When the Towel Drops. A Milano il progetto che racconta la sessualità femminile censurata

Scene tagliate, spezzoni di film eliminati e mai mostrati al pubblico, documenti redatti dalla commissione censura. Sono questi i materiali di partenza delle installazioni del collettivo artistico Radha May. Ora il progetto arriva alla Fondazione Il Lazzaretto di Milano in forma partecipativa

Radha May, When the Towel Drops
Radha May, When the Towel Drops

Il collettivo Radha May è formato dall’italiana Elisa Giardina Papa, dall’ugandese Bathsheba Okwenje e dall’indiana Nupur Mathur. Insieme dal 2014 e operanti come un’unica identità, le tre artiste portano avanti un progetto di ricerca incentrato sulle storie femminili nascoste e sui miti che nella storia hanno contribuito a costruire e manipolare l’identità delle donne. L’opera in progress When the Towel Drops, in particolare, esplora le rappresentazioni censurate della sessualità e del piacere femminile in un percorso che parte dagli anni Cinquanta per arrivare fino a oggi attraverso l’utilizzo di sequenze di film mai viste prima. Il primo volume di questo progetto, incentrato sull’Italia, comprende una serie di filmati tagliati dai negativi perché ritenuti idonei alla visione pubblica, tutti provenienti dall’archivio della Revisione Cinematografica. Il materiale raccolto, che include anche documenti redatti dalla commissione di censura, è il punto di partenza per la realizzazione di video installazioni e performance.

LA TAPPA ITALIANA DI WHEN THE TOWEL DROPS

Il prossimo 14 maggio alle ore 19 When the Towel Drops verrà presentato a Milano presso la Fondazione Il Lazzaretto nel corso di un talk con Elisa Giardina Papa, membro del collettivo Radha May, Claudia D’Alonzo, curatrice della tappa milanese del progetto, Federico Nejrotti, giornalista e responsabile della comunicazione di cheFare, Oliviero Ponte di Pino, attivatore culturale, e Maria Paola Zedda, curatrice. Durante l’incontro verrà illustrata l’evoluzione del progetto, che arriva nel capoluogo lombardo in una versione inedita e partecipativa. Attraverso un laboratorio di tre giorni condotto da Elisa Giardina Papa, verrà prodotta una performance/installazione che sarà presentata a novembre durante il Festival Peste!, appuntamento annuale della Fondazione. Per partecipare al workshop – in programma il 21, 23 e 24 maggio – è stata lanciata una call, con l’obiettivo di mettere insieme un gruppo il più possibile eterogeneo di persone, in ottica intergenerazionale e interculturale. Durante il workshop si lavorerà sull’archivio di scene, selezionando e analizzando i documenti raccolti, che verranno successivamente rimessi in circolazione, anche attraverso la creazione o la modifica di voci su Wikipedia.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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