Inaugurato nel Connecticut il primo museo d’arte palestinese negli Stati Uniti

Ha aperto le porte al pubblico il primo museo di arte palestinese degli Stati Uniti, finanziato da un facoltoso imprenditore. Nonostante le dimensioni ridotte, il museo rappresenta un evento piuttosto epocale

Palestine Museum US Art display
Palestine Museum US Art display

Woodbridge, piccola città del Connecticut, è un posto apparentemente molto lontano dalle tensioni del Medio Oriente e dalla guerra che da decenni vede contrapposti palestinesi ed israeliani rendendo quella parte di mondo una polveriera sempre sul punto di esplodere. Eppure in questa regione nel profondo nord degli Stati Uniti è stato da poco inaugurato l’US Palestine Museum, il primo museo sul territorio americano dedicato all’arte palestinese.

UN EVENTO DI PORTATA STORICA

Il museo è stato interamente finanziato da Faisal Saleh, ricco uomo d’affari di origini palestinesi, nella speranza di cambiare l’atteggiamento degli Stati Uniti – che politicamente sono da sempre su posizioni filo-israeliane – nei confronti dei palestinesi. Una goccia nel mare, è chiaro, ma comunque un evento di portata storica notevole in un paese che non ha mai riconosciuto lo Stato Palestinese come un’entità dotata di sovranità nazionale. Il fatto, dunque, di inaugurare questa piccola realtà museale in una città lontana dai circuiti dell’arte, ma non distante da Yale, una delle università più prestigiose del mondo, dà, se è possibile, ancora più peso all’evento.

IL MUSEO

Ci sono voluti nove mesi di lavoro ed un finanziamento di 500.000 dollari per inaugurare il museo che sorge in uno spazio espositivo di dimensioni contenute. Solo 350 metri quadri per ospitare mostre d’arte. Nelle intenzioni del fondatore c’è la volontà di mostrare agli americani che la Palestina è un paese ricco di arte e di tradizioni e l’intenzione di far conoscere la cultura del popolo palestinese prescindendo dal conflitto in corso da decenni. Concentrarsi sulle persone piuttosto che sul racconto della guerra per rendere visibile il patrimonio artistico palestinese. “Nonostante le difficoltà e le condizioni di vita estremamente complicate”, ha dichiarato il fondatore del museo Faisal Saleh, “esistono tantissimi artisti che lavorano dentro e fuori i territori che vengono semplicemente ignorati dall’opinione pubblica perché i media internazionali non sono amichevoli con la Palestina”. Per il momento il museo sarà aperto un solo giorno alla settimana, di domenica, per sole 4 ore. A rotazione sarà mostrata la collezione privata di Saleh che consta di 70 opere d’arte, 100 fotografie, una raccolta di ricami, costumi e oggetti tradizionali.

IL PUNTO DI VISTA PALESTINESE

L’inaugurazione del museo di Woodbridge arriva a pochi mesi dall’apertura, dopo mille difficoltà e una gestazione durata venti anni, del Palestinian Museum a Bir Zeit, un’istituzione indipendente designata al supporto e alla promozione della cultura visiva palestinese e dell’A.M. Qattan Foundation, associazione senza scopo di lucro che si occupa dello sviluppo della cultura e dell’istruzione in Palestina e nel mondo arabo. I palestinesi provano, dunque, a raccontare per la prima volta la propria storia, partendo dal proprio punto di vista. Segno che qualcosa piano piano inizia a muoversi per provare a superare con l’arte le tensioni internazionali e le manovre militari.

– Mariacristina Ferraioli

 

US Palestine Museum
1764 Litchfield Turnpike
Woodbridge, CT 06525 USA
https://www.palestinemuseum.us

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.