Intervista a Franko B, in concomitanza con la presentazione della sua autobiografia al Macro di Roma.

Tra le offerte culturali proposte dal Macro di Roma si affaccia, per qualche ora nel giorno del suo compleanno, la controversa figura di Franko B (Milano, 1960). Conosciuto per le sue sanguinose performance, oggi si racconta con Because of Love, un’autobiografia iniziata nel 2015 e pubblicata lo scorso anno.
In 164 pagine l’artista racconta la storia della sua infanzia in Italia, trascorsa in un orfanotrofio di Brescia e successivamente presso l’istituto della Croce Rossa dove è cresciuto. Poi il suo viaggio a Londra intorno alla fine degli Anni Settanta, la musica punk ‒ espressione di disprezzo e dell’insoddisfazione nei confronti della società ‒, le prime performance nei locali notturni e la creazione di un personale linguaggio che sottolinea la libertà del proprio agire. I suoi amori in un contesto in cui si diffondono l’AIDS, l’ignoranza, l’omofobia ma anche i conflitti, le guerre. Tutto questo e tanto altro, senza alcun confine tra l’arte e la vita.
Artista di fama internazionale, ha contribuito a creare, con il suo corpo, lo scenario di una delle più cruente e selvagge espressioni artistiche: azioni provocatorie che diventavano strumento di denuncia e ribellione sociale e politica.
Ma chi è oggi Franko B?
Non sono un Performance Artist”. – dice durante la sua lectio magistralis. “La conclusione più possibile è che sono un pittore fallito. Se riuscissimo a superare i nostri fallimenti, riusciremmo a essere liberi”.
Le sue azioni sul corpo, negli ultimi tempi, sono state sostituite da una serie di ricami su carta o tela (cuciti con molta cura da lui stesso formando parole, teschi, croci, cuori, oltre a baci e riferimenti all’omosessualità o immagini più crude come bambini soldato o impiccagioni), statuine e abitazioni in ceramica colorata di varie dimensioni e forme, installazioni e performance con oggetti trovati – senza mai ricorrere all’utilizzo di liquidi corporali, che prima le caratterizzavano – e una parallela ricerca fotografica che documenta una numerosa serie di persone che vivono in strada. Opere poetiche ed essenziali dove si riconoscono alcuni segni-icona diventati il marchio che identifica la sua profonda critica all’istituzione totalizzante e il suo profondo e sincero bisogno di amore.
Con un quasi spiazzante e affettuoso sorriso spiega, in questa intervista, alcuni aspetti del suo lavoro.

Franko B - Because of Love (Live Art Development Agency, Londra 2018)
Franko B – Because of Love (Live Art Development Agency, Londra 2018)

L’INTERVISTA

La tua autobiografia è corredata da alcune illustrazioni che ti rappresentano. A chi hai affidato questo lavoro?
Lei si chiama Giuditta Fullone, figlia di Francesca Alfano Miglietti, teorica e critica d’arte che per me è come un sorella. Ho conosciuto sua figlia quando aveva solo tre anni, forse anche meno. Nel periodo in cui scrivevo la mia autobiografia ho visto i suoi disegni e ho pensato che fosse una buona idea, anche perché non ho molte foto del mio passato. Ho pubblicato una sola foto di quando ero piccolo, in copertina, che mi è stata inviata recentemente da una signora che mi faceva da assistente all’Istituto. Fece questa foto a Carnevale nel ’72, siamo io e un ragazzo che a quei tempi era il mio migliore amico.

Con questa autobiografia hai voluto raccontare la tua storia, ricomponendo i frammenti di un’esistenza sofferta. Hai dichiarato che attraverso la performance ti senti libero. Che cos’è la libertà per te?
La libertà è quando, secondo me, ti dai il permesso di essere chi sei, di farti vedere, di mostrare. Quella è la libertà. Ma lo devi fare con responsabilità.

Intendi verso te stesso o verso chi ti stia guardando?
Verso te stesso di sicuro, ma anche verso gli altri. Devi essere responsabile.

Responsabile delle conseguenze di quello che fai? Di come possano essere interpretate le tue azioni?
Fino a un certo punto, perché non hai pieno controllo sulle conseguenze. Quando tu lo fai non è più tuo, ma è necessario che tu sia chiaro. Che il tuo manierismo, il tuo modo di lavorare, sia etico, devi essere etico. Tu, per te stesso. Ad esempio, nel mio caso, io non uso il sangue degli altri, non lavoro con animali, uso quello che è mio.

