“Date a Cesare quel che è di Cesare…”. Massimiliano Scuderi ricorda Cesare Manzo

L’architetto, curatore e critico Massimiliano Scuderi ricorda il gallerista Cesare Manzo, recentemente scomparso a Pescara

Cesare Manzo
Cesare Manzo

Cesare Manzo era nato a Pescara, più precisamente al quartiere della Marina, dove tutti hanno un nome che non è quello di battesimo, ma quello meritato sul campo, per strada. Cesare è stato un giovane sognatore come tanti se ne possono incontrare in provincia. Insieme ad un suo amico, studente di architettura, voleva aprire un ufficio al centro della città, un luogo con orari che assolvesse ad una funzione specifica, quella di non avere alcuna funzione. Poi provò a comporre poesie, ma a dire il vero nulla di tutto ciò funzionava veramente. Dopo il servizio militare prestato ad Ancona, essendo stato allontanato da tutte le scuole del Regno come amava vantarsi, trascorse i successivi anni in giro tra le montagne innevate d’Abruzzo per distribuire i giornali, attività di famiglia e dei fratelli Gianna e Gino, quest’ultimo sua vera coscienza parlante. E fu proprio all’edicola di via l’Aquila a Pescara, tra una lettura di Flash art e del Capitale che maturò l’idea di aprire una galleria d’arte, mentre in quegli anni, ai piani alti già le tavole erano imbandite e i commensali seduti e festanti.

Cesare Manzo - Edicola
Cesare Manzo – Edicola

CESARE MANZO. IL RITRATTO DI MASSIMILIANO SCUDERI

Cesare aveva però una caratteristica che gli altri non possedevano e che spiazzava sempre tutti, in particolare i potenti o coloro che si ritenevano tali, possedeva quell’erotismo che solo il Rock aveva in quegli anni, più che la musica dodecafonica. Aveva il carisma e l’energia di un Masaniello che agitava folle di ragazzi che attorno a lui si riunivano. Giovanotti annoiati, studenti fuori corso e mosche da bar, dava loro uno scopo, un obiettivo, offrendo a chi ne avesse la capacità di realizzare un sogno tutti insieme, come una comunità desiderante e operosa. In cambio non poteva offrire altro che una cena goliardica e qualche aneddoto. Molti, quasi tutti, volevano partecipare, perché Cesare era simpatico. E non era un guitto, come altri amavano descriverlo. Sempre col dilemma di riuscire a realizzare una mostra a qualsiasi costo. Accanto alle sue smisurate ambizioni, le tante difficoltà di una vita non privilegiata da gestire e che gli son costate una condanna e l’allontanamento di amici ed artisti a lui sinceramente vicini. Cesare era un mix di teppismo e di sensibilità – qualcun altro avrebbe detto di esprit de finesse ed esprit de geometrie. È stato un’araba fenice, mille volte rinata e spesso abbandonata, anche a causa del suo carattere e, alcune volte, per eccessiva generosità evidentemente mal ripagata.

L’ESPERIENZA DI FUORI USO

Poi gli anni stupendi del Fuori Uso, l’idea geniale di chi ha capito che nell’arte i modelli s’ inventano e non si replicano. Un’esperienza unica ed irripetibile, fatta di tantissime storie che solo noi che lì eravamo custodiamo come suo unico lascito. Appartenere al gruppo di Fuori uso inorgogliva. Era tutto, una casa, una famiglia, l’amore, la speranza, l’utopia, la libertà. Tutti potevano trovare uno spazio per esprimersi e per parlare. Ecco parlare, Cesare avrebbe voluto continuare a parlare con qualcuno. Era rimasto solo, abbandonato da troppi. Potremmo dire, senza con questo voler ledere il suo ricordo, Cesare è morto solo e disperato, ma sempre con un certo grado di cazzimma. Ora tutti lo ricordano, me compreso, ma nelle ultime telefonate, quelle poche ancora lucide, mi diceva che gli mancavano i discorsi e i progetti che insieme sempre facevamo, litigando furiosamente, come nessuno in tempi di vacche grasse avrebbe provato a fare con lui. Negli ultimi anni qualcuno avrebbe dovuto tutelarlo di più, tutti avremmo dovuto, e intendo gli amici veri. La città senza rughe, come scriveva Manganelli, avrebbe dovuto riconoscergli almeno l’onore delle armi e qualcosa in più a colui che è stato l’unico a pensare che Pescara potesse essere il centro del mondo e non solo struscio e vitelloni. Cesare è sempre 2 a 0 per te!

– Massimiliano Scuderi

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Massimiliano Scuderi
Critico, curatore e architetto, con PhD in Arte Contemporanea. È direttore artistico della Fondazione Zimei di Pescara e collabora per i progetti internazionali con la Fondazione Per L'Arte di Roma. Ha curato numerose mostre e conferenze internazionali di arte e architettura e ha svolto attività di ricerca e di insegnamento presso varie università Italiane e all’estero. Ha collaborato con numerosi artisti e architetti, quali Vito Acconci, Hans Schabus, Atelier Bow-wow, Peter Fend, Bert Theis, Alfredo Pirri, Philippe Rahm, Zafos Xagoraris, Franck Scurti, tra gli altri. Autore di libri, saggi e articoli, collabora con molte riviste come Arte e Critica, Flash Art, Exibart, Abitare, Contemporary, Area, MU6, EWT. Ha pubblicato per Postmedia i libri “Silencers and Amplifiers” su Zafos Xagoraris e “Constructed Atmospheres” su Philippe Rahm.