Arte Fiera 2020: le migliori opere della fiera bolognese secondo Artribune

Nel pieno dei giorni della fiera bolognese, vi presentiamo le opere più interessanti del panorama 2020: una selezione eterogenea tra video, fotografia, pittura, post war e contemporaneo.

Dopo avervi presentato un’introduzione di Arte Fiera 2020 con le primissime immagini e impressioni, entriamo nel vivo della rassegna, attraverso una selezione di opere che hanno attirato la nostra attenzione. Andando dal padiglione del moderno a quello del contemporaneo, abbiamo scovato lavori di diversi tipi, tra pittura, fotografia, video, installazione, artisti storicizzati e emergenti.

-Giulia Ronchi

1. JIMMIE DURHAM, SMASHING – PROGETTO ARTE FIERA

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Jimmie Durham, Smashing, Performing Activities

Si sarebbe dovuta chiamare THE BUREAU e avrebbe dovuto essere una performance live ad Arte Fiera, e invece è diventata una video installazione. Jimmie Durham, artista impegnato nella lotta per i diritti civili e vincitore del Leone d’oro alla carriera nella 56.Biennale Arte di Venezia, ha mancato la partecipazione al programma Performing Activities Oplà della fiera bolognese a causa di problemi di salute. Al suo posto, uno spazio dotato di una scrivania e un vecchio monitor, sul quale scorre il video Smashing, la performance avvenuta nel 2004 alla Fondazione Ratti di Como. Indagando e ridicolizzando il ruolo dell’ufficio e del burocrate, in questa performance gli spettatori sono invitati uno alla volta a fornire all’artista, seduto alla scrivania, oggetti di vario tipo, che vengono rotti con un colpo secco tramite l’uso di una pietra (materiale emblematico nella ricerca dell’artista). Al termine, Durham rilascia anche un certificato firmato e bollato. La sua azione indaga il senso delle convenzioni che regolano la società, mettendo in campo un’ironia spietata.

2. PIERO FOGLIATI, RIVELATORE CROMOCINETICO – BONIONI ARTE

artefiera 2020 ph Irene Fanizza Piero Fogliati – Rivelatore Cromocinetico Bonioni Arte

All’interno della Main Section, una bella sorpresa: la galleria Bonioni Arte propone al pubblico la riscoperta del compianto Piero Fogliati, artista cinetico attivo dagli anni Sessanta, e della sua sperimentazione sulla luce e sul moto. Un esempio emblematico della sua ricerca è Rivelatore Cromocinetico, che consiste in un filo elastico posizionato in senso verticale, colpito dalla luce bianca di un proiettore: tirandolo e facendolo rimbalzare, forma al suo interno un fenomeno di scomposizione della luce che si divide in una gamma variegata di colori.

3. LISETTA CARMI, I TRAVESTITI, CABIRIA – MARTINI E RONCHETTI

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Lisetta Carmi – I travestiti, Cabria Marchini e Ronchetti

È ormai nota la produzione di Lisetta Carmi, l’artista genovese che negli anni ’60 ha iniziato a documentare la vita di travestiti e transgender (o drag queen, come si direbbe oggi). Produzione fotografica da cui è nato Il libro dei travestiti, pubblicato nel ’72 e considerato all’epoca osceno. Oggi la sua fama è risalita, grazie anche alla consacrazione della mostra curata da Francesco Vezzoli per Fondazione Prada. E si continua a scavare nel grande archivio della Carmi. Martini e Ronchetti portano ad Arte Fiera non solo gli ormai rinomati scatti in bianco e nero, ma anche inedite foto a colori. I Travestiti, Cabiria, raffigura un momento di sensualità e intimità di Cabiria, che posa nel letto assieme al suo gatto.

4. RINUS VAN DE VELDE, I HAD A FLASH OF INSIGHT… – MAAB

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Rinus Van De Velve – I had a flash of insight… MAAB

I dipinti del belga Rinus Van De Velde rappresentano ricordi di fatti mai avvenuti, frame di film mai realizzati: sono attimi ricchi di particolari rappresentati in tele di dimensioni monumentali, rigorosamente dipinti in bianco e nero (il colore dei flashback o dei ricordi). Non a caso, l’artista ricostruisce minuziosamente i set che andrà poi a raffigurare in pittura. Un altro elemento narrativo cruciale delle sue opere sono i titoli, lunghe didascalie che rappresentano di per sé un frammento di narrazione e riportato nella parte bassa dell’opera. Come quello rappresentato dalla galleria MAAB per Arte Fiera: I had a flash of insight: that this was in fact my life. This is how it exactly looked like and presumably always will. I received, I was a well, I endured. I was itself. Now these days are over, the party stops. Now I am the night of the nights, the negation of negations. Still a terrible drummer but at least nothing else.

