Prime foto e riflessioni su documenta. L’osmosi Atene-Kassel funziona? No che non funziona

Un’ampia rassegna di foto nel primissimo giorno di apertura di documenta a Kassel. E qualche prima considerazione su come è impostata la tappa principale della mostra che ha iniziato la sua vita un mese fa ad Atene.

dOCUMENTA 14, Kassel, 2017
dOCUMENTA 14, Kassel, 2017

Tra riflessioni sociali, antropologiche, geografiche e politiche continua a Kassel, esattamente un mese dopo la prima tappa di Atene, questa strana edizione di documenta firmata dal curatore polacco Adam Szymczyk. Il dualismo rincorso nell’edizione ateniese tra la Grecia e la Germania si ripropone qui in quello che è tradizionale lo spazio centrale della rassegna, la piattaforma concettuale dalla quale si dipanano tutte le altre sedi di documenta: il Fridericianum.

LA DELUDENTE MOSTRA AL FRIDERICIANUM

In questo spazio il curatore ha deciso di trasportare parte della collezione dell’EMST, il museo d’arte contemporanea di Atene dove documenta ha avuto la sua area espositiva principale. Uno sdoppiamento, una trasfusione di opere, una sorta di osmosi espositiva che per vari motivi non funziona, a partire dall’enorme Partenone di libri (però plastificati, perché qui non siamo in Grecia e piove ogni giorno) che ingombra la piazza antistante.
L’operazione risulta pretenziosa e velleitaria. Cerca di essere salvifica nel suo tentativo di riscattare artisti ellenici di varie generazioni che non hanno avuto fortuna e carriera, ma rischia di cadere nel retorico se non addirittura nel paternalistico. Anche perché non è detto che portare al centro dell’Europa artisti che hanno fatto percorsi marginali giovi loro necessariamente, anzi. Può finire per metterli alla berlina.
dOCUMENTA 14, Kassel, 2017
dOCUMENTA 14, Kassel, 2017

UN PERCORSO ESPOSITIVO SCONTATO

Chiaramente al Fridericianum ci sono anche molte opere interessanti e centrate. Peccato che non siano quelle degli artisti greci cui il curatore cercava di offrire un risarcimento storico.

Sebbene in una giornata sia impossibile vedere tutti gli spazi espositivi di documenta, possiamo ben dire che la kermesse sembra orientarsi in maniera non del tutto convincente anche negli altri spazi. A colpire soprattutto, al di là del merito dei singoli lavori e del loro allestimento sovente discutibile, è la didascalicità dello statement: al Museo di Storia Naturale ci sono opere tutte con un sottofondo di tema naturale; al Documenta Halle ci sono più o meno tutti lavori attinenti all’Africa, agli artisti africani o afroamericani. E così via scontatamente. Proseguiremo la visita della grande mostra nei prossimi giorni e speriamo di venire smentiti nel nostro iniziale giudizio non del tutto positivo.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

3 COMMENTS

  1. Meravigliose scenografie che denotano un gusto particolarmente spiccato per il Bello, nella sua declinazione più empirica, ad uso di turisti e bontemponi in libera uscita domenicale.

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