Carne, eros e femminilità. La pittura di Ilaria Bochicchio

Un focus sulla pittura di Ilaria Bochicchio, tra fisicità accentuate e uno sguardo al femminile sul corpo.

Artista molto determinata, la 30enne Ilaria Bochicchio è partita dal paesello natio di Rivello, in Basilicata, per studiare allo IED di Roma, poi al MiMaster di Milano, dove si è stabilita; e intanto in soli sette anni ha inanellato una cinquantina di collettive e una trentina di personali, esponendo, oltre che in Italia, anche a Parigi, Madrid, Berlino, Miami e più volte New York e Los Angeles. Va seguita, non certo semplicemente per la quantità delle sue attività, ma per la qualità delle stesse. Eclettica ma niente affatto vaga o dispersiva, è in grado di svariare dall’illustrazione e dalla grafica alla pittura, dal video all’installazione, dalla performance alla regia e all’organizzazione di eventi, l’ultimo dei quali – l’estate scorsa, quasi un festival – ha voluto portasse l’arte contemporanea proprio ai concittadini del suo tanto appartato luogo di origine, raccogliendoli attorno all’azione Corpus Domini in una chiesa. Un’azione un po’ provocatoria, che però ha trovato attenzioni e consensi notevolmente insperati.
Ma è sulla sua pittura potente che vogliamo puntare l’attenzione qui. Potente sul serio, e non ci si aspetterebbe possa scaturire da una giovane minuta e beneducata quale Bochicchio si presenta. Si tratta di corpi, soprattutto – ma corpi grossi, ora esplosivi e ora esplosi, in un certo senso aggressivi, ma anche profondamente amorevoli e teneri. Se si vogliono fare dei riferimenti, verrebbe da dire tra Francis Bacon e Jenny Saville (riferimenti impegnativi, dunque). Ma perché parlarne collegandoli all’erotismo? Perché, una volta di più, in essi si riafferma in modo patente la profonda coscienza femminile per l’appunto della corporeità femminile – quel che un individuo maschio, e chi scrive è un maschio, in genere molto difficilmente potrebbe raggiungere.

Ilaria Bochicchio, #chambre Calipso, 2017

Ilaria Bochicchio, #chambre Calipso, 2017

NONOSTANTE LE APPARENZE

La carne analizzata e rappresentata e strapazzata e monumentalizzata da questa giovane artista porta in sé una dolceamara consapevolezza: pur sottolineando in modi anche spasmodici le zone cosiddette erogene del corpo, insistendo su capezzoli e vulve, particolari evidenziati da improvvisi e violenti scarti cromatici, contiene nelle sue masse volumi ineludibili di ataviche sofferenze. Nella articolata serie di dipinti che va sotto il titolo Chambres, spiega l’artista, “ho immaginato un ipotetico albergo nella cui successione di camere fossero disposte queste figure femmine quali altrettante carni da macello, pronte per essere ferite, squartate, e dove il taglio delle carni partisse proprio dall’invitante voraginoso taglio già rosso della vagina”. Sembra spaventoso, e in parte lo è, ma è pure – per una donna che viene dal Sud, dove il corpo femminile è ancora soggetto a pesanti pregiudizi arcaici – un atto d’amore, non solo straziato, per la femminilità. C’è eros, nonostante le apparenze. Dove eros è, qui in modo femminile ma come dovrebbe essere sempre, soprattutto empatia – quel che un individuo maschio in genere molto difficilmente riesce a provare.

Ferruccio Giromini

https://ilariabochicchio.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #46

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Ferruccio Giromini

Ferruccio Giromini

Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto…

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