Biennale di Venezia 2019. I top e i flop della 58. Mostra Internazionale d’Arte secondo Artribune

Come ogni art week, ecco che arrivano anche per la Mostra Internazionale d’Arte di Venezia i nostri consueti top e flop. Cosa ci sarà piaciuto di questa Biennale e cosa meno? Qui le nostre riflessioni…

Baselitz Academy, installation view at Gallerie dell'Accademia, Venezia 2019, photo Andrea Sarti
Baselitz Academy, installation view at Gallerie dell’Accademia, Venezia 2019, photo Andrea Sarti

Arriva il momento di tirare le somme sull’appena inaugurata Biennale di Venezia: l’esposizione curata da Rugoff, i Padiglioni nazionali, le mostre, gli eventi in città, le installazioni e tanto altro. Abbiamo girato la Laguna in lungo e in largo e abbiamo stilato un elenco (rigorosamente in ordine casuale) delle cose che ci sono piaciute di più e che non ci sono piaciute affatto durante i giorni di preview. Voi cosa ne pensate?

1. TOP – LA MOSTRA CURATA DA RALPH RUGOFF

Biennale Arte 2019 Arsenale, Ed Atkins ph. Irene Fanizza

Nonostante le opinioni siano discordanti – ma in questi casi, si sa, c’è sempre qualcuno che rimane scontento perché la Biennale è come il Festival di Sanremo – la mostra curata da Ralph Rugoff ci ha convinto. Pochi giorni fa, nel clou della preview, abbiamo intervistato il curatore: “Cosa sarebbe la vita senza gioco? Sarebbe terribilmente noiosa”, ci ha risposto Rugoff commentando la sua Biennale, da lui definita “playful”. Giocosa ma non solo: abbiamo apprezzato lo spazio dato a diversi linguaggi artistici – tra tutti, pittura e fotografia -, la scelta di fare esporre gli artisti sia ai Giardini sia all’Arsenale, consentendo loro così di misurarsi con entrambi gli spazi, il modo in cui è stato interpretato, sviluppato e articolato il tema della mostra, ovvero May You Live in Interesting Times. Politica, poetica, etica ed estetica convivono in maniera equilibrata, riservando però momenti di (pseudo)ilarità, sorpresa, ironia, riflessione più profonda.

2. TOP- LE GRANDI MOSTRE

Pascali Pazzariello (Carosello Cirio), 1965. Courtesy Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare

In parallelo alla proposta espositiva della Biennale, musei e fondazioni veneziani offrono un palinsesto di tutto rispetto, mettendo in campo una costellazione di “grandi mostre” che guardano ai protagonisti del panorama recente. Se la Fondazione Prada dedica a Jannis Kounellis la prima retrospettiva post mortem con un rigore filologico impeccabile, la vicina Ca’ Pesaro accende i riflettori sulla epopea creativa di Arshile Gorky, individuando il suo originale apporto alla storia artistica del secolo scorso. Restando in tema pittorico, le Gallerie dell’Accademia affrontano la poetica di Georg Baselitz con un taglio preciso e netto, orchestrando una sinfonia visiva tra le sale che accolgono il focus monografico. Di pittura si parla anche a Palazzo Grassi, ospite della poderosa rassegna intitolata a Luc Tuymans, e, a poca distanza, dall’altra parte del Canal Grande, colpisce l’approfondimento dedicato a Pino Pascali e allestito a Palazzo Cavanis: un viaggio puntuale fra le istanze poetiche di un artista che tanto ha influenzato le generazioni successive alla propria.

3. TOP- DOMUS GRIMANI

Tribuna Grimani

Quel gioiello architettonico che è Palazzo Grimani, a poca distanza da Campo Santa Maria Formosa, rende omaggio al suo “padrone di casa”, celebrando il ritorno negli ambienti dello storico edificio, dopo 430 anni, della collezione di statue classiche appartenuta al patriarca di Aquileia Giovanni Grimani. La Tribuna, voluta da Giovanni per ospitare la sua raccolta, riconquista il suo splendore, esaltando anche il suggestivo riallestimento delle altre sale, con opere che richiamano le atmosfere originarie della “domus”.

