Un po’ Airbnb, un po’ studio, un po’ galleria. Il progetto di Andrea Mineo a Berlino

Avete mai pensato di trascorrere una notte in una galleria, a stretto contatto con installazioni artistiche? È quello che si può vivere nella “Airbnb Gallery” di Andrea Mineo, sostenendo allo stesso tempo il lavoro degli artisti.

Andrea Mineo, KCAR
Andrea Mineo, KCAR

A Berlino si va in cerca di “fortuna”, ma anche di nuovi contatti, scoperte, stimoli ed esperienze. Tanti gli artisti italiani che partono alla volta di quella che è ancora nota per essere una capitale della sperimentazione. È l’inizio anche della storia di Andrea Mineo (Torino, 1989), cresciuto a Palermo e diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Dopo gli anni di formazione, si è aperto un nuovo capitolo: quello della vita berlinese. Tra lavori e collaborazioni con varie gallerie, porta avanti quotidianamente la sua ricerca artistica, basata sulla creazione e (a volte) sulla risoluzione di sistemi problematici o situazioni inedite. Il suo nuovo progetto si chiama KCAR (Kreuzberg Contemporary Art Residence) e condensa in un solo spazio un alloggio Airbnb per viaggiatori di passaggio, un luogo di riflessione, una galleria e uno studio in un solo spazio. Il primo esperimento è iniziato a novembre 2019: in una settimana l’artista ha accolto ospiti provenienti da tutto il mondo, invitandoli a trascorrere una notte a contatto con un’installazione artistica. Ha poi raccolto le loro impressioni attraverso una videointervista (che trovate sotto). Ma come è nata l’idea? Come ha reagito il “pubblico”? Come proseguirà l’esperimento? Andrea Mineo ci ha raccontato tutti i particolari in questa chiacchierata. 

Come mai ti trovi a Berlino?
Dopo la formazione all’Accademia di Brera di Milano ho voluto cavalcare l’entusiasmo di vivere in un altro contesto, imparare, sperimentare e creare, quindi ho fatto richiesta per un Traineeship post laurea. Troppo tardi, la richiesta non è stata accettata ma ho deciso comunque di partire. Sono già stato a Berlino, quando avevo 18 anni. Ho lavorato come assistente per un artista e l’esperienza in città mi ha dato molto. 

Andrea Mineo, KCAR
Andrea Mineo, KCAR

L’Airbnb Gallery è un progetto che ti permette di trascorrere una notte all’interno di un’installazione d’artista allestita nel tuo studio. Chi hai ospitato fin ora?
La maggior parte degli ospiti al KCAR (Kreuzberg Contemporary Art Residence) per la prima parte dell’esperimento sono stati giovani in transito da Berlino, per lavoro, studio o divertimento. Tra questi ho ospitato music producers, studenti universitari e una spogliarellista. Ognuno di loro ha trascorso una notte all’interno nel mio studio e nella mostra che ho allestito.

Cosa c’era esposto?
Per la prima mostra del progetto ho presentato un’installazione, una serie di sculture di sabbia insieme a un contratto di affitto. Il lavoro è un tributo alle invenzioni umane, ispirato precisamente a quelle che hanno avuto luogo in Mesopotamia, l’attuale Iraq, tra il 5500 a.C. e il 2000 a.C. Tra queste invenzioni figura il primo contratto di affitto della storia, datato 2000 a.C. È una pietra incisa con caratteri cuneiformi risalente al periodo babilonese. Il lavoro si intitola The latest Invention e il titolo si riferisce proprio al contratto di affitto, cioè l’ultima invenzione del periodo storico designato.

