Podcast: Monologhi al telefono con Andrea Mastrovito

Il primo episodio di Monologhi al telefono, la rubrica su podcast dedicata agli artisti, e realizzata da Donatella Giordano per Artribune. Si comincia con Andrea Mastrovito

Andrea Mastrovito, Framestills da
Andrea Mastrovito, Framestills da "I am not legend", film animato, dur: 70 min, 2020. Progetto supportato dall'Italian Council ( VI edizione, 2019)

Parte con Andrea Mastrovito la rubrica Monologhi al telefono, il primo podcast di Artribune dedicato agli artisti condotto da Donatella Giordano. Con questo progetto, spiega la curatrice, Monologhi al Telefono è una nuova rubrica di Artribune tutta da ascoltare. Gli artisti si rapportano con un ipotetico ascoltatore raccontando gli aspetti più intimi della propria ricerca: un sistema che supera il concetto dell’intervista classica – precedentemente pianificata – a favore di un approccio libero, dove l’artista simula una conversazione e l’utente diventa l’interlocutore.L’intervistatore agisce dietro le quinte, quando a microfoni spenti programma con l’artista il giorno e l’ora della chiamata, proponendogli un’intervista non strutturata che azzera il concetto di pianificazione a favore di una modalità che si svincola dalle direzioni.   

ANDREA MASTROVITO CHI È  

Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) inaugura questo percorso con un monologo registrato al telefono nel mese di febbraio di quest’anno. Il silenzio della chiamata evoca all’artista numerosi riferimenti che vanno dalle telefonate notturne (le booty call newyorchesi), alle cabine degli anni Novanta dalle quali chiamava la sua famiglia per seguire le partite dell’Atalanta in radio mentre era all’estero, alle canzoni ascoltate al telefono che ha letto tra le pagine di  “E Johnny prese il fucile” di Dalton Trumbo, fino alla ninna nanna che egli stesso cantava al figlio quando si trovava fuori per lavoro. Ed è proprio con lui che oggi dice di aver imparato a disegnare, definendo questo un modo libero di conoscere il mondo. L’artista fornisce un’interessante panoramica sul suo lavoro ponendo il disegno alla base di tutto e definendo la matita come uno strumento oggi anacronistico che collega il mondo delle idee al mondo del reale. Una questione secondo lui fondamentale soprattutto per gli artisti italiani, popolo di grandi disegnatori (anche se a suo avviso è da troppi anni che non si redige un volume serio su questa faccenda). Un discorso che chiarisce minuto dopo minuto la sua grande passione per il disegno, che lui  definisce  come “una riduzione ai minimi termini dei problemi”. Secondo Mastrovito, infatti, l’artista è una persona davanti a un foglio bianco che si inventa un problema. Questo problema lo impegnerà per anni e la soluzione sarà il suo percorso artistico. Il monologo continua con una serie di narrazioni, sul suo lavoro e tecniche utilizzate: dai tagli netti dei collage, al frottage, alle videoanimazioni, ai segni lasciati sul muro con il pallone, e di come anche questi rappresentino la relazione che c’è tra il disegno e il reale. “Il disegno è lo spazio tra le parole”, dice, affermando inoltre:  “Noi artisti cerchiamo di essere lo spazio tra le parole per provare a rendere il discorso intelligibile”. Il disegno permette, quindi, di conoscere il mondo, servendosi dell’azione stessa e attraverso l’immagine e la sua stessa copia. Ed è proprio attraverso la copia di centinaia di frame tratte dal film Nosferatu di Murnau che l’artista realizza man mano il suo film Nysferatu, con il quale racconta una storia del nostro tempo. Quasi verso la fine della chiamata l’artista analizza il suo ultimo film “Io Non Sono Leggenda” – che si è aggiudicato il finanziamento della sesta edizione dell’Italian Council 2019 – dove indaga il tema dell’identità e del rapporto con l’altro con una rilettura del film Night of the Living Dead – La notte dei morti viventi di George Romero. Il monologo finisce con una canzone, Dear Friends di Brian May, cantata dall’artista in memoria di tempi passati.

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