (MASSIMILIANO COSTANTINI), MATTEO LIBERI, MAURIZIO VICERÈ, PIERLUIGI FABRIZIO, GIORGIO LIDDO, RAPHAEL LERAY, HONAMI HIGUCHI

Roxman Gatt – ULTRASTUDIO LOS ANGELES. BUT LOVE LEFT N ROOM FOR HYDRATION Exhibition view Secret Location 03 11 2019 – 17 11 2019

Spazio indipendente vuol dire “do it yourself” ovvero immaginare qualsiasi scenario futuro possibile. Non sappiamo bene cosa accadrà nei prossimi tempi ma è chiaro che le realtà indipendenti sono una forza attiva che ha finalmente acquisito una certa riconoscibilità anche sul territorio. Certamente questo particolare periodo segnerà in modo indelebile le nostre coscienze, per cui crediamo che molti spazi siano, come noi, in un momento di riflessione per poi ripartire. Per quanto ci riguarda stiamo sviluppando una programmazione inedita intorno al tema del Corpo inteso come punto centrale di contatti. Siamo poi impegnati nella ristrutturazione del nuovo spazio che inaugureremo a Pescara e, nelle prossime settimane, ufficializzeremo il lancio della nostra terza sede a Tokyo, diretta da Raphael Leray e Honami Higuchi, che si aggiungerà a quella di Los Angeles attualmente gestita da Gioia Di Girolamo e Ivan Divanto. Quanto alla visione imprenditoriale, la maggior parte dei capitali investiti provengono da un autofinanziamento, con il supporto di alcuni ambassador privati e un budget pubblico annuale. Sul piano internazionale abbiamo scelto la via della de-localizzazione, per cui ogni sede investe in autonomia sulla propria ricerca, in un’ottica di maggiore libertà, possibilità di indagine sul posto e accelerazione degli adempimenti burocratici. ULTRASTUDIO ha sempre avuto un’identità cosmopolita ed è per questo che ci è sembrato naturale fondare una terza realtà a Tokyo. Ogni piattaforma sta elaborando una personale ricerca e sta dando vita a un’architettura espositiva propria e autentica, tenendo a mente il focus da approfondire, lavorando tutti nella medesima direzione e confrontandoci continuamente sui vari avanzamenti. L’ingresso di Raphael e Honami nella famiglia US ci ha permesso di addentrarci in due ambiti di ricerca che non avevamo ancora esplorato, ovvero la musica e la performance. Stiamo perciò pensando a un coinvolgimento totale dell’utente attraverso contenuti audio-video online da alternare a esposizioni classiche. Tutto davvero ambizioso e speriamo di non deludere nessuno.

www.ultrastudio.sexy

4. FUSION ART GALLERY – TORINO ‒ BARBARA FRAGOGNA

Fusion Art Gallery. Renzo Marasca

Essere indipendenti per noi significa sapersi adattare all’imprevedibilità delle situazioni. Lo spazio indipendente non è il luogo fisico in cui si colloca l’attività, è l’attività stessa, il suo manifestarsi, le sue idee e i suoi princìpi che maturano nel tempo. Un’attività indipendente gestita da artisti, per coerenza e per sua stessa natura, non può che essere mutevole. Il futuro non è solo il domani, il futuro era ieri, l’anno scorso, dieci, “enne” anni fa. Lo spazio fisico è inaccessibile ma i rapporti umani, anche se astratti, non chiudono mai. In ogni modo, la situazione è molto complessa. Inaudita, che negli ultimi cinque anni ha gestito la galleria (Fusion Art Gallery), il programma di residenze internazionali e la casa editrice (Edizioni Inaudite) a Torino, è un progetto che ha le sue lontane origini a Padova (2001) per poi spostarsi a Berlino e poi a Torino, migrerà di nuovo in un’altra regione, un’altra città, continuerà a essere internazionale e continuerà a collaborare con i suoi e con nuovi artisti, sviluppando i suoi progetti. Per quanto riguarda le strategie finanziarie, anche quelle si adatteranno ai tempi. Questo non è stato un periodo di riflessione ma di azione, il presente, più del futuro, è la chiave di tutto. Chi oggi è indipendente dovrà esserlo ancora di più, ma insieme agli altri. È necessario togliere l’ipocrisia da ogni discorso. Bisogna saper valorizzare il proprio lavoro, riconoscersi come categoria e smetterla di fare i “fighetti”.

