Gianantonio Locatelli ha trasformato la sua azienda piacentina in uno spazio di dialogo costante con l’arte contemporanea. Riutilizzando gli escrementi delle sue 3.500 mucche per un progetto visionario e concreto, grazie a un dialogo costante con Luca Cipelletti.

Non è un museo d’azienda; non è neppure la dimora di charme di un imprenditore che vuole diventare famoso con l’arte contemporanea; non è il solito progetto d’arte contemporanea in corso in qualche campagna della provincia italiana e neppure l’autoreferenziale discorso di un collettivo di post naturalisti. Il Museo della Merda è un’altra cosa, è un luogo estremamente concreto, reale – d’altronde, con un nome così, non poteva essere altrimenti –, ma anche visionario; un luogo di lavoro e uno spazio di confronto. E – soprattutto – è un luogo vivo, in costante mutamento.

LE NOVITÀ

Fra le recentissime novità, l’installazione di un grande lavoro di Claudio ParmiggianiAlfabeto, composto da 22 fotografie realizzate da Luigi Ghirri che evocano una paradigmatica sintesi di luoghi, suggestioni, natura e molto altro – e l’allestimento de Il grano, opera del 1975 di Gianfranco Baruchello, che rientra in un ciclo di lavori filmici concepiti in relazione a una scrupolosa osservazione del lavoro agricolo e della natura. Una telecamera fissata in un campo di grano per circa un mese consente di mappare i cambiamenti in atto e la maturazione del grano anche in base alle condizioni meteo. Un lavoro dall’alto tasso concettuale, pertanto, in linea con gli indirizzi dell’artista livornese – classe 1924 – che del rapporto tra speculazione intellettuale e quindi artistica e pratica agricola ha fatto una delle primarie costanti di tutta la sua indagine. Con la fondazione di Agricola Cornelia nel 1973, Baruchello è riuscito a mettere in pratica la radicalità di un pensiero con la concretezza di un’azione costante. Il padrone di casa, a Castelbosco, nelle campagne piacentine, non è un artista, ma un imprenditore visionario, collezionista e conoscitore dell’arte contemporanea. E anch’egli della sua passione ha fatto una scelta di vita, sicuramente radicale.

Museo della Merda. Roberto Coda Zabetta e l'Omaggio a Manzoni. Photo © Henrik Blomqvist
Museo della Merda. Roberto Coda Zabetta e l’Omaggio a Manzoni. Photo © Henrik Blomqvist

3.500 MUCCHE DA GESTIRE

3.500 mucche da gestire e quindi quintali di sterco, che stavano per inquinare le falde acquifere. E una grande intuizione: trasformare la merda in un valore.
Ad accompagnare Gianantonio Locatelli in questa rivoluzione, Luca Cipelletti, architetto milanese che con l’arte contemporanea ha un rapporto intenso. Basti ricordare la recente e sofisticata mostra di David Tremlett allestita nel suo studio milanese sui Navigli.
In alcuni ambienti al piano terra del castello di famiglia, Locatelli ha deciso di impiantare una sezione del museo, che in realtà prosegue anche all’esterno, tra i grandi capannoni – con gli esterni ripensati dalle geometriche figure dipinte da Tremlett – che qui è semplicemente “David, un amico di famiglia” –, e il paesaggio. “Perché musealizzare la merda? È un nuovo oro” – racconta Cipelletti, direttore creativo di questo luogo –, “che puoi trovare in tutto il mondo, qualcosa che ha una pessima nomea ma che noi abbiamo trasformato in tesoro, grazie al supporto di Massimo Valsecchi, un altro visionario, Gaspare Luigi Marcone, che si è occupato della ricerca, e Massimo Torrigiani, che ha seguito con il suo staff la comunicazione visiva”.

Luca Cipelletti e Gianantonio Locatelli dialogano all'interno del Museo della Merda. Photo © Henrik Blomqvist
Luca Cipelletti e Gianantonio Locatelli dialogano all’interno del Museo della Merda. Photo © Henrik Blomqvist

CLAUDIO COSTA E GLI ALTRI

Nel 2015 il museo apre le sue porte. All’interno le opere di Claudio Costa, Anne e Patrick Poirier, Michael Badura, Bernd e Hilla Becher e di altri artisti collezionati dal padrone di casa – compreso lo stesso Tremlett –, con intere sezioni didattiche, che si rintracciano nelle stanze lasciate in uno stato di apparente e voluto abbandono, con pareti scrostate ma con alcuni specifici dettagli disegnati appositamente da un museografo d’esperienza come Cipelletti. In un altro ambiente, vasi, bicchieri e piatti in merda cotta rivelano un altro aspetto di questo luogo, ovvero la reale prospettiva del riutilizzo nell’ambito del design e del quotidiano della merda delle mucche di casa Locatelli. Mattoni compresi, all’insegna di un architettura del futuro prossimo decisamente sostenibile. E ancora un coffee table, sedute e altri oggetti che nel 2016 hanno vinto un premio al Salone del Mobile.
Il Museo della Merda è proprio così, è un laboratorio in cui stratificazioni, pensieri – che vanno da Plinio al presente, al futuro –, e ricerche – realizzate con università e centri sperimentali – indagano l’utilizzo della merda dall’antichità alle futuribili applicazioni, nell’orbita di una progettualità che connette menti, riflette sull’arte ma, soprattutto, apre una finestra di riflessione sul mondo nella sua totalità. Musica compresa, vista la straordinaria performance di Charlemagne Palestine che si è svolta alcuni giorni fa.

Lorenzo Madaro

www.museodellamerda.org

Dati correlati
Spazio espositivoMUSEO DELLA MERDA
IndirizzoFrazione Campremoldo sopra Località Castelbosco 29010 - Gragnano Trebbiense - Emilia-Romagna
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.