Fuoco e poesia. Pier Paolo Calzolari a Napoli

Madre, Napoli – fino al 30 settembre 2019. La storia artistica di Pier Paolo Calzolari trova un efficace compendio nella mostra curata da Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani.

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo, 2014-15. Collezione privata, Lisbona. Photo © Michele Alberto Sereni
Pier Paolo Calzolari, Senza titolo, 2014-15. Collezione privata, Lisbona. Photo © Michele Alberto Sereni

Al Madre di Napoli va in scena la sfida della prima retrospettiva dedicata alla produzione pittorica e disegnativa di Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943). I rischi erano due: la subordinazione, ovvero interpretarla come “bozza” della sua più nota pratica scultoreo-installativa e performativa; oppure la separazione, ossia trattarla come curiositas marginale, senza rintracciarne la vitale capillarizzazione col resto della sua attività. La curatela di Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani scansa entrambi i fossi.
Il primo è evitato grazie a un approfondimento scientifico notevole, in dialogo con le epoche storico-artistiche attraversate, e inoltre con l’escamotage di spezzare la cronologia in sale-focus incentrate sui caratteri perduranti della pratica pittorica-disegnativa dell’artista, a cui è riconosciuta una dignità autonoma. Il secondo è fugato in modo forse più pragmatico, per mezzo delle soluzioni allestitive di certe sale, con pannelli a livelli che sfiorano l’ambientale e l’installativo, riconducendoli dunque alla personalità poliedrica di Calzolari.

LE OPERE

Come nei Senza Titolo (2014-15) della Painting Chamber iniziale, una sorta di overture programmatica. O nella sala con Capricci e Fabula su cavalletto girevole, quasi grotta platonica-atelier gestazionale del pittore nell’utero di pareti interamente dipinte di rosso.
Del resto, la dimensione ambientale è uno, appunto, dei caratteri costanti rinvenuti, come dimostrato da Finestra del 1978, che trasfonde spazio e luce naturali ricreati dall’uomo con la mirabile sospensione poetica del rendersi conto che i punti di fuga di uno sfondamento prospettico metafisico non sono dipinti, ma reali. E suggestiva si affaccia alla mente la memoria di Attesa, opera 2, fotografia di Mimmo Jodice recentemente esposta nello stesso museo, e parimenti focalizzata su sfondamento metafisico e metalinguistica riflessione su luce naturale e sua scrittura fotografica. E proprio l’energia della luce, come quella animica dei materiali organici – dal sale al ghiaccio, dal tabacco alla fiamma, come nella sintesi pittorica/performativa di Mangiafuoco, con addirittura vero fuoco in atto portato dal performer-mangiafuoco Yassin Kordoni ‒ disegnano un vitalismo intrinseco come ulteriore principio animatore della pittura dell’autore, giustamente evidenziato dalla mostra.

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo [Lasciare il posto], 1972. Collezione privata. Photo © Michele Alberto Sereni
Pier Paolo Calzolari, Senza titolo [Lasciare il posto], 1972. Collezione privata. Photo © Michele Alberto Sereni

DRITTI ALL’ESSENZA

Mostra che ricostruisce anche attentamente richiami alle varie tendenze internazionali, dal New Dada e Pop Art all’astrazione, dagli umori informali alla Transavanguardia. Ma che, in verità, appaiono tutte attraversate solo tangenzialmente e come pretesto esplorativo per ciò che sembra il vero focus del porsi a far pittura di Calzolari: ricreare uno spazio gestazionale in cui, nel perpetuo mutamento del linguaggio, così come della vita, attingere – come in Haiku ‒ dall’essenza. Celebrata nel movimento continuo degli elementi. E riscritta, appunto come in una caverna platonica, dalla poesia di ombre pittoriche emanate dal reale, come unica narrazione possibile ai nostri occhi di prigionieri del mondo, in cerca di verità.

‒ Diana Gianquitto

Evento correlato
Nome eventoPier Paolo Calzolari - Painting as a Butterfly
Vernissage07/06/2019 su invito
Duratadal 07/06/2019 al 30/09/2019
AutorePier Paolo Calzolari
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMADRE - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DONNAREGINA
IndirizzoVia Settembrini 79, 80139 - Napoli - Campania
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]