L’ossessione della ferita. Alberto Burri a Roma

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Roma ‒ fino al 9 giugno 2019. La storia del Grande Cretto di Burri rivive nella mostra ospitata dal Museo Carlo Bilotti.

Alberto Burri, Cretto (bozzetto), 1984. Museo Civico d’Arte Contemporanea, Comune di Gibellina
Alberto Burri, Cretto (bozzetto), 1984. Museo Civico d’Arte Contemporanea, Comune di Gibellina

Rovine scarnificate, strade fantasma, un pendio desolato. Fu questo lo scenario di fronte a cui si trovò Alberto Burri nella sua prima visita a Gibellina. È il 1981 quando il sindaco della nuova città, sorta a 20 chilometri dalla località distrutta dal terremoto nel 1968, lo invita a realizzare un’opera. Ma ciò che rimane del vecchio centro abitato suggerisce a Burri un’altra idea, quella di riesumarne i resti e inglobarli in un “sudario”, un “velo di cemento bianco” che ne immortali l’essenza, il Grande Cretto appunto.
Burri indaga la fenomenologia della crepa sin dagli Anni Cinquanta, ma questa ricerca diviene centrale solo con i Cretti realizzati tra il 1971 e il ’75 – opere che testimoniamo la metamorfosi da pittura a materia spezzata ‒ e con due lavori di dimensioni maggiori: il Grande Cretto Nero per l’Università di Los Angeles e quello per il Museo di Capodimonte, entrambi del 1978.
Il Cretto di Gibellina, 12 ettari di estensione, rappresenta il culmine di una riflessione poetica intorno alla screpolatura che percorre tutta l’opera dell’artista. Iniziato nel 1984, i lavori si fermeranno nel 1989 per mancanza di fondi e riprenderanno solo nel 2014, a seguito di un appello corale di artisti, uomini di cultura e cittadini. L’opera viene completata nel 2015, vent’anni dalla morte del suo ideatore. Il “devastato informe”, come lo definisce Alberto Zamnatti, l’architetto che supervisionò la costruzione, raggiunge la sua forma compiuta.

Aurelio Amendola, Alberto Burri Grande Cretto Gibellina, 2018. Fotografia su Dibond © Aurelio Amendola. Courtesy Magonza, Arezzo
Aurelio Amendola, Alberto Burri Grande Cretto Gibellina, 2018. Fotografia su Dibond © Aurelio Amendola. Courtesy Magonza, Arezzo

BURRI E IL GRANDE CRETTO

La mostra, dal titolo impegnativo, La Ferita della Bellezza. Burri e il Grande Cretto curata da Massimo Recalcati al Museo Carlo Bilotti di Roma non solo documenta la fase di progettazione del Grande Cretto – mostrando documenti originali ed esemplari di cretti neri e un cretto bianco degli Anni Settanta – e ne mette in risalto l’impatto estetico-ambientale tramite le sceniche foto di Aurelio Amendola, ma rintraccia anche i germogli di una poetica del trauma, della ferita inflitta alla materia, del rapporto tra arte e dolore in alcuni esemplari – forse troppo pochi e di formato ridotto – di sacchi, plastiche e un ferro, datati tra gli Anni Cinquanta e Sessanta.
Appendice alla mostra il video di Petra Noordkamp (2015-17): una serie di immagini in dissolvenza immortalano l’anarchico snodarsi di un labirinto monumentale che scredita le tradizionali etichette storico-artistiche, sovrapponendo architettura, pittura e Land Art, e accostando la persistenza della memoria della catastrofe all’inevitabile scorrere del tempo terreste.

Lara Demori

Evento correlato
Nome eventoAlberto Burri - La ferita della bellezza
Vernissage22/03/2019 ore 18.30
Duratadal 22/03/2019 al 09/06/2019
AutoreAlberto Burri
CuratoreMassimo Recalcati
Generipersonale, arte moderna
Spazio espositivoMUSEO CARLO BILOTTI - ARANCIERA DI VILLA BORGHESE
IndirizzoViale Fiorello La Guardia - 00197 - Roma - Lazio
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Lara Demori
Lara, ricercatrice indipendente, ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca in storia dell’arte contemporanea presso The University of Edinburgh nel 2017 con una tesi intitolata ‘Art Degree Zero: Piero Manzoni and Hélio Oiticica’, in cui esplora il passaggio da pittura a performance nelle neoavanguardie in Italia e in Brasile, guardando in particolare all’opere di Manzoni e Oiticica. Fino ad agosto 2018 è stata Goethe-Institut Postdoctoral Fellow al museo Haus der Kunst di Monaco di Baviera dove ha lavorato al progetto di Okwui Enwzor ‘Postcolonial Art, 1955–1980’. In particolare, Lara ha svolto ricerche su arte e femminismo in Sud America, focalizzandosi sulla rappresentazione del corpo come strumento politico. Oltre che di questioni di gender, Lara si occupa di arte italiana e latinoamericana del dopoguerra.