Il Louvre vieta l’opera Domestikator dell’Atelier Van Lieshout perché troppo esplicita

L’installazione alta 13 metri e realizzata dal collettivo olandese Atelier Van Lieshout sarebbe dovuta essere esposta dal 19 ottobre all’interno di Hors les Murs, la mostra che si tiene ogni anno durante la Fiac nei giardini delle Tuileries. E in Francia è polemica.

Domestikator, Atelier Van Lieshout
Domestikator, Atelier Van Lieshout

Sessualmente troppo esplicita. Con questa motivazione il museo del Louvre ha deciso di non mostrare un’opera realizzata dal collettivo artistico Atelier Van Lieshout (Rotterdam, 1995) che sarebbe dovuta essere esposta dal 19 al 22 ottobre alle Tuileries, all’interno di Hors les Murs, la grande mostra a cielo aperto organizzata ogni anno in occasione di FIAC.

LE MOTIVAZIONI

L’opera intitolata “Domestikator” è una scultura percorribile, alta circa 13 metri, che ricorda un atto sessuale. Non in maniera diretta, perché l’installazione evoca nello stile una costruzione Lego, ma tuttavia esplicita. Almeno per la direzione del Louvre, da cui dipendono i giardini che collegano il museo a Place de la Concorde e, dunque, agli Champs-Élysées. Luogo frequentatissimo da turisti e parigini, quindi, anche da tanti bambini. Troppo alto il rischio per la direzione del museo di urtare la sensibilità di qualcuno con quell’opera dalla natura sessuale così esplicita. Sotto accusa sono finite così sia l’installazione che il luogo dove essa sarebbe dovuta essere collocata, troppo vicina ad un parco giochi secondo il museo.

LE REAZIONI

La decisione del Louvre ha scatenato più di una reazione in Francia con notevoli discussioni su quale sia il limite dell’arte contemporanea e se sia giusto o no censurare un’opera d’arte. Il primo a reagire è stato Joep van Lieshout, il fondatore del collettivo artistico olandese che ha rilasciato una dichiarazione in cui manifestava tutto il suo disappunto: “È qualcosa che non dovrebbe succedere”, ha dichiarato l’artista, “Un museo dovrebbe essere un luogo aperto alla comunicazione e il suo compito, come quello stampa, è spiegare un lavoro, non censurarlo. L’opera in sé non è nemmeno molto esplicita. È una forma molto astratta. Non si vedono genitali, è innocente”. Le sue dichiarazioni hanno avuto una grande eco sulla stampa francese che in linea di massima si schiera a favore del collettivo e contro la decisione del Louvre. Anche perché questa scultura ibrida, a metà strada tra arte e architettura, è stata già costruita ed esposta nel 2015 a Bochum, in Germania, durante il festival musicale Ruhrtriennale. L’opera è rimasta sempre lì ed è tuttora visibile, senza che nessuno trovi niente di cui lamentarsi. Il collettivo ha all’attivo numerose collaborazioni internazionali e parteciperà anche alla mostra inaugurale del nuovissimo Centro Arti e Scienze di Mario Golinelli a Bologna.

IL CASO FRIEZE

Mentre in Francia si discute se esporre o no un’opera dalla chiara connotazione sessuale durante la FIAC, a Londra la fiera di Frieze rispolvera le opere di 9 artiste considerate negli anni Settanta e Ottanta troppo esplicite per essere esposte. Si tratta di lavori quasi del tutto inediti censurati nei decenni precedenti ed esposti all’interno di una sezione intitolata Sex Work: Feminist Art & Radical Politics e curata da Alison M. Gingeras. E mentre Londra dà un taglio decisamente erotico alla fiera, la FIAC invece censura.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.