Morto Jan Vercruysse. L’artista belga aveva 69 anni

Si è spento Jan Vercruysse, uno degli artisti visivi più influenti degli ultimi trent’anni.

Jan Vercruysse - Places [Lost] - 2010 - photo Barbara Reale
Jan Vercruysse - Places [Lost] - 2010 - photo Barbara Reale

Si è spento Jan Vercruysse (Ostend, 1948), uno degli artisti più noti del nostro tempo. La conferma ad Artribune arriva direttamente da Xavier Hufkens, la galleria dell’artista. Probabilmente la morte risale a martedì ma la notizia è stata resa nota solo oggi. Nessuna notizia sulle cause del decesso. Vercruysse aveva 69 anni.

IL PROFILO

Jan Vercruysse ha iniziato ad appassionarsi alla poesia alla fine degli anni Sessanta, quando era uno solo studente alla facoltà di giurisprudenza. A metà degli anni Settanta, la poesia si è gradualmente evoluta in arte visiva attraverso una serie di opere che utilizzano il libro, il catalogo della mostra o qualsiasi elemento tipografico, come mezzo d’arte. Sono gli anni ’80 e ’90 a segnare la consacrazione prima nazionale e poi internazionale dell’artista. Consacrazione che paradossalmente passa proprio dall’Italia, prima con una personale al Castello di Rivoli nel 1992 e poi, l’anno successivo, con la partecipazione alla Biennale di Venezia all’interno del Padiglione del Belgio. Vercruysse utilizza superfici specchianti, vetri opachi, legni lucidati, ma anche disegni, fotografie per dar vita a sculture composte da oggetti che hanno una storia, resi eterni in una nuova struttura compositiva.

LA RICERCA

Profondo sostenitore della natura spirituale dell’arte, Jan Vercruysse si è sempre opposto all’idea che un’opera sia uno strumento per comunicare un messaggio. L’artista, che ha mosso i suoi primi passi come poeta ai tempi dell’università, ha traslato nell’arte lo stesso approccio della poesia. Ogni immagine, ogni opera è pensata come un elemento di un discorso visivo più ampio, quasi come una frase all’interno di un sonetto. Durante gli anni Ottanta, l’artista si concentra principalmente su un ciclo di lavori intitolati Tombeaux, che comprende una serie di strumenti musicali a fiato. Come in altre opere dell’artista, non c’è allusione alla funzionalità, ma solo alla sua scomparsa. Gli strumenti a fiato in vetro sono macchine sonore che non emettono suono ma silenzio così la loro originaria funzione si è mutata nel suo opposto. Vercruysse esegue le sue opere per cicli ripetendo spesso lo stesso soggetto. È una modalità che da un lato toglie all’opera quell’alone auto-celebrativo e, dall’altro, ne decostruisce il significato. Togliere anziché aggiungere: è questo il fulcro della ricerca di Vercruysse, con l’assenza che diviene una “presenza” costante nelle sue opere.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.