I Folligeniali della scuola d’arte Bergognone. L’iniziativa di Angelo Frosio a Lodi

Tutti possiamo essere artisti. Specialmente chi soffre. Questo è il motto della scuola Folligeniali ideata da Angelo Frosio negli anni ’70. Tutta la storia

Progetto Angelo Frosio
Progetto Angelo Frosio

“Arte è Amare” è il suo motto. Quando Angelo Frosio ha iniziato negli anni Settanta a predicare un’idea di arte originale e che avesse un risvolto sociale, è passato quasi per pazzo. Un’arte che non si insegna ma che è dentro ognuno di noi da sempre, per questo, secondo Frosio, siamo tutti artisti e specialmente lo è chi soffre. Nascono così i Folligeniali della scuola d’arte Bergognone. L’istituto è stato fondato nel 1975 da Angelo Frosio, maestro d’arte ed esperto tecnico caseario, che ha creato a Lodi la prima scuola in Italia a riconoscere l’espressione artistica come mezzo di recupero e di socializzazione. Solo una personalità ricca di iniziativa come quella di Frosio poteva decidere di coniugare l’attività professionale con una rigorosa ricerca di carattere artistico, il tutto a favore dei ragazzi con disabilità mentali che risiedono nel territorio di Lodi.

LE DICHIARAZIONI DI ANGELO FROSIO

“L’arte è dentro di noi, quasi fosse una conoscenza innata”, spiega Angelo Frosio, il fondatore della scuola d’arte Bergognone. “Chiunque può esprimersi artisticamente. Nella nostra scuola d’arte Bergognone ci sono corsi aperti a tutti senza alcun limite. Nella nostra scuola non esistono differenze proprio perchè l’arte annulla ogni diversità. Le lezioni sono rivolte a studenti, casalinghe, professionisti, ma soprattutto a persone più sfortunate, con handicap fisici o psichici. Quando si entra nella nostra scuola ogni differenza, da quelle culturali alle disabilità scompaiono, si è semplicemente artisti”. Fondamentale per Frosio è il rapporto tra arte e follia: un legame indissolubile. La scuola è infatti famosa per le tante provocazioni ideate da Frosio e che coinvolgono gli allievi della Bergognone, come la scelta di esporre una forma di formaggio come opera d’arte o la proposta (che aveva riscosso pareri positivi e che poi era finita nel nulla) di trasformare prati e parchi di Milano in luoghi dove lasciare vacche al pascolo in occasione di Expo 2015.

ARTE E FOLLIA

La storia è piena di esempi illustri”, sottolinea il fondatore della Bergognone. “Van Gogh, per esempio, non era pienamente stato capito dai suoi contemporanei e soprattutto non all’inizio della sua carriera. La prossima mostra che organizzeremo nel nostro museo dei Folligeniali ospiterà anche un suo quadro originale. Questo per dare maggiore credibilità alla nostra scuola e soddisfazione ai nostri artisti“. Il progetto della Bergognone di Lodi però non era stato capito immediatamente dai genitori dei ragazzi con disabilità che frequentano i suoi corsi. “Dire ai genitori di ragazzi portatori di handicap che il proprio figlio è un artista non è cosa semplice”, spiega Frosio. “Ma fortunatamente oggi la scuola Bergognone è una risorsa per tutti, qui lavorano molti professionisti e i risultati sono assolutamente positivi. Più di quarant’anni fa quando ho iniziato nessuno pensava che riuscissi a trasformare questi edifici, dove ora sorgono la scuola e il museo dei Folligeniali, in una struttura all’avanguardia in grado di ospitare quotidianamente molti ragazzi con disabilità e tante persone che vogliono conoscere l’arte”. L’ideatore della scuola d’arte ha le idee chiare per il futuro. “Per ritornare alla metafora contadina che mi è tanto cara, vorrei continuare a “seminare”. Questo museo è il “raccolto” di oltre quarant’anni di semina”, conclude Frosio.

Carlo D’Elia

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Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.