Ritrovate 500 opere giovanili di Richter. Ma la metà sarebbe “da bruciare” dice l’artista

L’album di bozzetti e schizzi sarebbe nelle mani di un mercante recentemente condannato per frode, intenzionato a trovare un acquirente per inserirle nell’Archivio Gerhard Richter. Ma la risposta non è stata delle più entusiaste.

Gerhard Richter
Gerhard Richter

Quando si è uno degli artisti contemporanei tra i più influenti e quotati del pianeta, c’è da aspettarsi che qualche fraintendimento non manchi. È quello che è successo a Gerhard Richter (Dresda, 1932) le cui opere hanno toccato più volte prezzi da capogiro (il suo Abstraktes bild è stato battuto da Sotheby’s nel 2015 a 46.306.758 sterline, oltre 54 milioni di euro, per fare un esempio). Questa volta, il casus belli è stato un album di fogli A4: circa 500 disegni giovanili ritrovati nella soffitta della casa di Dresda, quella appartenuta ai suoceri dell’artista e passata in seguito di proprietà a un’altra famiglia. Un materiale prodotto prima della sua fuga dalla Germania dell’Est, cui è difficile attribuire un valore che si avvicini alle consuete cifre stellari, visto che molti di questi lavori non recano neppure la firma. Eppure, se non adeguatamente tenuto d’occhio, questo materiale potrebbe essere l’oggetto di un commercio a svariati zeri.

CHI C’È DIETRO I DISEGNI GIOVANILI DI RICHTER?

Molte cose non sono mie. La metà è spazzatura e dovrebbe essere bruciata”, ha commentato un drastico Richter alla stampa tedesca. A quanto pare, l’artista aveva già preso visione di questi bozzetti tempo addietro attraverso delle riproduzioni, senza però considerarne l’acquisizione e anzi dichiarandoli di poco valore. Tra questi, c’è anche la bozza di Ema, act on the stairs, un celebre ritratto senza veli della prima moglie. Ma chi c’è dietro alla loro ipotetica vendita? Si tratta di Helge Achenbach, un tempo mercante d’arte di spicco, ma assurto alle cronache del 2015 per essere stato condannato per frode, scontando una pena di tre anni di reclusione. L’art dealer tedesco sarebbe al momento alla ricerca di un acquirente disposto a comprare il corpus di opere e a farle rientrare nell’Archivio Richter di Dresda. Un servizio offerto gratuitamente, senza costi di commissione – ha dichiarato Achenbach – votato alla ricomposizione del patrimonio Richter. Una ricerca di riscatto forse, un modo per ripulire la propria immagine? È plausibile e comprensibile; tuttavia, la buona azione si è presto infranta sulla distaccata reazione di Dietmar Elger, dal 2006 direttore dell’Archivio Gerhard Richter che cura gli interessi del grande artista e che valuta il pacchetto appena 100 mila euro contro i 5,6 milioni proposti inizialmente dal proprietario. Un valore documentario ma non irrinunciabile, che potrebbe mettere fine a un caso che è stato per l’anziano Richter fonte di imbarazzo.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.