La morte della giovane curatrice Elisa Fantin. Una lettera dagli amici del mondo dell’arte

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata da artisti e curatori in ricordo di Elisa Fantin, curatrice italiana scomparsa all’età di 36 anni. I funerali si svolgeranno martedì 8 maggio alle ore 15:30 nella chiesa del cimitero di Bagnoli di Sopra in provincia di Padova

PANTERA. Elisa Fantin
PANTERA. Elisa Fantin

Sono un’artista, ho frequentato per un periodo lo Iuav e ho partecipato al programma di studi in Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia. Sono fermamente convinta che l’artista abbia una responsabilità morale e sociale verso il proprio lavoro e verso le persone che lo veicolano e lo sostengono, per questo scrivo questa lettera.  Ho avuto modo di incontrare circa otto anni fa Elisa Fantin allo Iuav, era una studentessa e si occupava di curatela. Ha fondato un gruppo chiamato Cake Away per la Fondazione Bevilacqua La Masa, frequentando anche lei gli studi circa quattro anni fa, quando quell’istituzione aveva per Venezia un ruolo importante di incontro e di scambio culturale. Eravamo tutti all’incirca trentenni o poco meno, l’idea era quella che ci accumunava tutti, di trovare un corrispettivo umano alla nostra ricerca personale, un incontro che non ci isolasse in una dimensione di ricerca individuale ma ci fosse una possibilità di crescita comune. In quel periodo gravitavano diversi bravi artisti, e ciascuno rivestiva in questo, coscientemente o no, un ruolo. Ciascuno si adoperava a seconda della propria personalità in questo particolare equilibrio lagunare per realizzare le proprie idee e la propria ricerca sull’Arte. Elisa Fantin è venuta a mancare all’età di 36 anni a causa di un cancro. Non ho paura di utilizzare questa parola, né di parlare di morte in questo contesto, appunto perché non ci dovrebbero essere secondo il mio punto di vista confini così precisi di pudore in questo ambito; l’artista e chi lo ha sempre sostenuto hanno e devono avere la possibilità di fare anche di questi momenti privi di spiegazione, dei momenti di senso e cercare in questo un motivo per non dimenticare.

IL RICORDO

Lei è stata, in maniera del tutto sua, in maniera non convenzionale una figura che ha curato gli artisti. Amava in modo viscerale l’arte, la pittura, e si relazionava agli artisti con questa passione e riusciva a motivare, a far sperare, a proiettare in un futuro possibile le nostre ricerche. Faceva parte di quella generazione in cui tutto è possibile, ma poi ti pagano solo se hai fortuna, in cui se non hai un cv pieno di mostre in posti riconosciuti socialmente, non hai in realtà costruito nulla di concreto e in una determinata età dovresti iniziare a rassegnarti. Se non hai delle pubblicazioni o hai fatto lo schiavo per anni in qualche galleria estera e poi sei tornato, millantando buonissime esperienze lavorative, non sei considerato un curatore o una figura professionale. Elisa è l’esempio evidente per me, e credo per tutti quelli che l’hanno conosciuta, che si possono seminare idee e lasciare un segno vivo e forte nelle persone che fanno arte anche senza questa strada tracciata. Il mio non vuol essere un atteggiamento romantico e forse non mi interessa identificarmi in una certa lettura delle cose, credo sia giusto ricordare e dare un valore a quello che Elisa ha lasciato a tanti artisti e persone di Venezia. Mi ha insegnato che per chi fa dell’arte la propria vita, c’è sempre una soluzione che si può applicare intelligentemente in qualsiasi circostanza, mi ha insegnato che di arte si può parlare al bar davanti ad un prosecco anche ridendo. Ci hanno fatto credere che ci deve essere in tutti un alone di serietà che omologhi un certo tipo di figura professionale, lei invece, che ha sempre studiato arte, aveva una facilità incredibile nella scrittura, un buon occhio critico, viveva il suo lavoro umanamente, profondamente, da essere umano. L’eredità di Elisa Fantin è questa, che ha lasciato a me, e che ha lasciato a tante persone che immagino non sanno ben collocare questa figura e questo modo di amare l’arte ma soprattutto gli artisti.

CIAO PANTERA

Elisa la conoscevano tutti come Pantera, e Pantera è il suo vero nome per noi. Era l’anima delle feste e le notti per lei non dovevano finire mai, e forse aveva ragione. Ci teneva particolarmente a essere sempre ben curata, aveva un’età indefinibile, poteva sembrare una ragazzina e a volte una donna matura. Piccola di statura, forte, di quelle forze antiche, vere. Un sorriso pieno di vita, una risata che attaccava le pareti della casa. La sua casa in Giudecca era un riferimento per tanti artisti che avevano bisogno di un appoggio o di un aiuto. Da lei sono passati tutti e tutti si sono divertiti con lei. Questa è la sua eredità, che io come artista non posso che non considerare come un valore importante. Guardava, ascoltava, studiava, e poi credeva in te. Il suo sogno era andare a New York, lo diceva sempre, e curare mostre in posti magnifici. Non è servito che andasse a New York, Pantera dalla Giudecca mi ha lasciato, ci ha lasciato un insegnamento, anche durante la sua malattia, che nessun artista e nessun suo conoscente potrà ignorare. Credere nelle persone, e lei ci credeva, e io l’ho voluto soltanto ricordare.

Ciao Pantera,

 

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Amedeo Abello

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