10 anni della galleria Tiziana Di Caro. Festeggiati con una mostra sui “fantasmi”. L’intervista

Tiziana Di Caro festeggia il decennale della sua galleria, nata nel 2008 a Salerno e poi trasferitasi nel 2015 a Napoli. Ad Artribune racconta i progetti futuri, dalla prossima mostra all’ipotesi di aprire uno spazio alternativo.

Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi_2018_exhibition view_galleria Tiziana di Caro © Danilo Donzelli
Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi_2018_exhibition view_galleria Tiziana di Caro © Danilo Donzelli

Giunta al decimo anno di attività, la gallerista Tiziana Di Caro festeggia questo importante traguardo con una mostra ed una serie di opere che evidenziano lo stato emozionale dell’arte e il loro portato sentimentale.  Si tratta di un momento intimo dove, attraverso il lavoro di sette artisti internazionali che dell’elemento esistenziale hanno fatto la loro ricerca, Di Caro ha reso al pubblico una fitta trama cucita nella sfera affettiva di ognuno di questi autori, innescando una tensione attrattiva che con ardore e morbidezza accompagna i due cardini su cui si compone la mostra, ovvero una linea rappresentativa ed una fatta di rarefazioni. La gallerista, come ci racconta, si è posta un quesito semplicemente sognante: “Con quali artisti avrei voluto lavorare se fossi nata in un’epoca diversa? È da questa domanda che è nata la mostra in corso alla galleria. Da questo dipende la scelta del titolo, perchépossiamo chiamare ormai fantasmi tutti coloro che fisicamente non sono con noi, entità di cui abbiamo opere tangibili, ma di cui ci facciamo una nostra personale idea”.

I FANTASMI

William Anastasi, Hanne Darboven, Gino De Dominicis, Sol LeWitt, Agnes Martin, Pino Pascali, Francesca Woodman sono gli artisti con i quali la galleria condivide le linee di convergenza di quello che è il pensiero cardine di tutta la ricerca artistica e filosofica. In questo percorso espositivo non è l’aldilà il tema della conversazione, bensì il peso dei sentimenti che derivano dall’osservazione e dal volo che il guardare fa compiere al pensiero attraverso l’astrazione, alla scomposizione oggettiva che diviene puro pensiero plasmabile.  Ed è una storia d’amore perché la carriera di galleria di Tiziana Di Caro è animata da questo sentimento, come spiega la stessa gallerista.

LA STORIA DELLA GALLERIA

È stata una scelta d’amore l’apertura a Salerno, terra natia di Tiziana, avvenuta nel 2008, quando la città era in un pieno momento di splendore e si aveva l’impressione che potesse accadere qualsiasi cosa, finendo poi per dover riconoscere a malincuore che ben poco ha resistito. La stessa Di Caro racconta della cosiddetta rinascita salernitana e della sua volontà a prenderne parte come player attivo. «Sembrava si stesse vivendo uno scatto culturale e artistico importante e, invece, mi sono imbattuta in un’anomalia del luogo. Vivevo di un’altissima visibilità nel contesto fieristico ma non in loco. La cosa interessante è stata una crescita congiunta con una serie di giovani collezionisti nati con me e con i quali ho ancora un ottimo rapporto. Ma ad un certo punto mi sono resa conto che le ambizioni della galleria erano in eccesso rispetto alla città ed è allora che ho deciso di spostarmi a Napoli, nel 2015». Ancora una volta possiamo parlare di sentimentalismo nella scelta di spostarsi nella città partenopea sede di già colossali maestri del sistema delle gallerie come Lia Rumma e Artiaco, dove Tiziana di Caro si è distinta per una qualità sempre alta dei progetti proposti e per uno spazio che riflette l’identità della città. «Napoli è una metropoli a grandezza d’uomo dove poter ritrovare i canoni umani, quelli veri, ed in più ha un’ottima predisposizione verso l’arte e la cultura. Non ho fatto una scelta in relazione al mercato napoletano, era importante avere un bacino cosciente ed autorappresentativo intorno a me».

LA MOSTRA DEL DECENNALE

La mostra che festeggia questo anniversario è quindi la summa, o la sintesi, degli interessi di questa giovane gallerista che ricerca tutte quelle interferenze tra le arti visive e le sue molteplici manifestazioni, in una continua contaminazione tra queste. Contaminazione intesa come dialogo costante, come quello instaurato in questo delicato apparato espositivo, in cui Agnes Martin, con fare matematico, registra il proseguire della linea in una sorta di studio scientifico-relazionale, mentre Francesca Woodman ritrae se stessa come misuratore dello spazio, operando un calcolo intriso di poesia e corporalità. E in questo panorama ricco di aspetti chiari e necessari che ricoprono tutte le sfere di riferimento dell’uomo, la Di Caro esprime questa vicinanza al dialogo con quelli che sono i cardini della scoperta.  £Non intendo però allontanarmi dalla mia formazione di storica, anzi nel mio prossimo futuro mi piacerebbe occuparmi di archivi ed estate”.Nel frattempo è in preparazione la mostra di Antonio Della Guardia, in scuderia da un paio di anni e in procinto di realizzare la sua prima mostra in galleria a settembre. “C’è l’ipotesi di uno spazio alternativo, ma il lavoro sul territorio rimane per me di prioritaria importanza”.

Lucrezia Longobardi

Napoli// Fino al 27 luglio 2018
Galleria Tiziana Di Caro
Piazzetta Nilo, 7

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Lucrezia Longobardi
Lucrezia Longobardi è nata nella provincia di Napoli nel 1991. Laureata presso il corso di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sul concetto di spazio esistenziale e una ricerca storico-artistica su Gregor Schneider, Renata Lucas, Gian Maria Tosatti e Francesca Woodman, amplia i suoi interessi al campo della curatela e della critica d’arte, ponendo le basi della sua indagine sul binomio uomo-luogo. Volgendo lo sguardo alla contemporanea scena dell’arte, ha curato una serie di talk sul significato dell’arte oggi e sul valore e la reciprocità dei ruoli all’interno del sistema culturale di una società. Ha lavorato in atelier d’artista e avuto collaborazioni tecniche con Fondazioni e Musei.