È morta Susan Hiller, l’artista americana del Paraconcettualismo

Si è spenta all’età di 78 anni Susan Hiller, l’artista americana che ha indagato nelle sue opere il paranormale, gli automatismi e le dinamiche che muovono il subconscio dell’essere umano

Susan Hiller
Susan Hiller

L’artista Susan Hiller si è spenta il 28 gennaio 2019 all’età di 78 anni. Era nata in Florida, ma aveva trascorso gli ultimi cinquant’anni della sua vita a Londra. La ricordiamo per l’eclettismo delle sue ricerche, iniziate con l’antropologia e approdate all’ambito del paranormale, e per la ricchezza degli strumenti impiegati nelle sue opere: video, performance, fotografia, installazione e scrittura. Era stata la pioniera del Paraconcettualismo, come lo definiva lei stessa, una parola che condensava il suo interesse per i meccanismi sistematici e irrazionali che regolano la nostra società e la nostra psiche.

SUSAN HILLER, GLI INIZI

Era nata nel 1940 a Tallahassee, in Florida, e aveva risieduto principalmente a Londra a partire dagli anni ’60. Il suo approccio all’arte era partito dapprima dallo studio di cinema e fotografia presso la Cooper Union e poi della linguistica e dell’archeologia presso l’Hunter College, entrambi a New York. I suoi interessi la portarono a sviluppare ricerche sull’antropologia: grazie a una borsa di studio, viaggiò per il Messico, il Guatemala e il Belize, lavorando sul campo. Fu proprio durante una lecture sull’arte africana che capì di non voler continuare lo studio sull’antropologia per far diventare questa disciplina uno sterile metodo scientifico: capì in quel momento di voler diventare artista.

LA PRATICA ARTISTICA

La sua visione si riversò quindi nella produzione artistica condotta attraverso ogni tipo di media, dall’installazione al video, dalla fotografia alla performance, includendo la scrittura. Le sue inchieste sulla scrittura automatica (Sisters of Menon, 1972-1979), le attività paranormali (Witness, 2000 e Belshazzar’s Feast, 1983-84), i limiti e le illogicità del linguaggio (J Street Project, 2002-05, The Last Silent Movie, 2007) riflettono la sua fascinazione per quella dissonanza che si crea tra convenzioni e sistemi sociali e il disordine del subconscio che è parte integrante di ogni essere umano. “Mi piace stare in mezzo al vortice, mostrare cosa c’è là fuori e cosa è negato”, aveva raccontato ad Artforum in un’intervista del 2017. “Il mio approccio a tutto questo è politico. La politica ha a che fare con la convinzione che è solo nei momenti di liminalità che può nascere qualcosa di nuovo”. Riferendosi ai suoi lavori, ha introdotto il termine di paraconcettualismo, intendendo una pratica artistica che sta tra il concettuale e il paranormale, sintetizzando efficacemente il suo pensiero e la sua pratica.

RICONOSCIMENTI

Le sue opere sono oggi incluse nelle collezioni museali di tutto il mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Gallery e il Victoria and Albert Museum di Londra, il Museo di Israele a Gerusalemme, il Moderner Museet di Stoccolma, il National Gallery of Art South Australia e il Tokyo Metropolitan Museum of Photography. Tra le mostre a lei dedicate ricordiamo Susan Hiller: Paraconceptual alla Lisson Gallery di Londra (2017), Susan Hiller, la importante retrospettiva avvenuta nel 2011 alla Tate Britain di Londra e l’ultima, in Italia, svoltasi tra marzo e giugno del 2018 alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, a cura di Barbara Casavecchia.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.