www.fusionartgallery.net

5. FLIP PROJECT – NAPOLI ‒ FEDERICO DEL VECCHIO

Flip Project Space. Flip & Reflektor M Aperitivo’s Ghost Pavilion Conversation

La natura degli spazi non profit è basata proprio sul “gathering”, almeno per come l’ho sempre inteso e vissuto, quindi spero si possa tornare alla normalità senza paure e fobie. Non essendoci mai stati finanziamenti ‒ se non in rari casi ‒, a oggi la situazione rimane invariata, sperando in una futura inversione di marcia. Il fattore economico stabilisce per lo più la “morte” di un non profit o, al contrario, ne stabilisce l’Istituzionalizzazione. È pur vero che se ha realizzato un buon programma e ha avuto buone intuizioni, godrà della sua storia e potrebbe diventare oggetto di studio. Nonostante il periodo di isolamento, le relazioni con i colleghi d’oltralpe, ricche di stimoli e confronti, non si sono fermate. Mentre per quanto riguarda le realtà esterne con cui si cerca di stabilire un dialogo, si è sempre trovata una certa difficoltà. Sinceramente, spero che dopo lo smisurato uso del digitale (web, free-labour e social) si torni ad apprezzare nuovamente l’importanza dei rapporti umani. Ma, seppur il web sembri essere l’unico spazio di azione in questo periodo, sono sempre del parere che la progettualità debba avere un senso e un criterio ben preciso. Spero che la giovane generazione possa fare tesoro di questo momento di stasi e di riflessione dirottando da quell’inutile e affaticata sovrapproduzione. La programmazione, anche in assenza di budget, ha sempre seguito una certa fluidità, realizzando progetti interessanti nel momento in cui tutte le coordinate sono riuscite a incontrarsi. Sicuramente uno degli obiettivi di Flip, fra i diversi progetti in progress, è la possibilità di poter aprire un nuovo spazio indipendente che si presti a una programmazione più strutturata organizzando residenze, mostre, laboratori e seminari, andando a intensificare e concretizzare quel proficuo scambio di idee sia con i colleghi nostrani che con gli amici europei.

flipprojectspace.blogspot.com

6. MUCHO MAS! – TORINO ‒ LUCA VIANELLO E SILVIA MANGOSIO

Mucho Mas! Caterina Morigi, Sincerità della materia

Una possibilità che nel futuro potrebbe unire i nostri desideri e il nostro impegno artistico, nonché etico, politico e sociale, sarebbe trasferire l’artist-run space in uno spazio esterno alla città, dove poter ospitare artisti in residenza, stare a contatto con la natura e dove ‒ eventualmente ‒ far fronte a future situazioni di emergenza. Mucho Mas! è una realtà piccola indipendente che si è sempre mantenuta da sola, non sappiamo prevedere quanto cambieranno le cose per noi. Per adesso non abbiamo avuto modo di pensare a strategie finanziarie vista la difficoltà nel capire cosa succederà, ma è anche vero che i nostri ruoli di artisti, curatori e fotografi, uniti alla possibilità di partecipare a bandi e finanziamenti dedicati, continueranno a essere uno dei nostri bacini di sostentamento. Troviamo interessante che oggi, dato il rinnovato senso di coesione, si siano creati numerosi gruppi di lavoro animati da professionisti della cultura per sviluppare proposte progettuali per poter avanzare richieste economiche e strutturali in futuro, sopperendo alla mancanza di un sistema di sostegno e tutela. L’online per noi è un canale quotidiano nel quale facciamo scouting e ricerca, pianificando le mostre a distanza con gli artisti esteri. Crediamo che questo periodo probabilmente porterà a un’accelerazione nella ricerca, ma noi,  per ora, abbiamo deciso di non produrre nulla, dedicandoci alla riflessione, allo studio e all’osservazione per capire se e come trasformarci, non sapendo ancora cosa accadrà con la riapertura. Sicuramente la pratica dell’arte e delle mostre dovranno fare i conti con l’etica e la politica. Per quanto riguarda la nostra programmazione, è slittata a settembre senza alcuna certezza. Se non potremo seguitare con quanto organizzato, valuteremo l’ipotesi di proporre progetti su scala locale, per rinsaldare il tessuto dell’arte giovane torinese, finché non capiremo meglio la situazione globale. Per ora ci siamo limitati ad aderire alla costruzione del progetto Art for Covid-19, una raccolta fondi per la Protezione Civile di Codogno, contribuendo alla situazione di emergenza che stiamo vivendo.

www.muchomas.gallery

7. SPAZIO DISPLAY – PARMA ‒ MASSIMO ALLEVATO E PERFETTIPIETRO

Spazio Display. Francesco Pacelli, Ballata Vogelkop

In questo periodo abbiamo preferito restare in silenzio e osservare. Era tutto un l’arte non si ferma, come se il fermarsi dovesse essere un male. Per noi invece è stato magnifico poter stare senza far nulla, un “nulla” che per noi è tutto, perché il nulla è lo spazio della fantasia. Il tempo, insieme a molte altre cose, come la perdita di tempo, l’indipendenza, le strategie, il futuro, sono concetti davvero relativi. Paradossalmente, è stato strategico non pensare alcuna strategia e lasciare che l’ispirazione fertilizzata dalla “quintessenza della quarantena” desse i suoi frutti. Probabilmente molti spazi fisici scompariranno, poiché si basavano su un tipo di interazione che vedrà un arresto per chissà quanto tempo. Forse sarà questo il significato di evoluzione. Forse diventeremo grandi televisori, ci rifletteremo e ci trasmetteremo tutti quanti a vicenda. Per quanto riguarda le collaborazioni, si faranno a colpi di @ (tag) e la forma ‒ una bella foto di quelle cool ‒ sostituirà la sostanza. Già! Non so che futuro ci attende, ma non vogliamo sfuggire alle nostre responsabilità. Per realizzare DISPLAY, il modo migliore che abbiamo trovato per aderire con coerenza alla nostra storia, ci è voluto coraggio. Lo stesso che abbiamo trovato conducendo un investimento economico totalmente autonomo, e ciò implica un certo grado di responsabilità. Perché noi non ci reputiamo artisti svampiti e scapigliati. Noi siamo dei nerd palestrati. E abbiamo scelto di essere così. Creativi matematici. La nostra strategia, ora, consiste nella disciplina e nell’allenamento della fantasia. Ebbene, da queste due parole ‒ apparentemente rigide ‒ arrivano un’infinità di relazioni, connessioni, ricerche, scambi, interscambi, che confluiranno in un arricchimento virtuoso. Così facendo il progetto potrà proseguire. Non sappiamo ancora bene come, ma sicuramente proseguirà. Perché, alla fine, tutte le storie sono atti di coraggio. E poi perché, citando Karate Kid, “Uomo che prende mosca con bacchetta, può fare qualunque cosa”.

