Anestetico Antifascista. Daniele Franzella a Palermo, raccontato da Aldo Premoli

Casa del Mutilato, Palermo ‒ fino al 15 febbraio 2019. Daniele Franzella anima il secondo capitolo de “Il sospetto”, il progetto espositivo ideato da Sergio Alessandro e Helga Marsala nella città siciliana.

Come abbia fatto la curatrice Helga Marsala a unire tutti i puntini del tracciato di una mostra così celebrale, confesso di non essere riuscito a capirlo. Ragione per cui quello che segue è un racconto di ciò che si trova innanzi il visitatore di Anabasi del palermitano Daniele Franzella.
I “puntini” sono i seguenti: 1. Un precedente lavoro sul tema di Franzella; 2. Lo sviluppo del progetto nella Casa del Mutilato, struttura razionalista e fascistissima inaugurata nel 1939, quando il regime raggiunse l’apice del consenso popolare prima della disastrosa avventura bellica; 3. L’inserimento di questa mostra come secondo appuntamento nel progetto Il Sospetto ideato da Sergio Alessandro e dalla stessa Helga Marsala; 4. Il talk previsto intorno al linguaggio utilizzato dal potere per espandere la propria influenza, in ogni epoca e temperie politica.

LA CASA DEL MUTILATO

Il luogo scelto per l’esposizione – durante il Ventennio enfaticamente denominato Tempio Munito Fortezza Mistica – è uno spazio dedicato ai milioni di feriti e invalidi italiani della Prima Guerra Mondiale e celebra le retoriche del patriottismo e del sacrificio. Come altri del suo genere disseminati sul territorio italiano, trasuda morte, e lo fa in modo quasi insopportabile. All’entrata, sul lato sinistro, in uno spazio aperto, una lapide riporta queste terribili cifre: “Il contributo italiano alla vittoria risolutiva della guerra mondiale. Caduti 750,000. Mutilati e invalidi 470,000. Feriti 1,200,000. Combattenti 3,000,000”.
Di fianco, al centro del cortile, Franzella ha piazzato una scultura semovente dove sacchi di sabbia neri formano una casamatta senza entrate, con un’unica feritoia frontale.

Daniele Franzella, Compendio della notte, 2018 (particolare). Courtesy RizzutoGallery, Palermo. Exhibition view at Casa del Mutilato, Palermo 2018. Photo Anabasi

Daniele Franzella, Compendio della notte, 2018 (particolare). Courtesy RizzutoGallery, Palermo. Exhibition view at Casa del Mutilato, Palermo 2018. Photo Anabasi

LE OPERE IN MOSTRA

All’interno del sacrario, due enormi megafoni alimentati da una vecchia autoradio trasmettono quattro movimenti musicali ideati dallo stesso Franzella – un minuto ciascuno, distanziati da attimi di rumore bianco. Nell’ordine: una marcia in 7/8 in realtà non marciabile; un cut off di discorsi comizianti (del leader jugoslavo Tito, del rappresentate dell’Italia alla Conferenza di pace di Parigi nel 1919, Vittorio Emanuele Orlando…); il discorso in cui il Duce annuncia l’entrata in guerra; la costruzione della figura dell’eroe attraverso un finto inno composto da vocaboli ricchi d’enfasi ma accostati senza un senso compiuto. Franzella, il quale dimostra qui competenze musicali non scontate, ha lavorato sul materiale sonoro dato montandolo al contrario, tagliuzzandolo, masticandolo sino a essiccarne il senso: per mostrare come il “suono”, l’“enfasi”, il “canto” della folla plaudente rimangano attrattivi, vivano di per sé al di là di ogni logica.
Impressionante anche l’operazione svolta allestendo sul lato opposto del salone una lunga teca, un cabinet dei ricordi contenente immagini originali che raffigurano la vita dell’Ospedale dei Mutilati e dei Mutilatini di Palermo, che ormai non esiste più ma che alla Casa del Mutilato era collegato. Una carta da parati fa da sfondo: si coglie la parola Resistere ripetuta all’infinito ma con impercettibili slittamenti semantici quali Desistere o Insistere. Su di essa è posata una serie di luccicanti quanto improbabili sculture-protesi che si alternano al bianco e nero delle fotografie.
Ancora tre piccoli video affiancati sulla parete di destra proiettano piccole allucinazioni con cui Franzella ha reagito all’insieme costruito in questo ambiente.
Il tutto appare spettrale, inquietante, forse insopportabile. Non c’è alcuna velleità spettacolare, però. Tutti sappiamo che la morte e l’orrore possono essere plastificati in forme accettabili o addirittura attraenti. Ma non è questo il caso, e certamente non è questa la volontà di Franzella né di Marsala.

IL CICLO DI MOSTRE

L’esposizione è il secondo appuntamento del ciclo Il sospetto. Stando all’intento esplicitato da Sergio Alessandro, dirigente generale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e dalla curatrice Helga Marsala, l’indagine riguarda aspetti quali “il concetto di post-verità, le fake news e i persuasori occulti, i big data e il controllo informatico, l’informazione distorta e la comunicazione virale, i neo populismi e la crisi della democrazia nel cuore della società liquida”. E ancora: “Il rapporto tra verità e finzione nelle narrazioni contemporanee”.
Il prossimo 22 gennaio al Museo Riso, sempre a Palermo, è infatti previsto un talk dal titolo Il racconto del potere. Simboli, strategie, propaganda, dove sul tema si confronteranno esperti di discipline diverse.

Daniele Franzella, Compendio della notte, 2018. Courtesy RizzutoGallery, Palermo. Exhibition view at Casa del Mutilato, Palermo 2018. Photo Anabasi

Daniele Franzella, Compendio della notte, 2018. Courtesy RizzutoGallery, Palermo. Exhibition view at Casa del Mutilato, Palermo 2018. Photo Anabasi

LA DIFFICILE EREDITÀ DEL VENTENNIO

Comunque la si guardi, però, la Casa del Mutilato di Palermo è tutto fuorché un luogo neutro.
Per qualificare il suo intervento, Franzella ha utilizzato il vocabolo “anestetico”. La stessa Helga Marsala, in un articolo a proposito del restauro di un gigantesco bassorilievo mussoliniano a Bolzano, citava un celebre testo del New Yorker decisamente avverso a operazioni di questo genere. Il FAI lo scorso anno ha finanziato la ristrutturazione degli affreschi contenuti in questo monumento alla disfatta e di recente una nuova targa in marmo è stata apposta poco distante dalla prima. Ribadisce: “L’importanza di trasmettere alle giovani generazioni la Memoria storica quale monito e testimonianza perché non si ripetano più gli orrori del passato”. Basterà? Personalmente una risposta certa non me la sono saputa dare.

Aldo Premoli

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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