A San Francisco Seeing spheres. La più grande opera pubblica di Olafur Eliasson negli Stati Uniti

L’artista danese ha realizzato per il Chase Center di San Francisco una grande installazione di sfere in acciaio che riflettono lo spazio della grande piazza di Thrive City, nel quartiere di Mission Bay

Chase Center Seeing spheres Southeast Corner View_photo credit_Jason O'Rear and Chase Center
Chase Center Seeing spheres Southeast Corner View_photo credit_Jason O'Rear and Chase Center

Di Chase Center abbiamo parlato lo scorso giugno: inaugurato pochi giorni fa con un concerto dei Metallica e della San Francisco Symphony, è un’arena sportiva e di intrattenimento con 18.064 posti che fa parte del più ambizioso progetto urbanistico di Thrive City, complesso polifunzionale finanziato privatamente che si trova nel quartiere Mission Bay di San Francisco. Con 13mila metri quadrati di piazze e spazi aperti pubblicamente accessibili, l’area comprende inoltre edifici per uffici, ristoranti e negozi, diventando così un luogo di aggregazione per la comunità votato al benessere: saranno offerti infatti programmi di salute, sessioni di yoga e pattinaggio sul ghiaccio, e saranno presenti anche mercati contadini. Punto focale di Thrive City è quindi Chase Center, che oltre alle partite dei Golden State Warriors – team di Oakland che milita nell’NBA, il campionato di basket professionistico degli Stati Uniti – ospita concerti, eventi culturali, spettacoli per famiglie, per un totale di quasi 200 eventi all’anno. A Thrive City inoltre non mancano gli interventi di arte contemporanea, a partire da Seeing spheres, opera che Olafur Eliasson (Copenaghen, 1967) ha realizzato appositamente per il distretto.

SEEING SPHERES DI OLAFUR ELIASSON PER IL CHASE CENTER A SAN FRANCISCO

Seeing spheres è costituita da cinque sfere di acciaio idroformato lucido alte oltre 4 metri e mezzo disposte a cerchio, di fronte all’ingresso est del Chase Center. Ogni sfera supporta una faccia speculare circolare, incorniciata da un anello di luci a LED, orientata verso l’interno per riflettere le facce delle sfere circostanti. Le sfere e le loro facce speculari riproducono così un ambiente costituito da spazi “multistrato”, in cui le persone e tutto ciò che su di loro si riflette sembrano moltiplicarsi all’infinito. “Seeing spheres è uno spazio pubblico che ti contiene e contiene moltitudini”, spiega Eliasson. “Spesso pensiamo allo spazio pubblico come a uno spazio vuoto e negativo in città, visto da un’auto o attraversato per strada per andare altrove. Seeing spheres offre un posto dove fermarsi, in cui vederti dall’esterno, partecipe della società”. Quelli della percezione e degli spazi pubblici sono temi ricorrenti nella poetica di Eliasson, che proprio al Museum of Modern Art di San Francisco, nel 2007, ha presentato la sua prima retrospettiva statunitense. Attualmente alla Tate Modern di Londra è in corso Olafur Eliasson: In Real Life, la più ampia monografica mai organizzata sull’artista danese che racconta trent’anni della sua carriera.

CHASE CENTER E L’ARTE CONTEMPORANEA

 Quello di Olafur Eliasson non è il primo esempio del ruolo che l’arte contemporanea riveste a Thrive City e in particolare al Chase Center. Un paio di mesi fa lo SFMOMA – San Francisco Museum of Modern Art e i Golden State Warriors hanno stretto una particolare collaborazione: lo SFMOMA ha in prestito ai Warriors opere della propria collezione, per essere esposte al Chase Center. Tra le prime opere in prestito spiccano Untitled di Alexander Calder e Play Sculpture di Isamu Noguchi.

– Desirée Maida

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.