www.spaziodisplay.com

8. IDEM STUDIO – TORINO ‒ RUGGERO BARAGLIU, SAMUELE PIGLIAPOCHI, ANGELO SPATOLA

IDEM Studio, esterno

Siamo in un momento storico nel quale essere indipendenti significa poter fare veramente ricerca. Nessun vincolo e condizionamento, partire dalla propria orma e da lì innescare il cammino verso una sperimentazione libera dalle leggi di mercato, in una continua dialettica volta a perseguitare il risultato.
Questa dimensione di incertezza ci porterà a incontrare gli altri in modo più intimo, restituendo il silenzio di questi giorni nell’ascolto e nel confronto diretto con i visitatori.
Essere indipendenti significa anche non dipendere da finanziamenti esterni e questo, crediamo, rimarrà anche in futuro uno dei punti cardine di questo status. Per quanto riguarda la ricerca artistica, ci saranno chiaramente delle influenze derivate dal periodo attuale, ma l’arte è da sempre legata agli archetipi che trascendono ogni criticità del momento. Noi continueremo la programmazione presso il nostro spazio a Torino, inserito anche nel circuito indipendente di NESXT, mantenendo la formazione di base (Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi, Angelo Spatola) che prevede una serie di collaborazioni con varie figure del mondo dell’arte che, di volta in volta, si alternano relazionandosi con il nostro lavoro. Riguardo alle collaborazioni esterne, subito prima del lockdown abbiamo inaugurato la nostra ultima mostra Pastiche presso lo Spazio E_Emme di Cagliari, accogliendo un evento cristallizzato/sospeso, significativo emblema di questo particolare momento storico.

www.idemstudio.it

9. L’ASCENSORE – PALERMO – VITO BONGIORNO, ALBERTO LAGANÀ, DANILO SIGNORINO, LEONARDO RUTA E ANTONELLA GENUARDI (DUO GENUARDI/RUTA)

L’Ascensore. Sylvain Croci Torti, My city of ruins, installation view, courtesy l’artista e L’Ascensore, Palermo. Photo Filippo M. Nicoletti

Quando cominci un percorso non sai mai in anticipo quali ostacoli troverai, ma sai per certo che sarai sempre pronto ad affrontarli e che ogni cosa è costruttiva, se lo si vuole.
Quando sarà possibile riaprire, probabilmente, saremo ancora scossi da quanto accaduto ma questo momento di pausa ci ha dato l’opportunità di sognare ancor più di prima e sentiamo che la carica non manca. Noi non abbiamo mai adottato strategie finanziarie perché cerchiamo di preservare la nostra libertà, svincolati da ogni mercato, e questo permette anche agli artisti che invitiamo di sentirsi assolutamente liberi di elaborare un progetto che si sposi bene con lo spazio, a prescindere da tutto. Attualmente c’è molta voglia di riattivarsi, tanto che il calendario programmato per gli eventi del 2020 è semplicemente slittato, ma le collaborazioni con gli artisti, organizzate prima della pandemia, continueranno senza problemi. Possiamo già anticipare alcune mostre che animeranno il nostro spazio: la personale di Giuseppe Buzzotta che presenterà una nuova serie di dipinti e, successivamente, il duo Real Madrid con un progetto realizzato ad hoc per l’Ascensore.
Ultimo, ma non meno importante, la presentazione del catalogo che raccoglierà le testimonianze del lavoro condotto in questi cinque anni all’Ascensore.

