Artisti su Instagram. Apre un profilo anche Nan Goldin

Unanimamente considerata una pioniera dell’autoracconto fotografico, Nan Goldin porta le sue immagini anche su Instagram. Un mezzo che il suo lavoro ha più volte evocato, persino quando ancora non esisteva.

Nan Goldin, My Room In Halfway House, Belmont 1983
Nan Goldin, My Room In Halfway House, Belmont 1983

Sono stati in tanti, parlando della sua fotografia, a sottolinearne il carattere innovativo e anticipatorio, soprattutto rispetto a un certo tipo di racconto autobiografico oggi tanto in voga sui social network. Gli scatti di Nan Goldin (Washington, 1953), con la loro brutale sincerità, il loro flusso continuo, la loro sfacciata mescolanza di pubblico e privato, sembrano infatti prefigurare l’uso contemporaneo che facciamo oggi del mezzo fotografico, nell’epoca degli smartphone e di Instagram. E qualche giorno fa, con una mossa del tutto inaspettata – l’artista aveva espresso in passato opinioni non esattamente entusiastiche rispetto alle piattaforme social – Nan Goldin ha aperto il suo account personale proprio su Instagram. “Non sono responsabile di come sono fatti i social media, vero? Ditemi di no”, aveva commentato lo scorso anno ai microfoni del New York Times, “non può essere vero, ma se lo è, mi dispiace terribilmente”. 

Me in Milan, September 2017

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Inaugurato con un’immagine del 1992 intitolata Joey and Andres in Hotel, Askanischer Hof, Berlin, che mostra un uomo e una donna a letto in atteggiamenti intimi, il profilo contiene a oggi una ventina di post, tra cui spiccano anche diversi autoritratti. Da quello del 1977, scattato in una cucina di Boston in tenuta da dominatrice, a quello, recentissimo, che la vede sorridente durante l’inaugurazione della sua mostra personale alla Triennale di Milano, durante la quale è stato esposto per la prima volta in Italia il suo capolavoro: The Ballad of Sexual Dependency. In mezzo, una mescolanza di fotografie di diverso tipo e provenienza: scatti recentissimi, particolari di opere d’arte del passato, immagini  e ritratti degli Anni Novanta. Come quello, eccezionalmente intenso, dell’artista americana Kathleen White, amica della Goldin scomparsa nel 2014 dopo una lunga battaglia con il cancro.

Self portrait as a Dominatrix Boston 1977 (a long time ago)

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INSTAGRAM COME PIATTAFORMA ARTISTICA

Sono numerosissimi gli artisti presenti su Instagram, una piattaforma che sembra aver di gran lunga scalzato Facebook e Twitter nel cuore degli utenti, soprattutto tra i più giovani. Alcuni utilizzano il mezzo come un’estensione della propria ricerca, come ad esempio fa Maurizio Cattelan, mentre altri preferiscono mantenere un carattere più privato, utilizzandolo come diario fotografico, più o meno aperto. Particolare invece il caso di Cindy Sherman, di cui abbiamo più volte parlato, che la scorsa estate ha stupito tutti aprendo il proprio account – in precedenza privato – e postando una serie di selfie manipolati digitalmente utilizzando delle popolari app per il fotoritocco come Facetune. Immagini surreali e disturbanti che trasportano nel nuovo ambiente digitale l’intera poetica dell’artista. Qui i due piani si fondono: il flusso visivo mescola realtà e spirito visionario, costruendo una narrazione in cui arte e vita sono indissolubilmente legati. 

Joey and Andres in Hotel, Askanischer Hof, Berlin 1992

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Staremo a vedere in che direzione si evolverà l’account di Nan Goldin, che finora ha fatto un uso molto “regolare” della piattaforma, almeno secondo i canoni correnti, postando sia materiali di archivio che istantanee più recenti, sia opere che scatti privati. Soprattutto, vedremo se la proverbiale sincerità del suo sguardo sarà capace di resistere alle tentazioni narcisistiche e autocompiaciute che sempre più spesso caratterizzano le timeline di Instagram. Un ecosistema in cui non basta esporsi, ma è necessario “curare” con attenzione la propria immagine, e dove anche la spontaneità è spesso un filtro studiato ad hoc.

– Valentina Tanni

https://www.instagram.com/nangoldinstudio

Dati correlati
AutoriNan Goldin, Cindy Sherman
CuratoreMaurizio Cattelan
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.