4. TOP-V-A-C FOUNDATION

Il circo di Alterazioni Video per V-A-C

Una delle poche proposte contemporanee in un programma di mostre collaterali incentrata perlopiù su grandissimi autori del Novecento. Time, Forward!, la mostra della russa  V-A-C Foundation si interroga sul concetto di tempo attraverso le opere di 14 artisti internazionali di diverse generazioni, tutte nuove di zecca e commissionate per l’occasione. Tra le tante, spiccano la straordinaria videoinstallazione di Haroon Mirza, il film di fantascienza di Rosa Barba e il progetto fotografico di Trevor Paglen. A completare il ricco programma c’era il circo contemporaneo di Alterazioni Video sulle Fondamenta di fronte alla Fondazione, che per tre giorni ha coinvolto i visitatori e i passanti in un rutilante e surreale programma di performance al confine tra il trash e il sublime.

5. FLOP- IL BARCONE ALL’ARSENALE

Christoph Büchel, Barca Nostra, Venezia, 2019

È tra le opere di cui si parla di più – e che ha catturato maggiormente l’attenzione di media e pubblico, a partire dalle sue imponenti dimensioni – durante questi primi giorni della 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia: si tratta del barcone affondato il 18 aprile del 2015 nel Canale di Sicilia, in acque internazionali, a 96 km dalla costa libica e a 193 km a sud dell’isola di Lampedusa. Solo 28 i sopravvissuti, clamoroso il numero dei dispersi, stimato tra 700 e 1000. Una tragedia sempre attuale, una ferita ancora aperta, che viene ricordata e imposta da Christoph Büchel: l’artista ha prelevato dal pontile della Marina Militare di Melilli (Siracusa), dov’era custodito, il relitto del barcone affondato, trasportandolo all’Arsenale di Venezia. Retorico? Senza dubbio. Di cattivo gusto? Probabile. In una Biennale che tra l’altro, come abbiamo già detto, ha affrontato gli spinosi temi della società e della politica contemporanea adottando linguaggi meno didascalici e scontati.

6. FLOP- L’INSTALLAZIONE DI QUINN

Lorernzo Quinn Building Bridges

Sembra proprio che il senso del termine “monumentale” sia sfuggito di mano in questa Biennale: tra le installazioni ingombranti più discusse e fotografate in questi giorni – e lo sarà per i prossimi mesi – è anche Building Bridges  dell’artista Lorenzo Quinn, noto per avere installato, durante la Biennale del 2017, due manone bianche nel Canal Grande, sorreggendo l’hotel di Ca’ Sagredo. Adesso invece è la volta di 6 paia di braccia realizzate a Valencia e trasportate per nave fino a Genova e poi a Venezia con 18 camion, 15 metri di altezza, 20 metri di lunghezza attraverso i bacini dell’Arsenale Nord e ancora dunque manone bianche. Ripetitiva, ingombrante, disturbante, sebbene parecchio instagrammata.

7. FLOP- I DELUDENTI PADIGLIONI DEI “GRANDI”

Biennale arte 2019 padiglione Stati Uniti ph Irene Fanizza

Ne abbiamo già parlato nel nostro approfondimento dedicato ai Padiglioni flop: quest’anno alcune grandi nazioni hanno molto deluso. A partire dalla Germania, Leone d’Oro “uscente” della Biennale 2017, che ha proposto un Padiglione anonimo, con una mostra che di fatto è assente; fino agli Stati Uniti; o le installazioni di Martin Puryear, collocate negli spazi del Padiglione Usa sembrerebbe quasi senza un preciso disegno.

8. FLOP- LE TROPPE MOSTRE DI ARTISTI SCOMPARSI/STORICIZZATI

Baselitz Academy, installation view at Gallerie dell’Accademia, Venezia 2019, photo Andrea Sarti

Senza nulla togliere alle grandi mostre in corso in questo periodo a Venezia, e che abbiamo elogiato tra i top, rimane il fatto che questa Biennale è un pullulare di esposizioni organizzate da musei e fondazioni prestigiose che vedono protagonisti solo artisti scomparsi e storicizzati, non puntando quindi su artisti militanti e, perché no, sul complicato target (almeno in Italia) dei mid-career.

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