Roberto Daolio e l’etica del dono. A Bologna

MAMbo, Bologna ‒ fino al 6 maggio 2018. Dedicata al curatore e critico d’arte, docente dell’Accademia di Bologna, scomparso nel 2013, la mostra presenta una serie di opere provenienti dalla collezione donata dagli eredi al MAMbo di Bologna. E testimonia una vita dedicata ad accendere piccoli fuochi.

Annalisa Cattani e Fabrizio Rivola, WARM UP, 2002
Annalisa Cattani e Fabrizio Rivola, WARM UP, 2002

Ricordare è sapere ciò che vediamo”, dice Orhan Pamuk nel suo migliore romanzo, Il mio nome è rosso. E non è un caso che l’ostinato contemplatore che è nella penna del premio Nobel turco sia anche un collezionista di vita altrui, un attento osservatore del mondo che passa. Così in parte è il piccolo museo dell’innocenza che emerge dalla Project Room del MAMbo dedicata al critico e curatore prematuramente scomparso Roberto Daolio (Correggio, 1948 ‒ Bologna, 2013). Una collezione non intenzionale, dice la curatrice della mostra, così come non intenzionale è una vita: solo che quella di Roberto è stata costellata dal continuo incontro con il nuovo, con l’innocenza degli inizi. Era come se fosse continuamente illuminato dal comparire di un giovane artista, ne volesse cogliere quella prima luce, farla vedere anche ad altri. E sono piccoli fuochi, intensi di affetti, quelli esposti al MAMbo all’interno della collezione permanente.

Roberto Daolio. Photo Mili Romano, 2004
Roberto Daolio. Photo Mili Romano, 2004

L’IMPORTANZA DEL DONO

Sono tutti, fatta eccezione per quelli che raccontano della prima gioventù di Daolio e che lo vedono protagonista dell’azione artistica, frutti di un dono. E che cos’è un dono? Diceva Marcel Mauss che è un fatto sociale totale, ed è frutto della triplice obbligazione, dare ‒ ricevere ‒ ricambiare. Cercava l’antropologo francese la “roccia della morale eterna”, quella primaria, che lega gli umani. Difficile dire in che modo nella società post capitalistica, della finanza globale, il gesto del dono costituisca ancora questo pilastro: eppure nella stanza in cui si raccolgono le opere di Maurizio Cattelan, Igort, Jori, Alessandra Andrini e Annalisa Cattani, Chiara Pergola e Cuoghi e Corsello, Pessoli e moltissimi altri, sembra tornare quell’aspetto primitivo, quella “roccia eterna”, data dalla condivisione di un pezzo di strada, uno scambio non economico, ma comunque scambio, che necessita di diventare oggetto. In questo movimento è difficile stabilire in quale punto della triade si possa con certezza porre un curatore generoso e vigile come Daolio. Chi è il donatore, chi il ricevente, chi veramente ricambia. Non è forse un caso che abbia insegnato Antropologia Culturale dal 1977 al 2012.

Paolo Bertocchi, Perduti nel tempo. Per un San Gerolamo contemporaneo, 2004
Paolo Bertocchi, Perduti nel tempo. Per un San Gerolamo contemporaneo, 2004

CRITICA MILITANTE

Intensa è stata la sua presenza, quindi, proprio nel livello più rischioso e arrischiato, quello del primo sguardo: quel rischio che si era assunto e che lo nutriva era sicuramente diventato negli ultimi anni complesso e più tormentato. La donazione della sua collezione al MAMbo costituisce in fondo un altro movimento del dono antropologico, che in questo caso risulta particolarmente gratuito, in quanto la città negli ultimi anni si era fatta meno accogliente per chi come Roberto non aveva mai abbandonato la critica militante e l’arte pubblica. Che ora torna alla città, in questa Project Room che ci interroga su cosa significhi accendere un fuoco.

‒ Elettra Stamboulis

Evento correlato
Nome eventoRoberto Daolio. Vita e incontri di un critico d'arte
Vernissage07/12/2017 ore 17,30
Duratadal 07/12/2017 al 06/05/2018
CuratoreUliana Zanetti
Generidocumentaria, arte contemporanea, collettiva
Spazio espositivoMAMBO - MUSEO D'ARTE MODERNA DI BOLOGNA
IndirizzoVia Don Giovanni Minzoni 4 - Bologna - Emilia-Romagna
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Elettra Stamboulis
Scrittrice e curatrice indipendente. Laureata in Lettere all'Università di Roma “La Sapienza”, ha perfezionato i propri studi sulla museografia all'Istituto Albe Steiner di Ravenna. Ha conseguito un Master di secondo livello all'Università di Roma Tre. Collabora con numerose testate (Linus, Internazionale, Pagina 99, Le Monde Diplomatique, Efimerida twn Syntaktwn ecc.) in Italia e all'estero. Ha diretto Komikazen Festival internazionale del fumetto di realtà, dalla sua nascita all'ultima edizione del 2016, e ha curato numerose mostre di arte contemporanea e fumetto, abbinandole a un'intensa attività di conferenze. Ha scritto le sceneggiature di varie graphic novel, tra cui “Arrivederci, Berlinguer”, “Diario segreto di Pasolini”, “Officina del macello”, disegnate da Gianluca Costantini. “Piccola Gerusalemme”, disegnata da Angelo Mennillo, è uscito in edizione greca, turca e francese. Ha curato le attività del GAI – Giovani Artisti per il Comune di Ravenna dal 1997 al 2016, ha inoltre progettato Mediterranea XVI promossa dalla BJCEM ad Ancona, “Arrivi e partenze” del 2012 nel medesimo capoluogo marchigiano e numerose mostre collettive e personali per enti pubblici e gallerie private. È evidentemente di origini greche.