Morto a 80 anni, nella sua Torino, Marco Gastini. Il pittore che dipingeva lo spazio

È scomparso nella sua città natale, uno dei nomi storici della pittura italiana. Stava preparando una mostra alla Galleria Giorgio Persano di Torino, prevista per la primavera. Ecco il ricordo di chi lo conosceva

Marco Gastini
Marco Gastini

Si è spento nella sua Torino, all’età di 80 anni, Marco Gastini, uno dei nomi storici della pittura italiana, quella legata alla materia, e al di fuori di ogni corrente artistica. Malato da tempo, è spirato nel pomeriggio del 28 settembre. “Era un artista e amico eccezionale”, ha ricordato ad Artribune Gilberto Zorio, uno dei maestri dell’arte povera con cui condivideva lo stabile in zona Vanchiglietta, nel centro storico torinese, dove hanno sede gli studi di molti artisti, tra cui Luigi Mainolfi che lo ricorda come un lavoratore instancabile, e Giorgio Griffa a cui lo legava un sodalizio artistico e umano di oltre cinquant’anni, “fatto di reciproca stima”, ci ha detto Griffa, “arricchente per entrambi, ma dove ciascuno seguiva la propria strada. Qualcuno ha detto che eravamo come Castore e Polluce”. “Ma era anche un artista eccezionalmente sfortunato, ha continuato Zorio, stava male da dieci anni”.

Gastini, Spagnulo e Mattiacci, durante l'allestimento della mostra Materica, presso Otto Gallery, 2003
Gastini, Spagnulo e Mattiacci, durante l’allestimento della mostra Materica, presso Otto Gallery, 2003

LA MOSTRA IN GALLERIA

Un dolore che, però, negli ultimi tempi si era attenuato. Stava, infatti, preparando una personale con la sua nuova galleria di riferimento a Torino, la Giorgio Persano, dopo la chiusura della storica Galleria Martano, di cui era prevista l’inaugurazione per la prossima primavera: “voleva presentare una mostra con una serie di modellini di tutto il suo percorso artistico e anche dei quadri nuovi”, ci ha spiegato Persano. Ora vedremo cosa fare”. Dopo la scomparsa di Giuseppe Spagnulo nel giugno 2016 e di Tino Stefanoni nel dicembre 2017, un altro pezzo di quella generazione se ne va. “Se ne stanno andando un po’ tutti”, ha riflettuto il critico e curatore torinese Luca Beatrice. “Ieri ero a Bologna e ho appreso della morte di Gastini da Giuseppe Lufrano della Otto Gallery, uno dei suoi ultimi galleristi, e ragionavamo proprio su questa circostanza. Quella era una generazione di artisti straordinaria, nata tra gli anni’30 e ’40, fatta di gente che aveva idee e faceva parte di un mondo. Secondo me, l’arte italiana di oggi faticherà a trovare un cambio generazionale”. Una generazione ben rappresentata proprio da una mostra del 2003 alla Otto Gallery di Bologna, Materica, con opere di Marco Gastini, Eliseo Mattiacci, Hidetoshi Nagasawa e Giuseppe Spagnulo.

IL RICORDO DI LUFRANO

Era nata da un’idea di Gastini quella mostra sull’idea della materia affrontata da quel gruppo di amici, ciascuno in maniera diversa”, ci ha raccontato Lufrano che era tornato a collaborare con Gastini anche l’anno scorso in occasione di Miart: “i curatori mi avevano chiesto un focus sugli anni ’70, così ero andato a trovarlo a Torino per progettare questo stand. Di lui ricordo l’entusiasmo e l’enorme generosità”. Nato a Torino il 30 gennaio 1938,  dopo un’iniziale esperienza artistica prossima alla cosiddetta “pittura analitica”, Gastini era giunto, proprio alla metà degli anni ‘70, ad una visione non più classificabile dentro le tendenze del momento, realizzando una pittura che mirava a dare corpo e immagine a una spazialità che continuamente si rinnova. “Di lui ricordo la sua capacità di liberare la pittura e di trasformare il colore in un elemento atmosferico”, ci ha dichiarato Elena Volpato, conservatore alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino, dove sono presenti nella collezione permanente numerose opere afferenti alle diverse stagioni artistiche dell’artista. “Era un pittore che dipingeva lo spazio”. Anche quando la pittura diventava qualcos’altro, come nel caso di L’energia che unisce si espande nel blu, opera di Marco Gastini, creata nel 2009 per Luci d’Artista: una grande pittura luminosa che, con i suoi segni al neon, sembra quasi sfondare il tetto della Galleria Umberto I.

– Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).