Biennale di Venezia 2019, al Padiglione Israele la “clinica” di Aya Ben Ron

È tra i Padiglioni che stanno riscuotendo maggiore curiosità durante questi giorni di preview. L’Israele trasforma il proprio spazio ai Giardini in una clinica, con tanto di staff ospedaliero che accoglie e cura i visitatori…

FHX RECEPTION - Ph. Elad Sari
FHX RECEPTION - Ph. Elad Sari

“Prendete un numero di turno”; “Sfogliate il Libretto FHX”; “Guardate il Programma televisivo FHX”; “Quando il vostro numero viene chiamato, andate al Banco di Accoglienza”; “Scegliete un Braccialetto a rischio”. In questi giorni di preview di Biennale a Venezia molti visitatori si stanno imbattendo in queste singolari indicazioni – in realtà sono solo alcune, l’elenco è più lungo – fornite all’ingresso del Padiglione Israele, che quest’anno vede protagonista l’artista Aya Ben Ron. Field Hospital è il titolo del progetto che ha trasformato il Padiglione Israeliano in una clinica “dove voci tacitate possono essere sentite e ingiustizie sociali possono esser viste. È un’istituzione mobile, internazionale, che offre i suoi servizi in diverse località nel mondo”, si legge nel manuale di istruzioni fornito all’ingresso del Padiglione. Field Hospital X (FHX) è una nuova istituzione internazionale itinerante fondata da Aya Ben Ron e che a Venezia in occasione della Biennale d’Arte sta facendo la sua prima tappa. Scopo del progetto è quello di proiettare il video No Body, opera video di Aya Ben Ron sul tema dell’abuso in famiglia. Qui l’artista racconta la sua storia personale, creando un luogo in cui le persone possano osservare la sua e in cui anche altre storie possano trovare ascolto.

LA “CLINICA” DEL PADIGLIONE ISRAELE

Ai visitatori che accedono al Field Hospital X viene dato un numero per attendere il loro turno prima di proseguire il percorso. Nel frattempo, possono guardare il programma televisivo FHX, un’opera video di Aya Ben Ron che fornisce informazioni sull’idea che sta alla base del concept dell’ospedale, sulle sue Care-Area, reparti dedicati alle cure, e sui Care-Kits. Una volta che il numero viene chiamato, i visitatori accedono alle Care-Area e ai servizi di FHX, tra cui il Safe-Unit, una cabina nella quale i visitatori possono imparare a emettere un urlo in uno spazio appartato (Self-Contained Shout). Dopo Venezia, il progetto toccherà altre città, coinvolgendo di volta in volta artisti locali e internazionali. Intanto ecco il video dei “pazienti” e della clinica…

Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.