https://www.lascensore.it/

10. SPAZIO RIVOLUZIONE – PALERMO ‒ ADALBERTO ABBATE

Spazio Rivoluzione. Fango, exhibition view

Immagino un futuro che vedrà la nascita di molti spazi indipendenti da parte degli artisti, categoria che non vedo tutelata da parecchi anni dal sistema dell’arte. Gli artisti vivono e crollano continuamente per le scelte economiche di gallerie e operatori culturali confusi. Tutta questa instabilità, costruita a tavolino dal sistema culturale, dà poco valore al concetto di dignità e indipendenza del pensiero artistico. Sono preoccupato per tutti gli artisti che non vengono supportati economicamente dalle proprie gallerie – ancor prima dell’arrivo del COVID-19 ‒, come per tutti gli addetti ai lavori che operano nelle retrovie. Il mercato dell’arte sicuramente tornerà fiorente ma penso che moltissimi artisti validi saranno compromessi. Riguardo alla prossima apertura non ho timori, tantomeno delle strategie finanziarie, poiché credo sia un errore calcolare economicamente un processo evolutivo. Se lo facessi non si evolverebbe nulla, penserei al denaro e non al sociale. Quindi, Spazio Rivoluzione, continuerà la sua formula collaborativa con artisti pronti a discutere e a protestare per far emergere molte verità. Molti progetti parleranno degli uomini dell’arte, della difficoltà di far valere un pensiero e di come creare nuove alternative a un mondo dominato da un capitalismo becero e a volte ridicolo. Sono dell’idea che il valore dell’opera dipenda in primis dal valore dell’uomo, dall’operato dell’artista, dai suoi progetti e dalla relazione del lavoro all’interno di una comunità come creazione e documento storico. In questo periodo di quarantena ho deciso di invitare diversi artisti e spazi indipendenti, nostrani ed esteri, a esporre le proprie opere e idee presso Spazio Rivoluzione. Tutto procederà con i tempi calmi e sereni dell’amicizia e con grandissimo entusiasmo.

11. MEGAZZINO DI SPAZIENNE – MILANO ‒ NICOLÒ COLCIAGO, STEFANO COMENSOLI, FEDERICA CLERICI, ALBERTO BETTINETTI E GIULIA FUMAGALLI

Megazzino. +N9_2 Multiverso, installation view, 2019

Megazzino è un progetto integrante della ricerca di Spazienne, un luogo di sperimentazione allargata e condivisa inaugurato nel dicembre 2018. È uno spazio espositivo atipico perché l’accesso si effettua attraversando il nostro studio, dal quale rimane separato, ma contiguo. Megazzino trae linfa da rapporti umani e di stima nei confronti del lavoro di artisti, nel senso più ampio possibile del termine, con la volontà di creare un dialogo profondo. È difficile fare previsioni sugli eventi futuri, l’attività al momento è ovviamente in pausa e rimane attivo lo scambio di idee. Per scelta Megazzino non ha una programmazione sul lungo periodo, ma riflette e agisce sul momento presente. A ogni artista viene offerta la possibilità di realizzare un progetto ad hoc, lavorare nello studio, esplorare l’ambiente circostante e realizzare una fanzine in Risograph per contribuire alla diffusione e al finanziamento del progetto stesso. L’obiettivo è quello di incrementare la rete di contatti di supporto in base alle caratteristiche ed esigenze del lavoro.
Questo momento di immobilità porterà inevitabilmente a un cambiamento, che rispecchierà le nostre riflessioni e le nostre necessità.

http://www.spazienne.it/

12. MARS – MILANO ‒ FABIO CARNAGHI, LORENZA BOISI, YARI MIELE

MARS. Stefano Arienti, Capolini, 2017. Photo Cosimo Filippini

Il futuro – interpreto anche il pensiero di Lorenza Boisi e Yari Miele, amici ancor prima che colleghi nella direzione di MARS – penso possa delinearsi nella sua continua essenza dialogante, capace di far scoprire al pubblico tanto l’operato di artisti emergenti quanto il lato più sperimentale di artisti affermati nello scenario contemporaneo italiano, dando loro la possibilità di mostrare altro rispetto alle istanze sistematiche e/o museali. Di certo questo momento epocale porterà con sé delle conseguenze macroscopiche sulla storia della cultura in diversi ambiti. Per noi si mantiene il limite concernente la sopravvivenza dello spazio che, dal 2008, produce progetti, opportunità, cultura e aggregazione ma dai costi vivi e, ora, richiede importanti oneri di manutenzione che devono trovare necessarie e prossime soluzioni. D’altra parte, pensare alla riapertura dello spazio o a strategie finanziarie è complicato, specialmente perché siamo ancora immersi in una fase difficile. Riguardo ciò riteniamo non sia tempo di decidere su quello che avverrà perché per capire quali saranno le novità, i problemi o le opportunità occorrerà aspettare. L’attività di MARS si è fermata a un progetto, The Sand Threshold, una mostra e un programma di performance che ho ideato e che coinvolge artisti italiani, cinesi e svizzeri nella riflessione critica sulla soglia fragile ‒ e oggi potremmo dire franata ‒ della circolazione, dello scambio e della condivisione, tra viralità globale e libero pensiero. Questo progetto valorizza la collaborazione con la rada, spazio indipendente per l’arte contemporanea in Svizzera e con Fuzao, realtà che si occupa di editoria indipendente con un’attenzione alla scena artistica cinese emergente. Ma questo lavoro giace riposto, sperando di poter riprendere presto il discorso. MARS nella sua collocazione interstiziale sarà più che mai realtà aperta a recepire non “l’aria che tira” ma a respirare, secondo la sua attitudine di esplorazione che scandaglia la minoranza, la reinvenzione, l’intuizione ignorata dai più, così come il pluralismo o la trans-generazionalità degli apporti.

