Con Armleder e Bader apre la stagione del museo Madre di Napoli. L’intervista al direttore

Partenza col botto per la nuova stagione espositiva del Madre: tra rinnovamenti della collezione permanente e dell’archivio, la personale di Darren Bader, un’opera outdoor di John Armleder e una collaborazione nascente con Capodimonte. La videointervista con il direttore Andrea Viliani, mentre il suo mandato sia avvia alla scadenza.

MADRE - Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli - cortile interno - photo Amedeo Benestante
MADRE - Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli - cortile interno - photo Amedeo Benestante

Un museo sempre più vivo, connesso, strutturato. Destabilizzante anche, per certi versi, ma con lo scopo di costruire e ricostruire: in veste quasi totalmente rinnovata si è presentato il Madre di Napoli, con un triplice appuntamento inaugurale. Si parte con Per_formare una collezione: The Show Must Go ON, il format a cura di Andrea Viliani con il quale il museo ha voluto cambiare completamente i connotati della collezione permanente, anche grazie all’ingresso di opere di oltre 50 nuovi autori (tra i quali Maurizio Cattelan, Urs Fischer, Alberto Di Fabio, Katharina Sieverding, e un focus speciale su Alessandro Mendini a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio). Ma naturalmente si è lavorato anche sul riallestimento dei lavori già presenti, in un insieme complessivo e integrato che innesca inedite letture e sfida completamente il concetto stesso di collezione museale, trasformandolo in organismo vivo.

CACCIA AL TESORO CON DARREN BADER

In seconda istanza, il Museo ha presentato (@mined_oud), personale di Darren Bader a cura di Andrea Viliani con Silvia Salvati e Anna Cuomo, che continua e prolunga il mood performativo e dialogico delle sale del Museo di Donnaregina. L’artista trasforma infatti un dispositivo tradizionale di mostra personale in una serie di esche da scovare e completare con l’interazione del pubblico, disseminate tra le opere e persino tra le didascalie della collezione temporanea. In tal modo,  oltre le limitanti nozioni di arte relazionale, interattiva o format art, l’artista conduce una profonda riflessione su nozioni e valori di arte, opera, museo, sistema artistico e autorialità stessa, in una dimensione ludica ma profonda, congeniale più che mai alla natura viva della collezione .  Tanto viva che a Palazzo Donnaregina ci sta stretta, e ha bisogno di espandersi ulteriormente, creando nuove importanti connessioni (avevamo già raccontato ad esempio della collaborazione con Pompei) col prestigioso tessuto culturale nel quale il Madre, in fin dei conti recentemente nato, si trova a operare.
Ecco dunque al Museo di Capodimonte l’opera Split! dello storico artista John Armleder, parte integrante – seppur outdoor – di Per_formare una collezione: The Show Must Go ON, in profondo dialogo site specific col luogo e con l’attiguo Grande Cretto Nero di Alberto Burri, opera capostipite della collezione contemporanea di Capodimonte stesso.

Sylvain Bellenger
Sylvain Bellenger

BELLENGER E FORTE DIXIT

Del resto, per il direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger pensare all’arte contemporanea vuol dire pensare semplicemente all’arte”, e dietro le quinte, a nostra domanda sulla prosecuzione di questo neonato rapporto istituzionale, il presidente della Fondazione Donnaregina Pierpaolo Forte risponde che “questo è solo l’atto iniziale, ed è curioso vedere come evolverà. Sarà molto interessante”. Connessioni che del resto il Madre, per la realizzazione di questa nuova tappa di Per_formare, ha stretto anche con il Museo della Casa Rossa di Anacapri e il progetto collaborativo KAYA.
Infine ha inaugurato Per_formare una collezione: Per un archivio dell’arte in Campania, progetto che dal 2016 integra fluidamente agili pratiche d’archivio nel percorso della collezione contemporanea, e che in questo step a cura di Andrea Viliani si arricchisce del coinvolgimento di Afterall, Paolo Bini, Matilde De Feo, Raffaele Luongo, Moio e Sivelli, Annamaria Pugliese. Per un museo vivo e performativo, connesso e relazionale ma anche fortemente identitario e strutturato, che però stabilizzi la memoria, e non la pratica dell’identità, evitando dunque la trappola della cristallizzazione.
Il tutto, sotto una prassi dirigenziale flessibile e interdisciplinare, con attenzione ai giovani e alla ricerca, che per certi versi assimila il Madre più a un centro o fondazione polifunzionale per l’arte che a un museo, ma mantenendone l’autorità istituzionale, come riflettiamo con Andrea Viliani, direttore della Fondazione dal 2013, ormai quasi al termine del suo mandato, che si racconta ai nostri microfoni…

– Diana Gianquitto

Dati correlati
Spazio espositivoMADRE - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DONNAREGINA
IndirizzoVia Settembrini 79, 80139 - Napoli - Campania
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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]