Editore e mecenate illuminato, Marcello Rumma è al centro della mostra allestita al Museo Madre di Napoli. Una cavalcata attraverso sei anni di attività, brevi ma particolarmente intensi.

Finalmente I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970, la tanto attesa esposizione dedicata a una delle figure più raffinate della cultura contemporanea in Italia (“Marcello era un giovane istrionico”, ha ricordato Tomaso Binga, al secolo Bianca Pucciarelli in Menna), ha aperto le porte al popolo dell’arte per mostrare una storia emozionante che nasce a Salerno e che pone proprio Salerno e il suo territorio spugnoso al centro di un radioso dibattito internazionale.
In questo percorso, nato nell’ambito delle grandi manovre che la Regione Campania ha avviato con il Progetto ARCCA ‒ ARchitettura della Conoscenza CAmpana affidato a Scabec, Società Campana Beni Culturali (Scabec sta procedendo al primo ed entusiasmante Ecosistema Digitale Cultura della Campania), l’avventura umana e intellettuale di Marcello Rumma (Salerno, 1942-1970) è delineata con meticoloso rigore scientifico: ci sono infatti documenti e opere della sua collezione personale (quella collezione che nasce a Salerno nell’appartamento di Parco Persichetti, dove Marcello e Lia, sua moglie, si attorniano di autori consolidati e di giovani volti delle neoavanguardie), ci sono fotografie e ritagli di giornale, ci sono libri e riviste, come pure un brillante apparato di schede tecniche (utili a contestualizzare i vari ambienti) che restituiscono per la prima volta, e in maniera esclusiva, il percorso di un giovane sognatore, di un ragazzo coraggioso e curioso.

LA MOSTRA AL MUSEO MADRE

Divisa in undici sezioni evolutive e confluenti, la storia presentata con questa prima mostra al Museo Madre (seguiranno due eventi ad Amalfi, negli arsenali dell’antica Repubblica marinara per riaccendere i riflettori su uno spazio speciale) parte da alcuni Punti di origine e da Una didattica aperta dove è possibile scorgere l’impegno di un giovanissimo Marcello che sin dai primi Anni Sessanta del secolo scorso affianca suo padre Antonio nella gestione del Collegio Arturo Colautti di Salerno (il collegio era stato istituito nel 1935) dove avvia un procedimento educativo “espanso”, capace di saltare il rigido fosso della didattica “da banchi di scuola” e di interagire con nuove prospettive educative, con nuovi metodi di insegnamento legati al mondo della cultura in movimento. Nascono in questo periodo i due numeri unici delle riviste Il Ponte e Rapporti (editi dal Centro Culturale Colautti) tanto apprezzati da Alfonso Menna, l’allora Sindaco di Salerno, che in due lettere, anche queste in mostra, porge “i migliori auguri di successo” per queste pregiate imprese culturali: “Mi compiaccio vivamente per questo impegnativo lavoro – come già ebbi modo di esprimerLe la mia soddisfazione per il precedente” ‒ Menna si riferisce a una prima lettera del 1° giugno 1965, scritta in occasione del numero unico Il Ponte – “soprattutto perché la rivista esula dalla ‘formula tradizionale’ dei fogli studenteschi e, mentre vuole divertire, mira a fare anche opera di divulgazione culturale”.
Col sostegno critico di un altro Menna, dell’amico Filiberto più esattamente (che aveva avuto la libera docenza nel 1965 e aveva sùbito ricoperto la carica di titolare della prima cattedra di Storia dell’arte contemporanea istituita in Italia, alla facoltà di Magistero, all’Università di Salerno) conosciuto grazie ad Angelo Trimarco, coetaneo e amico di Marcello e Lia, la rivoluzione intrapresa da Rumma si circonda via via degli stati generali della critica d’arte e della teoria più brillante, come dimostrano le quattro sezioni della mostra denominate Reinvenzione dei luoghi (Amalfi, 1966), Interrogativi sull’opera (Amalfi, 1967), Alla frontiera (Amalfi, 1968) e Assemblea continua: nel 1966 Renato Barilli cura Aspetti del “ritorno alle cose stesse”, la prima delle tre rassegne promosse negli arsenali di Amalfi, a cui seguono L’impatto percettivo (curata da Menna e Alberto Boatto) e Arte Povera più Azioni Povere (a cura di Germano Celant, allora promettente allievo di Eugenio Battisti) che segue le linee generali di Con temp l’azione (una variante del titolo era Per un’ipotesi di Con temp l’azione), la mostra processuale curata da Daniela Palazzoli a Torino tra le gallerie Galleria Christian Stein, il Punto e Sperone che precede anche le sempre troppo citate Op Losse Schroeven e When Attitudes Become Form del 1969.