Che riscontri hai avuto?
Ognuno degli ospiti ha riportato un’esperienza surreale, alcuni addirittura mistica. Uno studente di matematica mi ha detto che la scultura a forma di Ziggurat lo ha protetto dagli incubi durante la notte, un tirocinante ha avuto una grande ispirazione al risveglio, un altro ragazzo si è sentito benedetto e protetto durante la permanenza. Invece una signora sulla cinquantina ha apprezzato il fatto che le ho preparato il caffè la mattina ma si è lamentata per l’arredamento minimale, forse le è sembrato scomodo non avere un appendiabiti, ….in effetti la posso capire. Se avessi visto il mio studio prima di tutto ciò, non lo avresti mai detto un posto accogliente.

Perché?
La prima settimana l’ho trascorsa a tirare giù la carta da parati marcia dai muri e ridipingere tutto. La seconda settimana ho recuperato l’arredamento. Un divano letto da un amico in trasloco, una sedia l’ho trovata per strada e il tavolo l’ho preso dalla cucina dell’appartamento dove abito. Ah, il tappetino yoga è un dettaglio chic che non poteva mancare, viene da un precedente nelle yoga classes che ho frequentato.

Come è nata l’idea del KCAR?
È un’idea che avevo da tanto tempo in testa, l’ho scritta su un quaderno e lasciata maturare lì. Volevo creare un sistema automatico per finanziare la mia ricerca artistica e quella di altri artisti miei coetanei. Si trattava di una serie di mostre da promuovere tramite siti di ospitalità, dove solo chi prenotava la stanza dal sito poteva vedere.

E quando è scattata “la molla”?
Un giorno, con un amico sono andato a un opening, purtroppo era già troppo tardi e la mostra era ormai chiusa. Abbiamo pensato che dovrebbe esistere una galleria aperta anche di notte, per i ritardatari come noi. Per dare il tempo alle persone di fruire l’arte con calma e, perché no, anche di dormirci dentro. Ho semplicemente unito le due idee. 

Quali sono le “regole della casa”?
In KCAR non è permesso fumare, fare feste, consumare droghe, portare animali domestici e non è un luogo adatto per neonati. Ospito solo una persona alla volta per una notte sebbene ci sia spazio fino a tre e non ci sono criteri di selezione.

Alla fine di ogni pernottamento realizzi sempre una video intervista ai ognuno dei tuoi ospiti. Cosa è risultato fin ora?
Non tutti si trovano al proprio agio di fronte la telecamera sebbene fossero stati felici di condividere la loro esperienza o magari di prolungarla. Con alcuni ospiti ho scambiato i contatti e li aggiorno sui progressi del mio lavoro, con altri ci sentiamo ancora e di tanto in tanto usciamo per un aperitivo.

Quali ti sembrano i lati che funzionano meglio di questo progetto?
Airbnb è solo uno dei tanti siti di ospitalità, volevo provare questo format e sfruttarlo in modo del tutto diverso. L’esperienza inizia sempre con il fatto che non sai mai chi ti bussa alla porta e termina quando hai già creato una relazione unica con l’ospite. Mi piace fare sentire le persone a proprio agio. Diversamente dalle mostre precedenti, questo format mi permette di dedicarmi a una persona alla volta, conoscerla veramente e avere uno scambio più profondo con i visitatori.

Come utilizzi i ricavi?
Come detto, il progetto ha lo scopo di creare un sistema di autofinanziamento delle pratiche di ricerca artistica. Quindi dopo ogni edizione i ricavi vengono condivisi con agli artisti che hanno esposto.

Altri progetti in cantiere? Ci sveli qualcosa?
Sto lavorando alla creazione di una nuova unità di misura dell’attenzione. Si chiama Atmen. Un Atmen corrisponde a 6 respiri completi, circa a 33 secondi di attenzione profonda. L’unità di misura è rappresentata da una scultura in cristallo di selenite e oro.

 Come si fa a soggiornare nel tuo studio?
Ci si può iscrivere per ricevere aggiornamenti riguardo il progetto da questo link: https://mailchi.mp/83028f43b69c/kcar

– Giulia Ronchi

https://kcontemporaryartspace.lpages.co/kcar/ 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.