Muore a Torino Marisa Merz. Esponente dell’Arte Povera, era una delle più grandi artiste al mondo

È scomparsa nella sua Torino, dove è nata e ha mosso i primi passi da artista. Nel 1950 incontra Mario Merz, di cui diventerà la moglie, e dagli anni Sessanta inizia la sua attività artistica che la renderà celebre in tutta in Europa. Nel 2013 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia

Marisa Merz - Ph. courtesy La Biennale di Venezia
Marisa Merz - Ph. courtesy La Biennale di Venezia

È morta la sera del 19 luglio a Torino, a 93 anni, Marisa Merz, artista e moglie di Mario, unica donna a fare parte della corrente dell’Arte Povera. Madre di Beatrice, attualmente presidente della Fondazione Merz, Marisa nel 2013 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia. “A partire dal suo lavoro svolto in parallelo ai protagonisti dell’arte povera, tra i quali Marisa Merz si distingueva per la riflessione sulla sfera dello spazio domestico e femminile, l’artista ha sviluppato un linguaggio personale in cui pittura, scultura e disegno si combinano per dare forma a immagini all’apparenza arcaiche e primordiali”, si legge nella motivazione del premio conferito all’artista sei anni fa. I funerali si terranno martedì 23 luglio alle ore 11 alla Real Chiesa di San Lorenzo, in Via Palazzo di Città 4 a Torino.

MARISA MERZ E L’ARTE POVERA

Nata a Torino nel 1926, Marisa nel 1950 incontra Mario Merz, con cui puoi si sposerà. Il suo esordio ufficiale nell’arte risale al 1966, anno in cui espone nel suo studio di Torino sculture di lamine di alluminio mobili e irregolari, che oppongono al rigore del minimalismo un’immagine metamorfica, enigmatica, aerea. Già in questi lavori si trovano, in nuce, gli elementi essenziali che contraddistingueranno la sua ricerca artistica, preparando il terreno al suo “ingresso” nella corrente dell’Arte Povera, che proprio in quegli anni stava nascendo a Torino. Marisa, infatti, è tra i partecipanti nel 1967 alla prima mostra dell’Arte Povera, curata dal teorico della corrente Germano Celant e tenutasi alla Galleria La Bertesca di Genova. L’esposizione verrà riproposta anche all’ICA di Londra, a Berna e ad Amalfi, e tra i partecipanti, oltre a Maria e Mario Merz, furono anche Giuseppe Penone, Giulio Paolini, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Gilberto Zorio, Jannis Kounellis, Emilio Prini, Michelangelo Pistoletto, Pierpaolo Calzolari. Nella collettiva Arte Povera + Azioni Povere agli Arsenali dell’Antica Repubblica di Amalfi del 1968, in particolare, Marisa Merz espone sulla spiaggia coperte arrotolate e imballate con filo di rame o scotch (Senza Titolo, 1966), e opere legate all’infanzia della figlia Beatrice fatte di filo di nylon, rame o lana. Con queste opere, Marisa introduce nel linguaggio della scultura tecniche considerate artigianali, dando così dignità “artistica” a materiali e pratiche usualmente considerati poveri e tradizionali.

L’ARTE DI MARISA MERZ

Intorno agli anni Settanta la ricerca di Marisa Merz, rispetto alla corrente dell’Arte Povera, diventa più eccentrica e peculiare, in cui la componente temporale prende via via un’importanza sempre più crescente: le sue installazioni sono il risultato della combinazione di opere realizzate in precedenza, una sorta di sorta di sovrapposizione di piani materiali e mnemonici-affettivi che trovano forma in  Tavole, due tavoli rettangolari sui quali sono collocate le coperte arrotolate del 1966 ad Amalfi e una scrivania in legno piena di oggetti raccolti nel tempo dall’artista, opera presentata per la prima volta alla galleria L’Attico di Roma nel 1969 e poi esposta nel 1970 al Museo Civico di Bologna per la III Biennale Internazionale della Giovane Pittura. La stessa cosa accade poi nel 1972 alla XXXVI Biennale di Venezia, dove l’artista presenta Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti (1975), opera che riunisce le sculture in filo di rame la Scodella di sale (1967), Bea e Scarpette (1968). Intorno alla metà degli anni Settanta le opere di Marisa acquistano un carattere decisamente ambientale, aspetto che si concretizza nella serie di “stanze” che realizza in diversi spazi: in galleria, in cantina, nel proprio studio.

LE MOSTRE DI MARISA MERZ

Dopo la partecipazione nel 1973 alla collettiva Ricerca estetica dal 1960-1970 a Palazzo delle Esposizioni a Roma nell’ambito della X Quadriennale Nazionale d’Arte, Marisa è presente alla XXXIX Biennale di Venezia del 1980, dove è invitata da Herald Szeemann nell’esposizione L’arte degli anni settanta; Identité italienne. L’art en Italie depuis 1959, curata al Centre Georges Pompidou di Parigi da Germano Celant nel 1981; Avanguardia. Transavanguardia, curata da Achille Bonito Oliva a Palazzo delle Esposizioni a Roma, nel 1982, e sempre nello stesso anno è a Documenta 7 a Kassel, dove realizza una piccola stanza parallelamente a Meret Oppenheim, inaugurando una modalità espositiva di tipo dialogico a cui ricorrerà più volte negli anni successivi. Tra le mostre personali, ricordiamo quelle dedicatele dal Museo MADRE di Napoli, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam e  dal Kunstmuseum di Winterthur in Svizzera.

Il ricordo di Tucci Russo per Marisa Merz
Il ricordo di Tucci Russo per Marisa Merz

IL RICORDO DEL GALLERISTA TUCCI RUSSO

“Cara Marisa, ho condiviso la tua arte con la passione di chi con grande privilegio ha vissuto i momenti più intensi del tuo essere artista a tutto tondo, dalla ribellione al sublime.
Ricordo tutti gli anni passati insieme in Corso Tassoni, la nostra mostra al mulino 
(il Mulino Feyles, ndr), la nostra mostra portata alla Biennale di Venezia nel 1980. Sei stata puntualmente presente nella mia vita di gallerista. Con affetto, Tucci”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.