L’imprevedibile reazione iraniana alla morte di Soleimani. A suon di opere d’arte

Sono 30 gli artisti chiamati a raccolta dal vertice della Repubblica Islamica per onorare il generale Soleimani e celebrare i valori tradizionali più radicali. Le opere saranno allestite in mostre diffuse per tutta la nazione.

Un graffito antiamericano a Tehran
Un graffito antiamericano a Tehran

Una call indetta dal vertice della Repubblica Islamica per onorare la memoria del Generale Qassem Soleimani, morto il 5 gennaio a Baghdad in un attentato di matrice americana, vede coinvolti 30 artisti fra pittori, scultori, graphic designer, fra i quali Mehdi Farrokhi, Ahmad Qolizadeh, Hassan Ruholamin, Shahram Shirzadi e Malek-Dadyar Garusian. Appena pronte, le opere saranno esposte in varie mostre in tutto il Paese.

IN MEMORIA DI SOLEIMANI: UNA CRISI STORICA

A quarant’anni dalla fine della “crisi degli ostaggi”, le relazioni fra Iran e USA continuano a essere tese, nell’ottica di un mai risolto confronto sul nucleare e delle più o meno presunte interferenze iraniane nella lotta all’ISIS. La morte di Soleimani ha riportato la tensione ai massimi livelli. E l’arte ha sempre avuto un ruolo nell’interpretare gli “autentici” sentimenti popolari, così come quelli governativi. Da anni le strade di Tehran e quelle di altre importanti città iraniane ospitano i graffiti di improvvisati artisti di strada (qualcuno forse proveniente anche dalle file dei Pasdaran), che inneggiano all’odio per gli Stati Uniti. La Statua della Libertà è il soggetto più diffuso, nell’intento di dimostrare una mancanza di coerenza degli USA nel rispettare i valori di cui si dichiarano depositari.

IN MEMORIA DI SOLEIMANI: ONORE AL MARTIRIO

Oltre che mezzo di educazione e propaganda politica, l’arte è anche uno strumento di conservazione della memoria, come dimostra l’iniziativa presa per ricordare Soleimani. Delle trenta opere del progetto, una la si conosce già, anticipata sulle pagine del Tehran Times, quotidiano iraniano in lingua inglese e vicino al potere degli ayatollah: Hassan Ruholamin, pittore iraniano noto per le sue scene della storia persiana antica e dell’epos islamico, ha omaggiato Soleimani con una suggestiva pittura che immortala il generale stretto nell’abbraccio dell’Imam Hussein, figlio di Fatima e nipote di Maometto, fondatore dell’Islam sciita e assassinato nel 680 d.C. La sua figura, e il suo martirio, sono ricordati in una festa annuale detta “il giorno del martirio” o Ashura. L’accostamento di Ruholamin ha ovviamente una fortissima valenza simbolica, volta ad accentuare nel popolo il sentimento della grandezza di Soleimani e la sensazione del “sacrilegio” compiuto dagli USA. Opera certo suggestiva, ma, come per le altre 29 non ancora rese note, probabilmente non sono i pregi estetici a contare.

IN MEMORIA DI SOLEIMANI: IL GRANDE GIOCO

Con una serie di mostre d’arte a lui dedicate, lo Stato Islamico completerà quanto annunciato al suo popolo: vendicare la figura di Soleimani e insieme eternarne la memoria. Il primo scopo è stato probabilmente ottenuto nella maniera più “pulita” possibile: una ritorsione sui civili americani, “causalmente” a bordo di un aereo, quello sì scelto casualmente fra quelli in partenza da Tehran mentre imperversavano i raid sulle basi di Washington (luoghi dove una sola vittima sarebbe costata all’Iran una risposta militare immediata e non sostenibile da parte sua). Una reazione sulla quale, anche internamente, non ci si può permettere troppa propaganda. Ed ecco che l’arte assolve la seconda parte del compito, poiché le immagini – come i missili – sono più efficaci di mille parole.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.