Forza e raffinatezza della Pop Art. A Lugano

Spazio -1, Lugano ‒ fino al 6 gennaio 2019. Una mostra da non perdere sulle ricerche pop europee. Da Jones a Raysse, da Schifano a Errò, da Klasen a Pascali, nella sede della Collezione Olgiati sfilano opere significative e precoci, tuttora attuali.

Peter Phillips, Star Card Table, 1962. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano
Peter Phillips, Star Card Table, 1962. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano

È ogni volta sorprendente constatare, mostra dopo mostra, come a decenni dalla sua nascita la Pop Art si confermi un fenomeno camaleontico, capace di adattarsi allo spirito del tempo. All’epoca dirompente e “ineducata”, essa risulta oggi, allo sguardo contemporaneo, estremamente raffinata.
Una sensazione di raffinatezza è in effetti quella che emerge entrando nelle sale di How evil is Pop Art? ‒ la migliore mostra temporanea ospitata fin qui allo Spazio -1 di Lugano, sede esterna del Masi che ospita la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati. Tanto più che l’esposizione si concentra sulle ricerche pop europee (che spesso presero altri nomi e rifiutarono l’etichetta): poetiche più artigianali e composte rispetto a quelle maggiormente sgargianti d’oltreoceano.

Tano Festa, Viva l'estate, 1965. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano
Tano Festa, Viva l’estate, 1965. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano

UNA NECESSARIA CONTESTAZIONE

Eppure, la forza dirompente e contestataria della Pop non è affatto spenta, anche se oggi la si osserva con occhi diversi. La nostra è evidentemente più che mai l’epoca del consumo come stile di vita, della comunicazione, della superficie e della “flatness”. La mimesi critica della Pop rispetto a questi fenomeni è dunque tuttora necessaria.
La prima sala offre subito uno spettacolare colpo d’occhio. L’ “autobus squadernato” di Allen Jones del 1962, il Cassius Clay di Konrad Lueg, capolavoro di sommessa potenza, la “cartografia” di uomini illustri di Pauline Boty, sarcasticamente intitolata It’s a men’s world, la magnetica Star di Peter Phillips, fino a pezzi di pregio degli italiani Schifano, Festa e Angeli. La macchina da cucire di Konrad Klapheck, che fa da cerniera tra Surrealismo e Pop, costituisce poi un collegamento con la mostra su Magritte in corso al Masi. E anche le presenze inaspettate come quella di Silvio Pasotti sorprendono con opere originali e di livello.

Martial Raysse, Etalage hygiène de la vision, 1960. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano
Martial Raysse, Etalage hygiène de la vision, 1960. Courtesy Spazio -1, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano

DUE COLLEZIONI A CONFRONTO

Le opere provengono in parte dalla collezione Olgiati, qui di casa, in parte da un’altra raccolta che rimane anonima. Gli artisti sono rappresentati da lavori significativi ma precoci, relativi spesso al momento in cui la poetica definitiva dell’autore si stava delineando. Come ad esempio nel caso di Errò, presente con un delizioso zibaldone di biglietti d’auguri di San Valentino che anticipa gli elaboratissimi intrichi di immagini che lo caratterizzeranno.
E poi, tra le tante opere, in alcuni punti disposte a quadreria, ecco gli assemblaggi rustici di Spoerri e quelli di Raysse, orgogliosamente di plastica, le vignette da manuale di scuola guida di Mondino, la morbida e morbosa figurazione-astrazione di Peter Klasen, il Missile e i Seni di Pino Pascali, la Figurazione Narrativa di Alain Jacquet. Con l’intelligente inserimento di artisti che furono solo tangenzialmente pop, come Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri e Michelangelo Pistoletto.
E la galassia Pop si espande anche alle sale che ospitano la collezione Olgiati, con aggiunte mirati che testimoniano della persistenza di quella poetica fin nel contemporaneo.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoHow Evil Es Pop Art? New European Realism 1959-1966
Vernissage22/09/2018 ore 18 su invito
Duratadal 22/09/2018 al 06/01/2019
CuratoreTobia Bezzola
Generearte moderna
Spazio espositivoSPAZIO -1 COLLEZIONE OLGIATI
IndirizzoRiva Caccia 1 - Lugano
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.