http://www.marsmilano.com/

13. YELLOW – VARESE ‒ VERA PORTATADINO, LORENZO DI LUCIDO, MARCO SALVETTI E LUCIA VERONESI

Yellow. Installation view, Elia Gobbia solo show

In queste settimane abbiamo lungamente riflettuto sul futuro di Yellow. Già da sei mesi siamo diventati un progetto nomade: abbiamo abbandonato la nostra sede storica di Varese e stiamo puntando su una diversa gestione delle risorse. Vogliamo concentrare i nostri sforzi per realizzare pubblicazioni e qualche mostra itinerante all’anno: il 2 aprile, ad esempio, avevamo in programma la mostra Il Fuoco, presso Spazio Siena. Abbiamo cominciato a partecipare ad alcune fiere, invitati nelle sezioni degli spazi indipendenti e progetti speciali, tra cui ArtVerona e Hybrid, Madrid durante ARCO. Dal 2019 abbiamo ideato un format spumeggiante, Noccioline, con il quale stiamo mappando gli studi dei pittori in tutta Italia.
Da un paio di anni abbiamo anche rinnovato il nostro sito web che, insieme ai nostri profili Instagram e Facebook, è per noi uno strumento fondamentale per la divulgazione dei contenuti. Con il senno del poi, possiamo dire di aver fatto una scelta azzeccata. Ora ipotizziamo di curare delle mostre online a costi ridotti. Senza dubbio la visione dal vivo dell’opera pittorica resta insuperabile da qualunque tipo di tecnologia virtuale, per quanto sofisticata, ma nel mentre occorre rimboccarsi le maniche e rimanere positivi. Al momento la nostra priorità è diffondere il più possibile il progetto Il sol, che le mie notti aggiorna, più di quaranta artisti sono stati invitati a realizzare un d’après cartaceo reinterpretando l’opera di pittori italiani cosiddetti “minori”. Fino a oggi abbiamo intrapreso un’importante attività di networking e scambio con altri Paesi europei portando in Italia artisti e curatori stranieri e viceversa, realizzando progetti in spazi all’estero: tutto questo continuerà, ma con modalità diverse. Siamo ottimisti, può essere l’occasione giusta per sperimentare situazioni inusuali e nuove.

www.yellowyellow.org

14. METODO MILANO – MILANO ‒ MAURIZIO BONGIOVANNI E NICOLÒ BRUNO

Metodo Milano

Riaprire Metodo Milano nel “New Normal Era” porterà sicuramente a dei cambiamenti. Riscoprire l’umanità sarà uno dei nuovi punti. Lo spazio, per chi non ha mai avuto modo di visitarlo, consiste in un tunnel di 20 metri, situato all’interno di un’autorimessa. Metodo Milano vive in relazione a una vera attività lavorativa, un grande garage, dove ha già cambiato qualcosa nella loro gestione. Immaginare il futuro di Metodo Milano, che ha fondato il suo spirito nel formare una rete, in un luogo decisamente poco convenzionale e dal forte carattere, risulta al momento precoce. Dobbiamo conoscere quale sia il destino del virus quindi è tutto un mistero. Prima della pandemia Metodo Milano stava per aprire una mostra dal titolo Christine curata da Marta Pierobon, con la presenza di David Casini, Giovanni De Francesco, Valentina Dotti, Maria Giovanna Drago, Anna Galtarossa, Stefano Mandracchia e Giusy Pirrotta. Una mostra pensata proprio allo spazio di Metodo, che prende spunto dal romanzo di Stephen King e successivamente una mostra psicometrica guidata da Chris Rocchegiani. Durante i giorni del lockdown, Metodo Milano ha voluto dare un piccolo segnale su Instagram, invitando più di cento artisti italiani e internazionali al progetto The Artist Stays Home Combating > coVID-19, in cui gli artisti, attraverso video, hanno documentato un frammento della loro vita. Il risultato ci sembra davvero sorprendente e in alcuni casi anche commovente.

15. SPAZIO ORR – BRESCIA ‒ FEDERICA FRANCESCONI

spazio ORR. Florian Mehmeti Löffler, exhibition view

Già mesi fa abbiamo pensato a un nuovo format, Camera Project, che ci aiuta a rispondere con più agio alla pandemia mondiale. Questo progetto prevede che gli artisti pensino a uno show attraverso la planimetria dello spazio e che ci inviino i lavori con istruzioni dettagliate sull’allestimento, invitandoli a confrontarsi con il tema della delega, che continua a costituire per l’arte concettuale una questione importante. La creazione fisica dello show quindi spetta a noi, escludendo inaugurazione e contatti fisici, portando a una profonda riflessione sul ruolo intellettuale dell’artista e sull’esecuzione materiale delle idee. Sicuramente è nostra intenzione per il nuovo periodo continuare a collaborare con artisti internazionali, al fine di creare un interessante spaccato a proposito di una ricerca strettamente concettuale su cui da sempre siamo focalizzati. Attualmente siamo in dialogo con alcune istituzioni e collezioni private per pensare a mostre che includeranno anche artisti noti che si sono occupati del medium installativo, questo per intavolare un’analisi critica della pratica dell’installazione oggi. Non escludiamo, inoltre, di inserire alcuni show di pittura per il 2021. A causa dell’emergenza virus la programmazione è stata rallentata, in questa situazione improvvisa gestire lo spazio non è cosa semplice, ma avvertiamo e abbiamo molta voglia di ripartire.

