La pittura inquieta di Maria Lassnig. A Firenze

Palazzo Pitti, Firenze – fino al 25 giugno 2017. Dalla ricerca sul colore “assoluto” alla percezione di sé, dai dipinti femministi agli autoritratti, un’ampia retrospettiva ripercorre l’opera di Maria Lassnig, una delle più grandi pittrici del secondo Novecento, Leone d’oro alla carriera a Venezia nel 2013.

Maria Lassnig, Mann sich entzweischneidend, 1986. Albertina, Vienna. The Essl Collection
Maria Lassnig, Mann sich entzweischneidend, 1986. Albertina, Vienna. The Essl Collection

Nelle sue tele sono chiari gli echi del passato. L’osservazione profondamente metabolizzata di Cubismo, Espressionismo, Surrealismo lascia tracce in opere originali, che non assomigliano a quelle di nessun altro artista e che si pongono come vette – a suo tempo non di rado incomprese – della pittura della seconda metà del Novecento. Maria Lassnig (Kappel am Krappfeld, 1919 – Vienna, 2014) è stata definita come un’artista “onesta fino alla soglia del dolore”, e la sua onestà sta senza dubbio alla base del rapporto mai pacificato con se stessa e con il proprio corpo: gran parte dei dipinti sono proposti da lei stessa come autoritratti, siano essi realisti o mascherati dietro a oggetti. È questo il nucleo tematico più importante che non è mai venuto meno nel corso di tutta la lunga produzione di Lassnig, nonostante altre sperimentazioni stilistiche siano state ricche e differenti l’una dall’altra: da una ricerca sulla percezione assoluta del colore a una fase informale, da una predilezione verso le superfici colorate al protagonismo degli animali, ancora dal linguaggio del corpo all’adesione a un femminismo che raggiunge il suo climax nella rappresentazione di una “Queen Kong” contrapposta al noto bestione “King”, icona di forza maschile sulla città.

Maria Lassnig, Traurige Trauben, 1982. Albertina, Vienna. The Essl Collection
Maria Lassnig, Traurige Trauben, 1982. Albertina, Vienna. The Essl Collection

PITTRICE PRIMA DI TUTTO

Visti in sequenza, i dipinti esposti a Palazzo Pitti – provenienti in gran parte dall’Albertina di Vienna, con un contributo significativo dalla Maria Lassnig Foundation – consentono di percepire la grande forza della pittura, del gesto di quest’artista che permea ogni sua pennellata. Capace di ritratti realistici intensi e struggenti (Uva triste, per esempio), ma spesso votata a forme meno definite, a linee dai colori sgargianti o dalle tonalità pastello che rendono sinteticamente il nucleo più intimo della forma del suo stesso corpo, Lassing credeva autenticamente nell’uso di matita e pennelli (“attrezzi primordiali”, li definiva), nonostante abbia partecipato a un’epoca che vide il boom della performance, degli happening. Affermò infatti che “dipingere significa sfruttare appieno le capacità visive, prima che l’umanità le perda a causa della fotografia: saper utilizzare gli occhi, percepire lo spostamento di un decimo di millimetro che fa di un volto un individuo o che modifica l’individualità stessa”.

Maria Lassnig, Ideenfischer, 2001. Albertina, Vienna. The Essl Collection
Maria Lassnig, Ideenfischer, 2001. Albertina, Vienna. The Essl Collection

UNA TERRA CHE TORMENTA

Maria Lassnig era austriaca. Come Egon Schiele, come Oskar Kokoschka, come Thomas Bernhard. Sembra che quella terra montuosa, incastrata in mezzo al continente europeo, abbia spesso dato i natali – pur senza generalizzare – a espressioni artistiche poco pacificate, a manifestazioni di intenso dolore interiore, siano queste legate a contesti storici drammatici o semplicemente una modalità intima e personale, come per Lassnig, di porsi nei confronti del mondo esterno.

Marta Santacatterina

Evento correlato
Nome eventoMaria Lassnig - Woman Power
Vernissage23/03/2017 su invito
Duratadal 23/03/2017 al 25/06/2017
AutoreMaria Lassnig
CuratoreWolfgang Drechsler
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAZZO PITTI
IndirizzoPiazza Dei Pitti - Firenze - Toscana
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.