Oltre i sassi. Le installazioni luminose di Giovanna Bellini a Matera

La light designer Giovanna Bellini illumina Matera attraverso una serie di installazioni che entrano in contatto con lo spazio e con chi lo abita. E se volete leggere una guida del tutto atipica su Matera Capitale Europea della Cultura, procuratevi l’ultimo numero di Artribune Magazine.

Giovanna Bellini, AziMat Map Pointer, Matera 2019
Giovanna Bellini, AziMat Map Pointer, Matera 2019

Nell’ambito di Lumen/Socialight con la paternità di Agostino Riitano, installazioni spaziali e luminose compongono a Matera AziMat-Map Pointer, progetto ideato e coordinato da Giovanna Bellini, light designer già avvezza a interventi di illuminazione urbana. Va ricordato nel 2016 il progetto di illuminazione delle Pescherie di Giulio Romano per Mantova Capitale italiana della cultura. A detta della designer, a differenza della città dei Gonzaga, dove c’è stato un preciso intervento di rigenerazione urbana su una determinata zona abbandonata, dunque riqualificata e restituita alla città attraverso la luce, a Matera assistiamo a un’azione che ha una valenza oggettuale. Ossia le installazioni, in questo caso, sono l’oggetto che entra in relazione sia con lo spazio che con la cittadinanza.

MAPPARE IL TERRITORIO

Il principale strumento di indagine e di studio da cui nasce l’idea progettuale è stato, soprattutto per necessità, la mappatura del territorio. “Il perdersi durante gli attraversamenti, nelle aree decentrate di Serra Venerdì, Spine Bianche, Villa Longo, Piccianello, mi ha costretto a ritornare in quei luoghi virtualmente. Era necessaria una più accurata percezione visiva e spaziale del tessuto urbano, capace di individuare eventuali direttrici di collegamento tra quei quartieri e il cuore pulsante dei Sassi, ideale punto di arrivo mentale di ogni visitatore a Matera”. Così Bellini scrive nell’incipit del suo prospetto. Dunque, la geolocalizzazione diventa la chiave di lettura delle aree meno centrali della città, e per partenogenesi la forma simbolo del MARKER diviene l’oggetto narrativo dell’installazione, con l’obiettivo di decentrare quel centro che sempre coincide con i Sassi. La mappatura come pratica estetica, che si struttura attraverso il linguaggio delle antiche luminarie locali, allestite durante la festa della Bruna del 2 luglio. La luce, protagonista assoluta, traccia i confini, definisce gli spazi addomesticati e quelli primitivi, e li unisce in percorsi che vanno a delineare un ambiente specifico come quello materano, proprio di panorami impervi e mozzafiato. Giovanna Bellini sradica l’urbanistica dalla sua concezione statica e la trasforma in visione, avvalendosi di escursioni concettuali e della valenza poetica dell’oggetto luminoso. Oltre ai quindici puntatori luminosi, che vanno a segnalare i cinque itinerari tematici di Matera 2019 e gli ingressi della città, le interazioni tra spazio pubblico, privato e immaginario sono sostenute da ulteriori linee astratte di luminarie.

Giovanna Bellini, AziMat Map Pointer, Matera 2019. Realizzazione
Giovanna Bellini, AziMat Map Pointer, Matera 2019. Realizzazione

GEOLOCALIZZAZIONE LUMINOSA

L’estetica ricalca ancora una volta la grafica universale della geolocalizzazione, questa volta relazionandosi alle distanze percorribili a piedi, una linea tratteggiata di luminosi cerchi celesti: le Bag Lights. Più di 3mila, posizionate sui prospetti dei palazzi nel sasso Caveoso fra terrazze, finestre e portici, con la collaborazione dagli studenti del Liceo Artistico Carlo Levi o portate dagli stessi cittadini, ottengono la mappatura visiva di molte aree materane. AziMat-Map Pointer e le Bag Lights sono stati concepiti come progetti di design partecipato e sostenibile. Fondamentale è stato l’apporto dei cittadini, più di 6mila coinvolti nei laboratori di costruzione dell’Open Design School voluta dalla Fondazione Matera 2019. Le strutture presenti sul territorio – molte scuole, associazioni, imprese e anche l’ospedale Madonna delle Grazie – hanno inoltre esplicitato attraverso questo progetto potenzialità di nuovi spazi identitari.

Zara Audiello

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #47

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Zara Audiello
Laurea in Scienze Umanistiche presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 2003 e Master in Educazione Interculturale, Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Università degli Studi Roma Tre, nel 2005. Rispettivamente nel 2007 e nel 2009 frequenta il Corso per Curatori di mostre d'arte e di eventi e un Corso di Art Management presso il Centro d'arte contemporanea A+A, Venezia. Nel 2009 è cofondatrice dell'Associazione 22:37, nata dall’incontro di giovani curatori/trici, artisti/e e operatori/trici culturali che hanno in comune l’interesse per la produzione artistica e la pratica curatoriale in diversi contesti europei. Dal 2010 si trasferisce a Belgrado dove fonda Beo_Project, luogo di connessione tra il mondo artistico internazionale e la Regione dei Balcani. Coproprietaria e direttrice artistica del multiconcept bar ZAVOD. Indaga il conflitto nelle sue rispettive forme, come un concetto che può aiutare a spiegare molti aspetti della vita sociale, come il dissenso sociale, i conflitti di interessi, e di lotte tra individui, gruppi o organizzazioni.

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