https://www.spazioorr.com/

16. SPAZIO SERRA – MILANO ‒ VINCENZO ARGENTIERI, SILVIA BIONDO, VIRGINIA DAL MAGRO, ANGELO DI MATTEO, MASSIMILIANO FANTÒ, GIACOMO LAMBRUGO, NICOLAS NORTH, ANDREA OCCHETTA, VALENTINA TOCCACELI, CRISTIANO RIZZO

spazioSERRA

spazioSERRA è un non-luogo espositivo, di incidenti e intromissioni suburbani, che grazie alla sua struttura a vetri, in questo periodo di emergenza sanitaria, è uno dei pochi spazi artistici tutt’ora visibili a Milano. Nonostante il periodo, la sua mission non si è mai fermata: difatti è ancora presente la mostra L’uomo è l’unico animale in grado di arrossire di Giulia Lanza inaugurata lo scorso 14 febbraio e la nostra attività sui social continua con la diffusione di nuovi contenuti che forniscono una lettura di completamento all’esperienza della visita in loco. Questo periodo ci dà, inoltre, la facoltà di sperimentare e di approdare a nuove realtà espositive: spazioSERRA, che è all’interno del passante ferroviario di Lancetti, non ha un’ubicazione reale o un indirizzo, e da tempo pensiamo di spostare questa sua caratteristica all’interno di un’altra eterotopia, ovvero quella digitale. La prima mostra virtuale sarà di Aurora Bertoli con la quale, anche per l’uso di temi legati al machine learning e ai linguaggi digitali, abbiamo deciso di allestire – in questo caso, programmare – una mostra nel sito internet di spazioSERRA sull’Horror Vacui, tema selezionato per la stagione espositiva che ormai volge al termine. Per la futura programmazione vogliamo pubblicare un nuovo bando per i giovani artisti con un tema incentrato proprio sulle contingenze espositive e ci piacerebbe coinvolgere aziende culturali presenti nel territorio circostante, ma anche Accademie e Università.

www.spazioserra.org (attivo da fine maggio)

17. SPAZIO NOUR – MILANO ‒ MAHMOUD SALEH MOHAMMADI

Spazio Nour

Quest’anno si preannuncia particolarmente difficile per noi, dal punto di vista economico, come per tante altre realtà simili. Non avendo sostegni istituzionali e sponsor, abbiamo difficoltà ad affrontare i costi fissi che ci permettono di mantenere in vita Spazio Nour. Ci siamo sempre sostenuti grazie ai proventi delle attività svolte, come: laboratori, workshop, residenze e mostre (alcune organizzate durante la Design Art Week o miart, attualmente sospese). Il lockdown in atto ‒ che durerà ancora per molto tempo ‒ ha fatto slittare l’intera programmazione dell’anno 2020 per cui ci auguriamo che istituzioni pubbliche ed enti privati possano sostenere le realtà e le associazioni come noi che da tanti anni sono presenti sul campo milanese con attività socio-culturali e le aiutino a sopravvivere. D’altro canto, questo periodo è stato molto positivo per riflettere, per fare ricerca e trovare risorse innovative, culturali e sociali. Sulla base di queste considerazioni, abbiamo pensato di focalizzarci e incrementare il contesto di digital-marketing attivando Spazio Nour Art Gallery, ovvero una galleria digitale e Art Shop, una bottega d’arte attraverso cui, in modo creativo, gli artisti performativi promuovono e mettono le loro opere, workshop ed esperienze in vendita online, entrambi presenti sul nostro sito. Queste modalità guardano anche al mercato estero con l’intenzione di rendere ancora più proficuo un dialogo già fruttuoso.

https://www.spazionour.com/

18. DAS – MILANO ‒ DAVIDE ALLIERI

DAS Davide Allieri Studio

DAS è innanzitutto il mio studio. È uno spazio industriale in cui vivo, creo, progetto e mi confronto con persone, amici e chiunque abbia la voglia di vivere l’arte contemporanea e non. È un luogo di scambio a trecentosessanta gradi. Mi sono trasferito da circa un anno, e la mia intenzione, oltre che adibirlo a studio, sarà di presentare progetti site specific. Non essendo una galleria e nemmeno un museo, mi piacerebbe coinvolgere artisti (indipendentemente dal linguaggio utilizzato) che possano relazionarsi con lo spazio e confrontarsi anche con me. Lo scambio tra l’artista o il curatore e me (in quanto artista io stesso) penso sia fondamentale e riuscire a creare un feeling mentale e progettuale penso sia l’obiettivo finale. Non ho stilato un programma, non ho scadenze e tempistiche precise da cui dipendere fortunatamente, per ora ho solo delle idee, dopo la quarantena sicuramente avrò modo di incontrare persone che mi piacerebbe coinvolgere nel mio
progetto. A luglio 2019 ho ospitato una collettiva di quattro artiste: Lucia Cristiani, Silvia Mariotti, Corinna Gosmaro e Cleo Fariselli curata da Rossella Farinotti. Lo stesso anno, a fine novembre, ho invece presentato un mio progetto: BUIA 1.31, un’installazione di nuovi e vecchi lavori che interagivano con lo spazio. Per ora non mi pongo limiti, lo spazio è grande e tutto può accadere, non escludo in un futuro collaborazioni con gallerie o magazine e piattaforme online con cui condividere specifici progetti.

