miart: come cambia la fiera? Riflessioni a caldo dagli stand

miart: riflessioni sulla fiera nel suo secondo giorno di apertura. Ecco cosa pensano i galleristi, in uno scenario internazionale non semplice. Alessandro Rabottini, buona la seconda.

Le prime immagini da miart 2018. Ph. Irene Fanizza
Le prime immagini da miart 2018. Ph. Irene Fanizza

miart sembra avere quest’anno delle sembianze diverse. La fiera ha una allure un poco meno sofisticata, forse un pelo più “commerciale” senza che questo sia considerabile come un aggettivo detto in chiave negativa. La fiera è di alto livello, composta e precisa, con pochi picchi clamorosi, ma con una qualità diffusa assai elevata. L’aumento delle gallerie, notevole, è stato abbastanza assorbito ma in qualche maniera si sente. La fiera è più “di mercato” e vivaddio per certi versi. La folla dell’opening è stata quella giusta e anche il successivo venerdì è sfilato via scongiurando l’effetto deserto che in anni passati miart (e non solo miart) hanno registrato per il giorno immediatamente successivo all’inaugurazione.

miart 2018
Le prime immagini da miart 2018. Ph. Irene Fanizza

COSA PENSANO I GALLERISTI

In tutto questo quale è la percezione dei galleristi?  “La fiera forse è meno di ricerca ma alla fine meglio così anche se qualche galleria che si sarebbe potuta evitare l’ho vista” ci dice un mercante “ma alla fine c’è stata gente buona e anche un buon livello di mercato e di affari e non è scontato perché eravamo preoccupati e parecchio“. Già, preoccupati. Ma perché? La verità è che per il mercato dell’arte il momento – specie in Italia – non è assolutamente dei migliori. Siamo, in particolare in questo mese di aprile, in una bizzarra congiunzione di notizie negative: c’è la Siria, c’è Trump che litiga con Putin, ci sono i dazi che tendono a chiudere l’economia globale, c’è infine il problema del governo italiano e le conseguenze dei risultati elettorali.

LA STORIA COMPLICA LE COSE

I galleristi e i mercanti, insomma, non si aspettavano molto (e questo spiega in parte la prudenza di molti stand: tanta pittura, opere piccole quando addirittura non in miniatura) e quello che sta accadendo lo stanno vivendo in maniera positiva. Bene dunque Alessandro Rabottini che è riuscito a tenere la fiera su un paradigma di buona qualità anche in un momento assai complicato. Ottenendo in più il non piccolo risultato di riportare a Milano alcuni espositori di gran nome.
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