Damascus Gate di Frank Stella diventa una grande installazione nel quartiere Seaport di Boston

Il murale recentemente inaugurato nel nuovo quartiere della città statunitense riproduce una delle opere più note del padre del Minimalismo, permettendone la fruizione da diverse prospettive e angolazioni

Entra a far parte del quartiere di Seaport – il più grande progetto di sviluppo immobiliare di Boston con cui la WS Development sta trasformando oltre 90mila metri quadrati della città in un distretto all’avanguardia con residenze, hotel, uffici, negozi, spazi pubblici e culturali – una delle più grandi opere di arte pubblica mai realizzate da Frank Stella (Malde, 1936), padre e tra i maggiori interpreti del Minimalismo. Dallo scorso 24 ottobre, sulla facciata di One Seaport, al 60 di Seaport Boulevard, campeggia il murale che riproduce una delle opere più celebri di Stella, Damascus Gate (Stretch Variation I), del 1970. L’opera fa parte della serie Protractor, e combina composizioni geometriche astratte che, se osservata da diverse prospettive, offre ai visitatori un’esperienza visiva sempre diversa, sebbene l’opera d’arte, secondo Stella, debba essere autonoma, impersonale, priva di emotività. La riproduzione di Seaport misura 30×5 metri, ed è visibile da diverse posizioni e angolazioni per tutto il quartiere. L’opera prende il nome dalla Porta di Damasco, una delle entrate di Gerusalemme, e nella sua versione originale si presenta come un dipinto in acrilico che si ispira alla tradizione dell’affresco, con i tipici motivi della pittura di Stella: intrecci, “arcobaleni”, strisce e forme geometriche colorate. Le immagini. 

– Desirée Maida

Boston
Frank Stella – Damascus Gate (Stretch Variation I)
One Seaport
60 Seaport Boulevard
www.bostonseaport.xyz

Dati correlati
AutoreFrank Stella
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.