19. T-SPACE – MILANO ‒ RUI WU E GIULIA SPREAFICO

t space. GianMarco Porru, 2019

t-space nasce con l’idea di creare un sistema di lavoro nell’ambito artistico che fosse sostenibile. Nella lettera T c’è una parte che sostiene un’altra parte, allo stesso modo abbiamo definito il nostro rapporto tra l’arte e il lavoro. Lavoriamo come fotografi, paghiamo così le nostre spese e quelle dello spazio espositivo. Dopo l’epidemia la domanda non è come possiamo sostenere l’attività artistica, bensì quanti soldi e tempo ci potremo permettere di dedicare a questo genere di attività. In relazione anche a quante persone pensano che l’arte sia una necessità nella nostra società. Ci troviamo in un momento in cui sarà cruciale essere in grado di improvvisare. Non programmiamo. Su questo abbiamo qualcosa che né i musei né le gallerie possono vantare, la flessibilità. Non abbiamo paura di chiudere come spazio espositivo, abbiamo fatto tante cose belle nel passato. La nostra vita dipende da altre cose, cioè il lavoro.

https://www.t-space.it/

20. EDICOLA RADETZKY – MILANO ‒ FIORELLA FONTANA E MIRKO CANESI

Edicola Radetzky. Luca Pozzi, Dragons egg. Photo credit Maurangelo Quagliarella

Ci è sembrato opportuno cogliere l’invito di ritiro dal mondo, tutta la città si chiude e anche Edicola Radetzky, così inserita nel contesto urbano, abbassa le saracinesche. Nessuna comunicazione sui social, nessuna immagine che raccontasse qualcosa da casa, ma solo un momento di riflessione e percezione della solitudine, doveroso e allo stesso tempo prezioso. Le domande e gli spunti sono tanti: le parole avranno cambiato significato? I gesti e il linguaggio del corpo li leggeremo diversamente? Il fruitore avrà cambiato le sue esigenze? Bene, tutto ciò potrà essere uno spunto per cercare nuovi approcci all’arte contemporanea e, se la mancanza di fisicità ci obbligherà a ripensare le collaborazioni, sarà sicuramente un interessante pretesto di ricerca. D’altronde l’arte rimane figlia del suo tempo. Quindi mi immagino che ci sveglieremo da questo piccolo letargo, che ognuno di noi ha vissuto molto intimamente, con questi quesiti ma con energia e voglia di fare. La programmazione, allora interrotta, riprenderà. Qualche anticipazione è la collaborazione con Contemporary Attitude, un progetto che indaga il rapporto tra arte e moda, con il lavoro di Sanjeshka e successivamente di Rashid Uri. Ma, naturalmente, se poni queste domande a degli artisti che gestiscono degli spazi, personalmente ho vissuto tutto ciò come un interessante performance in cui tutti dormivano, un reame assopito, che aspetta il risveglio con il bacio del principe azzurro.

http://www.edicolaradetzky.it/

21. GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO – BOLOGNA ‒ MATTIA PAJÈ E FILIPPO MARZOCCHI

Gelateria Sogni di Ghiaccio. C’è un inganno nel crepuscolo, installation view. Photo Luca Ghedini

In futuro lo spazio indipendente non sarà più solo indipendente, sarà emancipato, rivendicherà il suo diritto di autodefinirsi, sarà resistente o accondiscendente, sarà furbo oppure onesto, ma non smetterà mai di essere un’estensione delle persone che si prendono cura di lui. Una delle massime aspirazioni di un luogo nella sua giovinezza è quella di essere attraversato, di essere in compagnia, di essere massaggiato dai passi, di essere arredato, decorato e pulito, di assumere le sue sembianze di contenitore di qualcosa. Non ha paura, né considera le opportunità, sa solo che ha bisogno di attenzioni. Lo stesso accade a un luogo vecchio e saggio, sembra che basti a sé stesso, sembra che sia sufficiente osservarlo, sembra di invaderlo nell’attraversarlo, o di mettere in pericolo la sua incolumità, ma il suo desiderio di essere contenitore non morirà mai.
Mio nonno mi raccontava che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia viveva un clima di restaurazione, le persone non dovevano più svegliarsi nel cuore della notte al suono delle sirene per scappare nei campi ed evitare i bombardamenti e cercavano una stabilità economica e abitativa che la guerra aveva compromesso. Mi diceva che l’offerta di lavoro era altissima ma che la nazione, reduce dal conflitto, era molto povera di risorse. Il cibo era poco in relazione alla quantità di popolazione e gli alberi scarseggiavano. Sono rimasto molto colpito quando mi ha confessato il suo ricordo di aver visto suo padre, il mio bisnonno, disperatamente intento a scongiurare un contadino di vendergli qualche pomodoro. Il contadino, che conosceva bene il valore dei pomodori in quel preciso momento storico, sosteneva che dei soldi non se ne sarebbe fatto nulla finché aveva di che nutrirsi. Mi piacerebbe pensare a Gelateria Sogni di Ghiaccio come se fosse quel pomodoro, di un rosso brillante, dolce e succoso.