Franko B
Franko B

I tuoi non erano dei veri e propri gesti di automutilazione, come quelli di Gina Pane o di Vito Acconci, per intenderci.
Durante le mie performance non mi sono mai ferito davanti al pubblico, mi preparavo prima. C’era un assistente che mi aiutava. Nel 2001 Lyn Gardner, una giornalista molto famosa che venne a vedere una mia performance (Oh Lover Boy) scrisse sul Guardian: “Quando un adolescente si taglia ripetutamente pensiamo che sia ora di chiamare gli psichiatri; quando Franko B. lo fa, lo chiamiamo arte”. È vero, ma non è perché lo fa Franko B. È perché Franko B ha creato un contesto che dice che è arte.

Lo ha creato e ci si è anche trovato.
Esatto.

A proposito di questo, ti senti attuale? Ti sei sempre sentito attuale, al passo con il tempo che stai vivendo?
No, forse no.

La tua arte è cambiata, hai deciso per il momento di non utilizzare il tuo sangue nelle performance.
No, ho deciso che per il momento voglio avere un “time off”, non voglio fare cose solo per farle.

Fisicamente non ti senti pronto o è una scelta che va oltre questo aspetto?
No, non c’entra niente con la fisicità, secondo me al momento non è importante.

Cercando il tuo profilo su uno dei social network più usati ti troviamo come Franko Black, anche se solo recentemente abbiamo visto il tuo corpo dipinto di nero.
Perché Franko B non era un nome disponibile su quella piattaforma, allora, visto che mi piace il nero, ho scelto Black, non volevo chiamarmi Franko White. No, no.

I denti e i tatuaggi fanno parte del personaggio che ti sei creato?
Non è un personaggio, sono io! Non ho creato nessun personaggio!

I tatuaggi sul tuo corpo li hai disegnati tu?
I disegni sono basati su di me, sono miei. Ma sono iconografie. La croce, ad esempio, è un simbolo che ho riutilizzato, ma me ne sono appropriato. Anche i denti. Me li ha fatti un mio amico dentista, ma questi nascono da una necessità, ho perso i denti da giovane a causa della mia vita precaria.

Franko B
Franko B

Che rapporto hai con la società al di fuori del contesto artistico?
Mi rapporto come vorrei che gli altri si rapportassero con me, con rispetto.

Ti sei mai sentito emarginato per le tue scelte?
No, assolutamente, non mi sento emarginato, però dico una cosa che non è la stessa cosa: c’è stato un momento della mia vita artistica in cui ero underground, ora sono marginale. Marginale, che non è la stessa cosa di emarginato.

In che senso?
Tutto è marginale

Si può fare a meno di te?
Si può fare a meno di me, sì, assolutamente.

Agli albori della tua attività di performer sei stato definito un artista maledetto. Ultimamente, invece, le tue performance sono quasi strappalacrime…
Sì, ma secondo me lo sono sempre state. La gente piangeva, sveniva, si commuoveva. È una cosa che succede ora ma succedeva anche prima. Secondo me il pianto è parte della performance. C’è chi piange, non solo nella mia performance intendo. Jennifer Doyle, teorica e critica d’arte americana, ha scritto un testo sulla mia performance alla Tate Modern di Londra (I Miss You) che descrive proprio questa empatia che nasce dall’interazione tra artista e pubblico, molto interessante.

Da dove nasce la scelta di scrivere un’autobiografia a questo punto della tua carriera artistica?
Ho iniziato a scrivere l’autobiografia perché stavo attraversando un momento difficile, il mio compagno era entrato in uno stato di coma, lo abbiamo salvato ma è un miracolo che sia vivo. Ho deciso di scrivere questo libro per lui.

Donatella Giordano

www.franko-b.com/home.html

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Donatella Giordano
Curatore indipendente. Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea all’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi sulla Body Art. Insegna arte in una scuola pubblica. In veste di indipendent art curator ha curato mostre a: Palazzo delle Esposizioni, Roma; Scuderie Aldobrandini, Frascati; Fondazione Romaeuropa, Roma; Farm Cultural Park, Favara, AG; MAAM Museo dell’Altro e Dell’Altrove di Metropoliz, Roma. Ha collaborato come curatrice con centoxcentoperiferia e Arion, Roma; BOCS, Catania; Parking 095, Catania. È stata assistant curator presso il Macro, Roma; Gervasuti Foundation, Venezia. Nel 2012 ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2013 il progetto Quadratonomade che ha co-curato, composto da 183 opere, è stato donato al Museo Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona di Rende (CS), ora in esposizione permanente.