I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970. Exhibition view at Museo Madre, Napoli 2019. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante
I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970. Exhibition view at Museo Madre, Napoli 2019. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

LE IMPRESE DI MARCELLO RUMMA

Legate irrinunciabilmente al dibattito critico, le imprese culturali pensate da Marcello Rumma in questo o in altri spazi non deputati sono imperdibili: e affiancate tra l’altro (sempre) da dibattiti, incontri e convegni quali Lo spazio nell’arte d’oggi (con Barilli, Calvesi e Menna) organizzato nell’ambito della RA2 e Assemblea (nella RA3) che riunisce sotto lo stesso cielo un generoso ventaglio di critici e studiosi: Giovanni Maria Accame, Giuseppe Bartolucci, Vittorio Boarini, Pietro Bonfiglioli, Achille Bonito Oliva, lo stesso Celant, Gillo Dorfles, Piero Gilardi, Henry Martin, Filiberto Menna, Daniela Palazzoli, Concetto Pozzati, Angelo Trimarco e Tommaso Trini.
Man mano che si procede nel viaggio alla scoperta di un ragazzo che ha scommesso sull’arte per cambiare il proprio mondo o quantomeno per leggerlo e per farlo leggere a un pubblico più ampio, si giunge a delle sezioni in cui Salerno, proprio grazie alla forza di questo appena ventiseienne principe della scena, si apre, si avvia a una trasformazione, a essere un centro di dibattito, un luogo artisticamente accreditato, una grande officina di sperimentazione e di creazione (siamo nel periodo in cui la provincia è l’impero se si pensa alle coeve manovre di Foligno, di San Benedetto del Tronto o di Montepulciano).
Nel settembre del 1967, instancabile ed entusiasta, Marcello Rumma contribuisce alla realizzazione della Prima Rassegna di Scultura Italiana Contemporanea allestita sotto i portici del Palazzo comunale di Salerno e curata da Filiberto Menna che, per l’occasione, si fa affiancare da due compagni di strada (Renato Barilli e Gillo Dorfles) – ci sono in mostra due articoli apparsi il 7 e il 20 ottobre 1967 su Il Mattino, uno a firma di Menna e l’altro siglato a.t. (scritto da Angelo Trimarco): nello stesso anno Rumma prende le redini della direzione artistica dell’agenzia Einaudi 691, uno spazio della Libreria Einaudi dove l’anno successivo viene affidata a Angelo Trimarco l’organizzazione curatoriale del ciclo Ricognizione cinque: una serie di mostre (una al New Design e quattro presso la Einaudi 691, al numero 17 di via Scuola Eleatica) con cui cinque giovani nomi dell’arte (Agostino Bonalumi, Marcolino Gandini, Aldo Mondino, Gianni Ruffi e Gilberto Zorio) dialogano con cinque giovani penne della critica militante (Achille Bonito Oliva, Maurizio Fagiolo, Germano Celant, Renato Barilli e Alberto Boatto).

I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970. Exhibition view at Museo Madre, Napoli 2019. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante
I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970. Exhibition view at Museo Madre, Napoli 2019. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

PUBBLICAZIONI E ARTISTI

Cadenzata da una ritmica avvincente che si articola appunto tra opere e documenti per evidenziare l’ampio spettro di attività perseguite da Marcello Rumma in quegli irrinunciabili e irripetibili Anni Sessanta del Novecento, l’esposizione meticolosamente orchestrata da Gabriele Guercio e Andrea Viliani pone luce anche sulle brillanti pubblicazioni della casa editrice Rumma, un progetto editoriale straordinario che nella sezione Un’editoria integrale mette in risalto pubblicazioni ricercate le cui due collane (Saggi e Saggine) sono affidate a Renato Barilli, Filiberto Menna e Aldo Masullo e nei cui vari numeri escono Ontologia e storia in Husserl (1968, a cura di Bianca Maria D’Ippolito), Chiave della poesia di Jean Paulhan (1969, a cura di Renato Barilli), Filosofia del surrealismo di Ferdinand Alquié (1969, a cura di Angelo Trimarco), Oasi della gioia, idee per una ontologia del gioco di Eugene Fink (1969, prefazione di Aldo Masullo), Verso la poesia totale di Adriano Spatola (1969), Marchand du Sel di Marcel Duchamp (1969, introdotto da Alberto Boatto e tradotto da Anna Nosei Weber), Storie e Futurologia di Ossip K. Flechtheim (1969, a cura di Maria Paola Fimiani), L’uomo nero, il lato insopportabile di Michelangelo Pistoletto (1970), Il cinema dell’utopia di Paolo Bertetto (1970).
Accanto a un nutrito assortimento di documenti (quello che maggiormente colpisce di questo vivace percorso forse a onor del vero un po’ eccessivamente umbratile sono i meravigliosi documenti messi generosamente a disposizione dall’Archivio Lia Incutti Rumma), ad accompagnare il visitatore sono anche le opere di artisti, alcuni un po’ dimenticati o trascurati come Ableo (Carmine Limatola), che tratteggiano una sorta di monografia visiva in cui confluiscono storie di una narrazione che si fa sempre più ampia, polifonica, rizomatica: e che non si interrompe nel 1970, con la prematura scomparsa di Marcello (figura unica nel suo genere, promotore di idee, mecenate illuminato, editore raffinato, indiscusso protagonista di quei sei anni brevi ma intensi) perché poco dopo Lia Rumma si trasferisce a Napoli e apre la sua omonima galleria per portare avanti quei progetti iniziati a due voci, per continuare a promuovere il nuovo, con gli occhi – gli stessi occhi di allora – rivolti verso la costruzione del nuovo, verso l’edificazione del futuro.

Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoI sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970
Vernissage14/12/2019 ore 17
Duratadal 14/12/2019 al 13/04/2020
CuratoriAndrea Viliani, Gabriele Guercio
Generearte contemporanea
Spazio espositivoMADRE - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DONNAREGINA
IndirizzoVia Settembrini 79, 80139 - Napoli - Campania
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.