http://gelateriasognidighiaccio.com/

22. CASA SPONGE – PERGOLA ‒ GIOVANNI GAGGIA

Casa Sponge. Mario Consiglio, You are a Legend, 2019

Tredici anni fa avevamo pensato esattamente quello che Boeri e Franco Arminio dichiarano oggi sulle pagine di Repubblica: “[…]il futuro è nei borghi”. Lo stesso principio su cui è nata Casa Sponge. Il domani è nel connubio tra uomo, arte e natura. Casa Sponge negli anni è cambiata, da una parte ci siamo dedicati ad uno studio metodico sul nostro paesaggio, sulla visione del nostro Appennino, dall’altro abbiamo messo in atto quello che auspicavo anni fa, ovvero creare un luogo dove poter vivere il bello della vita sotto più aspetti, raggiungendo l’obiettivo negli ultimi anni. Le persone qui soggiornano e condividono un momento autentico. Al momento stiamo immaginando proposte ancora più personalizzate, per un massimo di due persone, tentando di lasciare un’esperienza unica tra arte, natura e benessere. La nostra programmazione si è fermata solo in parte, scegliendo di instaurare un dialogo costante fitto di parole e immagini a distanza con l’artista che avrebbe dovuto fare il proprio periodo di residenza, Chris Rocchegiani. Ne sono nate delle pagine molto intense, condivise sul nostro sito, e che saranno la base per la sua azione futura. Ritornerà anche l’artista Angelo Bellobono, con le sue opere realizzate da noi. Inizieremo, poi, con Gabriele Germano Gaburro a ipotizzare cosa accadrà sulla cima della nostra collina, dove da qualche mese, per M’Illumino di Meno di Radio2 e Caterpillar, abbiamo piantumato nove platani rivolti verso le montagne dove realizzeremo dei simposi. Infine, stiamo attendendo di poter far partire una rete di residenze in cinque borghi dell’entroterra marchigiano dove gli artisti, singolarmente, si occuperanno di studiare le peculiarità di quei luoghi attuando una ricerca specifica.

https://spongeartecontemporanea.net/

23. TOAST PROJECT SPACE – FIRENZE ‒ STEFANO GIURI

Enne Boi, Facciatosta Records, TOAST Project Space, a cura di Luigi Presicce, photo Leonardo Morfini

In questi mesi abbiamo assistito a una migrazione di massa al digitale, abbiamo visto di fatto la versione web di ogni cosa, cosa che noi non incoraggiamo. Il digitale è sempre stato parte integrante del nostro metodo di lavoro in quanto risponde e facilita la necessità di comunicare con tutti quelli che, anche per geografia, non hanno la possibilità di vivere il nostro spazio. In questo momento dove le distanze sono ancora più allargate, dato che a noi stessi è tolta la possibilità di raggiungere Toast e, senza voler snaturare la correlazione che c’è tra una mostra e la sua comunicazione, ci siamo scoperti fortemente intenzionati a rispettare la tattilità sviluppando un progetto che potesse servirsi di tutti i mezzi di cui disponiamo a favore di un’esperienza diretta con l’opera dell’artista.
Così abbiamo pensato ad Aosta, l’anagramma sbagliato, il cui l’intento è quello di traslare lo spazio fisico di Toast in uno spazio-oggetto attraverso la carta stampata. Il prospetto di Toast è stato riportato in scala determinando il formato dell’edizione. Giacomo Montanelli è il primo artista a cui abbiamo proposto di relazionarsi con questo insolito luogo espositivo. Oltre agli interventi dell’artista il suo progetto dal titolo Dexter include un fake magazine realizzato grazie al contributo di numerosi artisti e critici. Le edizioni saranno spedite tramite posta, mezzo di comunicazione storicamente interrotto di cui sono famose le lettere dal fronte. Il progetto citato è curato da Maria Cecilia Cirillo insieme a Stefano Giuri.

https://www.manifatturatabacchi.com/toast-project/

Dati correlati
Spazi espositiviIN SITU, FUSION ART GALLERY, FLIP PROJECT SPACE, MUCHO MAS, DISPLAY, IDEM STUDIO, L'ASCENSORE, TOAST PROJECT SPACE, CASA SPONGE, SPAZIO RIVOLUZIONE, MEGAZZINO, MARS, YELLOW, SPAZIO SERRA , SPAZIO NOUR, SPAZIO DAS , T-SPACE, GELATERIA SOGNI DI GHIACCIO, EDICOLA RADETZKY
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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.