5. ANTONELLO GHEZZI , VIA LIBERA PER VOLARE – VANNUCCI

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Antonello Ghezzi – Via Libera per volare, Vannucci

Era il 1962 quando veniva pubblicata la raccolta Favole al telefono di Gianni Rodari, un libro per bambini (e non solo) in cui il reale e l’immaginario si fondono in racconti a lieto fine. Nel centenario dalla nascita dello scrittore, il duo Antonello Ghezzi (formato da Nadia Antonello e Paolo Ghezzi), decidono di rendergli omaggio con un’installazione urbana, un semaforo blu che nell’omonima favola voleva dare alle persone “il via per volare”. Posto nelle vie del centro storico di Bologna, il progetto entra a far parte del circuito off di Art City Bologna 2020. Ma lo potete trovare anche nello stand di Vannucci, in fiera.

6. SERGIO VEGAS, MOTOCYCLES, BUTTERFLIES, COLORS – UMBERTO DI MARINO

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Sergio Vega – Motocylcles, butterflies, colors Umberto Di Marino

La galleria Umberto Di Marino, selezionata per la sezione Fotografia e immagini in movimento a cura del gruppo Fantom, porta in fiera le opere di Sergio Vega, artista argentino che riflette sulle comunità e gli ambenti abitabili di oggi. Nei suoi scatti, ambienti inquinati e desertificati del Sudamerica (con riferimento anche ai grandi incendi) si contrappongono a forme geometriche colorate, richiamo all’architettura colonialista.

7. MARCO MARIA ZANIN, SINTOMO II – SPAZIO NUOVO

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Sintomo II Marco Maria Zanin Galleria Spazio Nuovo

Riattualizzare il passato attraverso l’azione del contemporaneo: è una delle principali ricerche di Spazio Nuovo, che porta in fiera Marco Maria Zanin. Il giovane fotografo padovano, la cui poetica è strettamente legata al territorio, volge lo sguardo al passato, rielaborandolo attraverso un sentire personale: come in Sintomo II, in cui il legno che compone le pialle dei falegnami viene tagliato, scomposto e riassemblato per formare una sorta di totem, una figura apotropaica resa monumentale dagli scatti di Zanin.

8. ROMINA BASSU, ANGOLO NULLO – STUDIO SALES

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Angolo Nullo Romina Bassu Studio Sales

È un gioco di rimandi quello che avviene nelle opere di Romina Bassu, rappresentata ad Arte Fiera da Studio Sales: gli stereotipi femminili, modellati secondo le esigenze di una cultura maschile, vengono rappresentati assieme a tutti gli effetti di nevrosi che si riversano sul corpo della donna. Tacchi alti e rossetti interagiscono con figure angustiate, a disagio con se stesse. La stessa cosa avviene in Angolo Nullo, dove il senso di attesa e di incertezza si mescola con i colori pastello di un ambiente sospeso.

9. MARIO SCHIFANO, DESERTI – GALLERIA TONELLI

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Mario Schifano – Deserti Galleria Tonelli

La Galleria Tonelli porta in fiera un’opera della serie Deserti, un ciclo pittorico di Mario Schifano risalente agli anni ’80. In questa tela monumentale dalla pittura materica, i rossi, i marroni e le tonalità di terra si contrappongono al blu del cielo, frastagliato da macchie di rosa e viola, dal quale scaturiscono raggi di luce delineati in modo violento. Una serie che si riallaccia alle origini dell’artista nato a Homs, in Libia, e che presenta il deserto come un luogo mitico, un miraggio ipnotico.

10. SONIA DELAUNAY, SERPENT NOIR – VEROLINO

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Sonia Delaunay – Tappeto Serpent Noir Verolino

Verolino porta a Bologna Fiera una collezione notevole di arazzi che si pongono in continuità con la ricerca pittorica di artisti storicizzati. Tra questi, Serpent Noir di Sonia Delaunay, nel quale si condensano diversi periodi della pittrice: al centro, una composizione di elementi curvilinei e rettilinei riprende il periodo degli anni Sessanta, assieme all’opera Rhythm-Color. A destra, i rettangoli giustapposti verticalmente evocano la copertina illustrata per una pubblicazione di Blaise Cendrars; a sinistra, il serpente nero, da cui è tratto il titolo, attinge da una sciarpa decorata dall’artista negli anni Venti.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.