Il circuito indipendente dell’arte contemporanea nel Salento. La fotografia degli spazi

Una mappatura degli spazi indipendenti in Salento, la scommessa di una nuova generazione di artisti, creativi e intellettuali che ha deciso di rimanere in Puglia per fare arte e cultura, da Lu Cafausu a Ramdom

Nunziato | Cetera x Kunstschau Lecce

Lettera dalla provincia leccese è il titolo di un brano de La Municipàl, un progetto musicale dalle sonorità indie-pop composto dai pugliesi Carmine e Isabella Tundo. La canzone citata, tratta dal primo album Le nostre guerre perdute del 2016, racconta una storia che accomuna la decisione (non sempre per scelta) di molti giovani, ossia quella di rimanere nella propria terra, in questo caso il Salento, nonostante tutte le difficoltà del territorio. Spesso restare non è semplice, ci vuole coraggio e forza per reinventarsi soprattutto nel mestiere culturale, e i risultati non sono sempre brillanti.
Per certi versi nel Salento alcune delle tematiche legate al mondo dell’arte contemporanea – la questione degli spazi-luoghi indipendenti, la sinergia tra i giovani artisti, la progettazione espositiva e l’idea dell’arte intesa come strumento di riflessione per leggere, indagare e comprendere le tematiche culturali e sociali-, sono nella maggior parte dei casi lontane delle dinamiche e dalle prospettive che si respirano in alcune città italiane, prima su tutte Napoli, ma forse anche a Sud del Sud qualcosa sta cambiando.
Senza dubbio in Puglia alcune delle realtà più importanti – che hanno dato e che tuttora costituiscono un respiro differente e internazionale, di ricerca e di contemporaneità- sono costituite dalle esperienze artistiche maturate da Lu Cafausu di San Cesario di Lecce e quelle dall’Associazione Ramdom a Gagliano del Capo.

GLI ESEMPI DI RAMDON E LU CAFAUSU

La prima, di scuola più performativa, concettuale ed eterodossa, è stata avviata nel 2006 dal collettivo composto da Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce il quale, qualche anno più tardi nel 2015, ha dato vita anche alla Fondazione Lac o Le Mon (sempre a San Cesario). La seconda nasce, invece, dalle scelte intuitive di Paolo Mele e Luca Coclite che dal 2011 a oggi con Ramdom hanno deciso di puntare sul legame fra creatività, innovazione, ricerca e territorio a Gagliano del Capo con la realizzazione, sempre nel 2015, di Lastation, uno spazio polifunzionale con sede nella stazione ferroviaria del piccolo borgo situato vicino al Capo di Leuca.
Negli anni queste importanti presenze, attive non solo nel territorio nazionale, hanno contribuito attraverso programmi di residenze, corsi, incontri, workshop, installazioni e mostre anche in diversi contesti italiani, a introdurre un impulso differente all’interno di una dimensione artistica provinciale particolarmente arida e individuale, per nulla associativa.
Accanto allo sviluppo di questi centri come la Fondazione Lac o Le Mon e Ramdom, non sono mancati in questi anni anche gli interventi di operatori culturali, critici, galleristi, giornalisti, curatori indipendenti e associazioni territoriali che nel campo delle arti visive, di quelle urbane, dell’illustrazione e della fotografia, che hanno alimentato un interesse generale e specifico rivolto anche alla ricerca, alla sperimentazione, alla documentazione e alla comunicazione museale non solo a Lecce ma anche in provincia.

UNA NUOVA GENERAZIONE IN SALENTO

Il titolo Lettera dalla provincia leccese, preso in prestito dalla band pugliese, vuole essere dunque la fotografia istantanea, ma parziale, di una nuova generazione che attualmente, e nel solco di quel dinamismo qui sopra raccontato, prosegue in maniera costruttiva e nobile quel rilancio culturale e artistico messo in atto nella penisola salentina qualche anno addietro.
In questo momento si può affermare che, grazie ai tanti artisti e operatori culturali che hanno deciso di investire nel territorio, l’arte e la cultura contemporanea sono in una fase di transizione, e forse il cambiamento è alle porte.
Oggi quei giovani che rimangono nella provincia o che per un motivo o per l’altro decidono di rientrare in Puglia hanno intenzione di cambiare, di riorganizzare un sistema, di aggiornarsi, di guardare all’Europa, di formare delle nuove collaborazioni, di seguire una linea editoriale, di aprire degli spazi sia in città che in periferia e creare una rete di condivisione e progettazione organizzata. In pratica, bisogna fare i nomi di nagla – contemporary arts farm (Specchia), Associazione Noon (Lecce), Kunstschau. Contemporary place (Lecce), Swapmuseum (Lecce), 167/B Street (Lecce), LO.FT (Lecce), Industrial Therapy (Lecce) e Lamantice (Lecce), spazi che hanno deciso di fare sistema, di osare e guardare al nuovo in modo indipendente con entusiasmo e con tanta voglia di sperimentare.

Giuseppe Arnesano

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.